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La sfida contro il Parkinson non è solo curare ma prevenire

Fondazione Pezzoli da 30 anni è attiva nella raccolta fondi per sostenere vari progetti. Pubblicati 300 lavori scientifici

La sfida contro il Parkinson non è solo curare ma prevenire
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Non deve essere solo una data simbolica, appesa al calendario, segnata in agenda, citata da Google. La Giornata Mondiale del Parkinson, che si celebra oggi, dev'essere di più: un momento per fare il punto e sensibilizzare l'opinione pubblica su una patologia che ancora lascia aperti dubbi e interrogativi su diagnosi e cure.

Dubbi e interrogativi che spingono la ricerca scientifica a procedere con determinazione verso il traguardo ambizioso di guarire, e non soltanto curare la malattia. A dimostrarlo, nuovi trattamenti, procedure diagnostiche più precoci, dati nel campo della biologia molecolare, della biochimica e della genetica, che stanno ampliando la comprensione delle cause e dei meccanismi alla base della patologia. La strada resta lunga e in salita, ma il lavoro condiviso tra ricercatori, medici, ospedali, enti privati e organizzazioni no profit, in Italia e all'estero, continua a produrre risultati concreti. In questo panorama si distingue la Fondazione Pezzoli per la Malattia di Parkinson-ETS, già Fondazione Grigioni, attiva dal 1993 e da sempre legata all'Associazione Italiana Parkinsoniani. È il primo ente privato senza fini di lucro nato in Italia con l'obiettivo di raccogliere fondi da destinare alla ricerca.

In oltre trent'anni di attività ha pubblicato più di trecento lavori scientifici e sostenuto progetti nazionali e internazionali di rilievo, grazie anche al contributo del 5x1000, che ogni anno coinvolge circa 25mila sostenitori. Risorse importanti, ma ancora scarse rispetto agli alti costi della ricerca e a un impegno pubblico che in Italia resta limitato. Ricerca che negli ultimi anni ha visto la Fondazione concentrare parte dell'attività sul possibile legame tra Parkinson e disfunzioni metaboliche, un cambio di prospettiva che potrebbe aprire nuovi scenari. "Il punto chiave è individuare i soggetti a rischio prima della comparsa dei sintomi. Questo è uno dei principali filoni di ricerca sostenuti dalla Fondazione: identificare biomarcatori diagnostici e prognostici e sviluppare strategie terapeutiche integrate in grado di agire sui meccanismi metabolici alla base della malattia" spiega Gianni Pezzoli, direttore emerito del Centro Parkinson e Parkinsonismi del Pini-CTO di Milano e presidente della Fondazione. In questo contesto si inserisce anche l'aumento dei casi e lo spostamento in avanti dell'età media di insorgenza.

"Viviamo più a lungo e aumentano sia i casi, sia l'età media alla diagnosi: non è solo una questione demografica, esistono fattori che possono anticipare o ritardare l'esordio. Le esposizioni ambientali, per esempio, risultano determinanti di un'insorgenza più precoce, rafforzando il ruolo della prevenzione primaria. Anche i fattori metabolici sembrano avere un peso: migliorare la salute metabolica potrebbe con-tribuire a ritardare la malattia" afferma Pezzoli. Sul fronte delle cure, la terapia di riferimento resta la levodopa, spesso associata a dopaminoagonisti e a inibitori della degradazione del farmaco. Sono anche disponibili terapie infusionali per le fasi avanzate, quando compaiono fluttuazioni motorie e movimenti involontari non più controllati dalla terapia standard.

"Quando i farmaci non sono più sufficienti, entrano in gioco altri approcci, come la stimolazione cerebrale profonda, oggi soluzione consolidata per pazienti selezionati nelle fasi avanzate. Attraverso elettrodi impiantati in specifiche aree cerebrali è possibile modulare i circuiti alterati e migliorare i sintomi". "Il Parkinson mostra sempre più sfaccettature, in cui fattori neurologici, metabolici, ambientali e genetici si intrecciano.

Comprendere queste connessioni potrebbe cambiare l'approccio. L'auspicio è riuscire a identificare i soggetti in una fase antecedente la malattia e rallentarne l'ingresso, agendo prima e in modo mirato sui meccanismi che la determinano" conclude Pezzoli.

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