"Grandi gambe penzolano dal portellone di un elicottero. Un ritmo pesante che martella, deve accadere ora. A cosa può servire un marine? Questa è una fottuta guerra a colpi di mitragliatrice". Si apre così Boots on the Ground, con la voce roca e graffiante inconfondibile di Tom Waits, mentre la musica porta la firma dei Massive Attack. Dopo anni di silenzio discografico, Robert "3D" Del Naja e Grant "Daddy G" Marshall tornano con nuova musica e, a poche ore dall'uscita del singolo, scatenano già una valanga di reazioni. Boots on the Ground segna il ritorno in musica di Tom Waits, recentemente apparso sul grande schermo nel film Father Mother Sister Brother di Jim Jarmusch. Per il cantautore statunitense, oggi 76enne, si tratta della prima pubblicazione musicale dopo Bad As Me del 2011 e vede anche la partecipazione vocale del figlio Casey Waits. L'ultimo lavoro dei Massive Attack era stato invece l'Ep Eutopia, nato durante il lockdown nel 2020, mentre il loro ultimo album in studio resta Heligoland, pubblicato nel 2010.
Il brano, che anticipa la prima attesa uscita di nuovo materiale del collettivo di Bristol, è una satira feroce contro la guerra e il militarismo, raccontata con immagini crude, volgari e volutamente scioccanti. La voce narrante adotta il punto di vista di un soldato (in particolare un marine) ridotto a ingranaggio sacrificabile di una macchina bellica.
Disponibile via Play It Again Sam, il vinile del singolo è accompagnato da una b-side firmata da Waits: un pezzo spoken word ironico e sardonicamente umoristico intitolato The Fly.
Un film di Boots on the Ground, creato dai Massive Attack in collaborazione con l'enigmatico artista fotografico statunitense Thefinaleye, è stato presentato in anteprima l'altro ieri sulle piattaforme digitali della band.
Il montaggio ritrae un momento cruciale per l'attuale società americana e arriva all'indomani delle più grandi proteste pubbliche nella storia degli Stati Uniti, incentrate sull'opposizione ai raid dell'Ice, alla militarizzazione delle forze interne e all'autoritarismo statale. La canzone mantiene le sonorità sensuali e distopiche dei Massive Attack mentre il testo critica apertamente il potere politico, l'ipocrisia istituzionale e la disumanizzazione dei militari e delle vittime civili.RS