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Soutzo e Morand, un amore che spiega il XX secolo...

Ricchi, belli, dotati di grande carisma e talento. Furono la coppia degli anni Venti. Poi evitarono l'epurazione

Soutzo e Morand, un amore che spiega il XX secolo...

Per capire un personaggio, e un'epoca, a volte è sufficiente un particolare. Nel dicembre del 1917 Hélène Soutzo dev'essere operata d'appendicite. Poiché la sua abitazione parigina è una suite all'hotel Ritz, decide di trasformarla in sala operatoria e affrontare lì l'intervento e la degenza. Una settimana dopo, un telegramma raggiunge il suo amante in carica ormai da un anno Paul Morand, a Roma, sua nuova sede diplomatica dopo Londra, dove i due si sono conosciuti e innamorati. "Intervento perfettamente riuscito e perfettamente sopportato". La firma è quella di Marcel Proust, che si è autonominato infermiere capo della bella Hélène.

All'epoca Hélène ha trentott'anni, è sposata da quattordici con il principe Dimitri Soutzo, nobiltà rumena che va a incrociarsi con il sangue greco di lei. Sono entrambi ricchi di famiglia e, giusto il tempo di mettere al mondo una figlia, lui si è già messo a cornificare in serie lei, come sembra essere costume dell'aristocrazia rumena dell'epoca, da Soutzo a Birbesco, a Ghyka, senza dimenticare Ferdinando I di Romania. Presto il loro matrimonio è più una convenzione che una convivenza: camere e vite separate, insomma.

Naturalmente, anche Hélène ha le sue storie. La più importante è con Nivolas Lehovary, rumeno anche lui, aristocratico anche lui, nonché antropologo e diplomatico di stanza a Londra.

Lehovary e Morand per forza di cose si conoscono: fanno lo stesso mestiere, frequentano gli stessi ambienti e del resto Morand a Londra conosce tutti quelli che contano e il suo mondo è quello lì, ambasciate e principesse, nobili e politici, mondanità, feste, club e frivolezze, anche se la Grande guerra è sempre più un carnaio.

All'inizio, Hélène cena, in compagnia, con il primo e va a pranzo, sempre in compagnia, con il secondo, e viceversa. Una sera, vanno all'Opéra tutti e tre insieme e al souper che chiude la serata.

Poi un giorno Morand invita lei, e solo lei, a un pranzo al Ritz, quello di Londra, va da sé. È un tête-à-tête, il primo, ed Hélène che fin ad allora lo ha giudicato divertente sì, ma un po' troppo affettato, lo trova interessante; Paul, che fino ad allora l'aveva vista più intelligente che bella, si accorge che sa essere affascinante. La sera dopo, al Berlkey, dove lei vive, Morand resta sino al mattino successivoÈ l'inizio di una storia che durerà per tutta la vita.

Quando i due si mettono insieme, Hélè Soutzo è una stella del firmamento mondano e Paul Morand poco più di un cero. Lei è ricca a milioni, lui ha uno stipendio da impiegato "Non ero né bello, né brillante, né ricco, né intelligente" ricorderà quest'ultimo, "e tuttavia gli altri trovavano in me dello charme. È un mistero inspiegabile". Ci vorrà ancora un anno prima che esordisca come scrittore

È insomma un rapporto o sbilanciato e che però nel giro di appena un quinquennio si pareggia: Morand è lo scrittore per eccellenza degli anni Venti, degli anni folli dell'Europa galante che vuole dimenticare gli orrori della guerra, Hélène è la sua ninfa egeria, la sua amante e la sua madrina, la sua ancora e il suo sprone. Perché Hélène legge molto, parla sette lingue, è a suo agio con Proust come von Cocteau e, per di più, scrive benissimo: "Oltre a una donna meravigliosamente vestita, siete anche un raro, stupefacente scrittore" le dice lui per lettera: "Parlate bene, ma scrivete meglio e, in verità, quando scrivete sembra che stiate parlando. Che belle conversazioni sono le vostre lettere". Non è un caso se negli anni a venire Hélène sarà il critico letterario da Paul più temuto. E non solo; sarà lei a leggerlo e a correggerlo in corso d'opera, a spronarlo e a consigliarlo: "Ora sei divenuto un grande cantante che rischia di affaticare la sua voce cantando troppo e troppe cose mediocri" lo ammonisce alla fine del decennio: "Hai bisogno di qualche vocalizzo". E ancora: "Lascia stare i cocainomani o riducili a metà e riduci anche le dissertazioni su Oriente-Occidente e le sue idee generali. Ce ne sono troppe. Fai sì che parlino i fatti, e non l'autore".

Gli anni Venti sono anche gli anni in cui Hélène finalmente divorzia, ma perché le nozze con Paul vengano celebrate, bisognerà aspettare ancora quattro anni, il 1927 per la precisione: lei sta per sfiorare la cinquantina, lui deve ancora arrivare ai quaranta e insomma l'orologio biologico è tutto a favore del secondo, di cui del resto sono note le storie sentimentali che lo vedono protagonista. Questo spiega probabilmente il perché ci voglia tutto quel tempo per arrivare al sì, anche se Morand mischia un po' le certezze: occorre aspettare l'autorizzazione ministeriale perché un diplomatico possa sposare una donna di nazionalità non francese; ci si potrebbe magari sposare in Siam, dove lui è stato mandato, oppure per procura; mi sono ammalato, dobbiamo rimandareLa verità la si può leggere in una confessione di qualche anno dopo: "Immagine dell'uomo: i tori entrano nell'arena decisi a fracassare tutto; a un certo punto viene introdotta una mandria di mucche con i campanelli; subito dimenticano il coraggio, il combattimento e le seguono docilmente rientrando nel recinto, come l'uomo rientra nel matrimonio".

Eppure, quell'amore resisterà per circa mezzo secolo, come racconta David Bonneau nel suo Hélène et Paul Morand, Un couple sulfureux (Plon, 347 pagine, 22 euro, una biografia che utilizza a fondo per la prima volta i diari e le lettere di Hélène conservati alla Bibliothèque nationale de France e che spiegano perfettamente quanto dietro lo scrittore Morand, il suo stile, i suoi temi, i suoi interessi, la sua stessa idea dell'Europa, ci fosse lei, la scrittrice Soutzo.

È insomma con un suo doppio che Paul, osserva Bonneau, si trova a condividere la vita, ed è questo amore per le parole a sostenerlo anche quando gli oceani i corpi si interpongono fra loro.È dunque la letteratura a unirli e se lei è orgogliosa del successo di lui, lui è consapevole di quanto quel successo le sia debitore.

Nata in Romania, Hélène aveva ereditato l'antisemitismo di matrice orientale, unito all'anti bolscevismo che aveva incendiato tutta l'Europa dell'est. Antitedesca ai tempi della Grande guerra, diverrà filotedesca. "Differenza fra il fascismo e li comunismo: i fascisti prendono gli orecchini delle donne, i comunisti prendono loro anche le orecchie" dirà nel 1935. Si illudeva. Di lì a poco gli uni e gli altri avrebbero preso tutto, corpi, anime e gioielli.

L'antisemitismo di Morand era di stampo puramente francese, risaliva a Dreyfus e all'Ottocento balzacchiano per cui dietro ogni grande fortuna c'erano grandi crimini. Se la Prima guerra mondiale aveva scosso le fondamenta dell'Europa e della sua civiltà, la Seconda la mandò definitivamente in pezzi e nel dopoguerra Morand si considerò il vedovo di un'Europa che non esisteva più.

A salvarlo dal collaborazionismo e dall'antisemitismo i cui sentori di zolfo rimandano al titolo del libro di Bonneau, dall'epurazione, dall'incomprensione verso una modernità che non gli piaceva più, fu l'arte, ovvero la sua grandezza di scrittore. E però, come scrisse sul finire della vita, "il mio più grande rimpianto è non aver mai lasciato in un libro un ritratto fedele dell'essere unico che fu Hélène. Mi è mancato il talento sufficiente".

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