Letteratura

"La sinistra torna agli anni Settanta per fare finta di essere ancora dura"

Lo storico Franco Cardini che militò nell'Msi: "Fu un'epoca violenta ma che viveva la politica fino in fondo. Ecco perché Elly Schlein parla, scrive e si veste come allora..."

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Franco Cardini, storico la cui passione per gli studi è sempre stata pari a quella per le battaglie politiche, conosce bene i fatti di Acca Larenzia e il clima di quegli anni.

Professore, cosa significò la morte di due ragazzi del Fronte della Gioventù quel 7 gennaio 1978?

«Significò molto, per tutti. Acca Larenzia era una sezione storica del Movimento sociale, che nel nome si ricollegava alla mitologia romana tanto amata dal fascismo. Fu un episodio che ebbe grande risonanza e dove si mischiarono violenza e ambiguità, fra regolamenti di conti e rivalità incrociate. In quegli anni, in quegli ambienti, non era mai chiaro il confine fra studenti di sinistra legati ai gruppi extraparlamentari e studenti missini che guardavano a organizzazioni neofasciste come Lotta di Popolo o Ordine nuovo, movimenti così di estrema destra da toccare l'estrema sinistra».

Erano tempi confusi in cui i più convinti neofascisti potevano tifare Che Guevara.

«Erano tempi complessi in cui la violenza poteva sfuggire dalle mani di chi la faceva».

In quegli anni, sembra dire il romanzo Dalla stessa parte mi troverai di Valentina Mira, la morte di un ragazzo di destra valeva meno di quella di ragazzo di sinistra.

«Io li ho vissuti così. Sono stato dirigente missino dal 1958, diciottenne, fino al '65, quando l'Msi iniziò ad andarmi stretto. E nella Firenze di allora un ragazzo di destra che fosse - come ero io - un bravo studente e che oltre a Céline sapeva citare anche Marx, era qualcosa che sconfessava il cliché che la sinistra aveva in testa. E cioè che la destra partorisse solo persone ignoranti e violente. Io ho imparato la tolleranza non dentro il mio partito, che non era tollerante, ma quando alle assemblee studentesche non mi veniva data la parola perché ero di destra. Sono state le ingiustizie che ho subito a insegnarmi a non farle agli altri. A me è nata da bene: non sono mai stato picchiato. Ma i miei amici che lo sono stati, hanno reagito con violenza alla violenza. Molotov chiamava motolov».

Abbiamo superato gli anni di piombo o ce li abbiamo ancora addosso?

«Quegli anni sono passati, ma ci sono cose che periodicamente ritornano. Come la kefiah o i vecchi eskimi, indumenti da guerriglia ritirati fuori dagli adolescenti che stanno riscoprendo la politica e le ideologie. Il romanzo che prende spunto dai fatti di Acca Larenzia forse fa parte di questo repêchage. E non mi meraviglia che i ragazzi, oggi, siano affascinati da quei modelli, che magari neppure conoscono davvero. Guardi Elly Schlein. Parla, scrive e si veste esattamente come una extraparlamentare di sinistra degli anni '70. Quelle cose non le ha vissute, e lei appartiene a tutt'altro mondo, ma un training di letture e di film l'ha portata a mitizzare quegli anni e quell'esperienza, un po' come le ragazze dei movimenti studenteschi degli anni '70 guardavano a figure come Rosa Luxemburg, con tutto quel corredo di nostalgia mitizzata di un tempo in cui si faceva politica fino in fondo, con tutto: cuore, anima e sangue. La generazione precedente alla Schlein voleva tornare al sacrificio della guerra partigiana, lei a un'altra età mitica, quella degli anni di piombo».

Anche Donatella Di Cesare ha mitizzato le Br e la rivoluzione di Barbara Balzerani.

«Io credo che la professoressa Di Cesare quando ha detto quella frase non si rivolgeva gli avversari di destra per provocarli, ma ai suoi compagni di sinistra per svegliarli. A chi ormai è sprofondato in un conformismo politico che rende uguali destra e sinistra, lei vuole dire: Io non sono una donna di questa sinistra soft, io sono una che condivide la battaglia della Balzerani. Dirsi di sinistra o destra non basta più».

Infatti Luciano Canfora che ha dato a Giorgia Meloni della nazista nell'animo.

«Quella è stata una scivolata lessicale. Canfora sa bene cosa fu davvero il nazismo, non può confonderlo con l'oggi. E poi, da ateo, nemmeno crede nell'anima.

Comunque è vero che oggi le parole forti servono a richiamare un tempo in cui la politica si faceva con contrapposizioni nette. Ciò non significa voler tornare alle violenze degli anni di piombo. Ma riacquistare una vera coscienza politica, a riscoprire il senso civico della coscienza politica».

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