Cultura

Quell'indiano è troppo finto...

Da noi non è conosciuto, ma in Germania e in tanti altri Paesi sì, moltissimo

Quell'indiano è troppo finto...

Da noi non è conosciuto, ma in Germania e in tanti altri Paesi sì, moltissimo. Si chiama Winnetou ed è un personaggio immaginario - ma secondo alcuni realmente esistito, o basato su un personaggio reale - creato dallo scrittore tedesco Karl May (1842-1912). Nella finzione è un capo della tribù indiana dei Mescalero-Apache, ed è protagonista di una fortunata serie di storie western per bambini. Ha avuto influenza nella creazione del personaggio di Lone Ranger e dato vita anche a diversi adattamenti nel cinema (negli anni Sessanta attorno al personaggio di Winnetou è stata realizzata una saga cinematografica di produzione franco-tedesca, iniziata nel 1962 col film Il tesoro del lago d'argento). Di più. Il mondo di Winnetou, con i suoi amati personaggi, nel tempo ha sviluppato giocattoli, soldatini, bambole, puzzle, album di figurine, francobolli, festival...

Bene. Rischia di essere tutto cancellato.

L'editore tedesco Ravensburger che pubblica la maggioranza dei libri di Winnetou, la cui prima apparizione letteraria è del 1878, ha deciso di ritirare due nuovi titoli della serie - che dovevano uscire in contemporanea all'arrivo in sala, ad agosto, del film The Young Chieftain Winnetou - dopo aver ricevuto pesanti accuse di razzismo e appropriazione culturale, «vendendo» ai lettori una versione glorificata e abbellita della vita degli indigeni del Nord America. Insomma: le avventure di Winneou orami sono da bandire perché non affrontano il tema del genocidio degli indigeni.

E come spesso succede in casi simili, l'accusato ha fatto subito mea culpa, per evitare guai peggiori. Così l'editore ha spiegato la scelta di ritirare i libri dal mercato (e si dice stia anche esaminando la possibilità di non pubblicare più i libri di Winneou in futuro): «In considerazione della realtà storica, dell'oppressione della popolazione indigena, qui viene disegnato un quadro romantico con molti luoghi comuni»; aggiungendo: «In questo contesto noi, come casa editrice, non vogliamo ripetere e diffondere banali cliché». Sprofondando così nel vero cliché, quello della cancel culture che vuole eliminare il passato per rendere più puro il presente.

E se l'Associazione dei nativi americani in Germania ha accolto favorevolmente la decisione dell'editore, da un'altra parte s'è alzato per fortuna anche un controcanto: il tabloid Bild ha affermato che la protesta è stata responsabile di «aver bruciato sul rogo l'eroe della nostra infanzia». -

I libri di Karl May, nati come romanzi a puntate su giornali e riviste, hanno venduto circa 200 milioni di copie in tutto il mondo e sono stati tradotti in 40 lingue. Mai ci sono state critiche. Niente da fare. Per la laica Inquisizione dei social i libri sono pieni di «stereotipi razziali», e tant'è. Molte librerie hanno smesso di ordinare libri da Ravensburger e si discute se anche il film debba essere ritirato (al momento è ancora nelle sale).

Avanti così: cancellare il male per non vederlo.

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