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Bonobo, addio favola pacifista: il nuovo studio smonta il mito delle femmine migliori dei maschi

L’aggressività nei primati non dipende semplicemente dal sesso biologico, piuttosto dalla struttura sociale e dalle coalizioni di potere

Bonobo, addio favola pacifista: il nuovo studio smonta il mito delle femmine migliori dei maschi

Questo studio lo aspettavo da anni, perché una cosa mi era sempre sembrata strana, e perché nonostante sembri non c’entrare niente, c’entra molto con l’aggressività delle femministe di oggi, infatti si parla di scimmie, e qui già una femminista lancerebbe un appello per boicottarmi come fece Michela Murgia, ignorando che le grandi scimmie antropomorfe comprendono quattro generi, Pongo, Gorilla, Pan e Homo, e cinque specie principali: gorilla, orango, scimpanzé, bonobo, e uomo. Non è un ordine evolutivo (dove noi siamo i più “evoluti” come si intende sbagliando nel linguaggio popolare), state attente signore mie, siamo tutte e cinque specie di scimmie contemporanee. L’ordine a cui mi riferisco è quello della distanza dall’antenato in comune con l’uomo (5-8 milioni di anni per scimpanzé e bonobo, 8-10 per i gorilla, 12-14 per gli orango). Questa la premessa, ora veniamo allo studio e a qualche considerazione.

Uno studio comparativo pubblicato su Science Advances è stato condotto da un gruppo di etologi guidato da Martin Surbeck (Harvard University) e Zanna Clay (Durham University) in collaborazione con ricercatori della Utrecht University e dell’Università di Anversa, che da anni studiano il comportamento sociale dei grandi primati (tra cui, scusate l’insistenza, ci siamo anche noi, ma noi ci studiamo da soli, con scarsi risultati sociali). I ricercatori hanno analizzato sistematicamente il comportamento di 189 bonobo e scimpanzé appartenenti a diversi gruppi sociali in osservati in strutture zoologiche e programmi di ricerca sui primati, registrando migliaia di episodi di interazioni aggressive e conflitti sociali. L’obiettivo era verificare empiricamente una convinzione molto diffusa nella divulgazione: che i bonobo siano molto meno aggressivi degli scimpanzé. Era diventato quasi un cliché divulgativo usato appunto anche dalle femministe (quelle che conoscono un po’ di scienza, non tantissime), visto che la loro organizzazione sociale è, in un certo senso di dominazione di gruppi, sostanzialmente matriarcale, per cui comandano le femmine, ecco perché c’è meno aggressività! Col cazz... anzi senza.

L’analisi statistica, infatti, ha mostrato che il livello complessivo di aggressività nelle due specie è sostanzialmente comparabile, vale a dire che bonobo e scimpanzé non differiscono molto nella quantità di aggressione osservata all’interno dei gruppi. La differenza emerge invece nella struttura sociale dell’aggressività: negli scimpanzé viene esercitata soprattutto dai maschi, nei bonobo sono frequentemente le femmine a dirigere o avviare episodi aggressivi (menano i maschi di brutto).

Insomma negli scimpanzé (Pan troglodytes) le gerarchie sono fortemente maschio-centriche: i maschi formano coalizioni stabili, competono tra loro per il rango sociale e utilizzano l’aggressione per consolidare la propria posizione nel gruppo e l’accesso alle femmine. Nei bonobo (Pan paniscus) la struttura è diversa: le femmine adulte formano alleanze molto forti e spesso dominano i maschi, intervenendo anche con comportamenti aggressivi per mantenere il controllo sociale. L’aggressività, quindi, non scompare: segue semplicemente la distribuzione del potere nel gruppo.

Una ricerca che ridimensiona così una narrativa molto diffusa negli ultimi decenni, secondo cui i bonobo rappresenterebbero una sorta di società primatologica pacifica (e femminista, direi io) contrapposta alla violenza degli scimpanzé (brutti maschilisti, come noi). Resta il fatto che i bonobo sono molti promiscui sessualmente (a differenza, direi, delle femministe umane, che non ho mai capito con chi si accoppino), e che proprio questa intensa attività sessuale ha anche una funzione sociale: viene spesso usata per ridurre tensioni e conflitti a livello del gruppo (negli esseri umani succede tra le coppie, finché non scoppiano). D’altra parte non sarebbe neppure una novità per la storia umana: forme di sessualità più aperta o meno rigidamente controllata esistevano in molte culture del passato, comprese civiltà intellettualmente avanzatissime come l’Antica Grecia, con eminentissime figure che oggi definiremmo tranquillamente bisessuali, da Socrate a Alcibiade allo stesso Alessandro Magno e andando oltre anche Giulio Cesare, tanto caro al generale Vannacci (e anche lui odiato dalle femministe, vedete che cortocircuiti culturali?), citando Svetonio “marito di tutte le donne e moglie di tutti i mariti”.

Una differenza significativa tra le due specie rimane comunque nei conflitti tra gruppi: gli scimpanzé sono noti per condurre raid territoriali organizzati, che possono portare all’uccisione di individui rivali (se avessero le bombe attaccherebbero l’Iran o l’Ucraina, comunque). Nei bonobo questo tipo di violenza intergruppo è molto più raro. Per questo gli autori sottolineano che la distinzione tra le due specie riguarda soprattutto la forma e il contesto della violenza, non la presenza o assenza di aggressività.

Comunque sia il risultato complessivo dello studio è che l’aggressività nei primati non dipende semplicemente dal sesso biologico, piuttosto dalla struttura sociale e dalle coalizioni di potere: se concentrato nei maschi, prevale la violenza maschile, se concentrato nelle femmine, quella femminile. Io, per farvela breve, lo sapevo già, tuttavia come scrisse Pasolini all’inizio di un famoso editoriale sul Corriere della Sera: “lo so, ma non ho le prove” (editoriale sempre citato come autorevole e mai capito perché, se non hai le prove non puoi saperlo, anche se sei Pasolini e lo scrivi sul Corriere della Sera). Anche perché l’avevo vissuto sulla mia pelle di primate scrittore libertario: quando le femministe lanciarono il boicottaggio contro i miei libri e i miei articoli, facendo arrivare migliaia di lettere ai miei editori dove si chiedeva di non farmi pubblicare più, le pensavo come delle femmine di bonobo.

Solo che sono cascate male, nessuno le ha ascoltate, perché noi siamo più una società di scimpanzé. O quantomeno eravamo, per come stanno andando le cose in Occidente di questi tempi mi sembra che stiamo retrocedendo a macachi ubriachi.

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