"Le donne in Italia non hanno potere. Bisogna cambiare"

Dal maschilismo dell’industria cinematografica italiana a “Esterno notte” di Bellocchio: la nostra intervista a Lidia Vitale

Lidia Vitale: "Le donne in Italia non hanno potere. Bisogna cambiare"

In prima linea per la rivoluzione femminile, nel cinema e non. Lidia Vitale non ha peli sulla lingua e non usa troppi giri di parole per denunciare il maschilismo dell’industria cinematografica italiana. Serve più potere alle donne, a suo avviso, e sarà necessario fare rete per raggiungere gli obiettivi di parità di genere. Ma la strada da fare è tanta, questo è chiaro.

Presto in sala con “Ti mangio il cuore” di Pippo Mezzapesa e “Il primo giorno della mia vita” di Paolo Genovese, Lidia Vitale è nel cast dell’attesa serie “Esterno notte” di Marco Bellocchio. Presentata al Festival di Cannes nella sezione Première, l’opera arriverà come film nelle sale in due parti, la prima dal 18 maggio, la seconda dal 9 giugno 2022 e sarà trasmessa nell’originale formato seriale in autunno su Rai 1.

In "Esterno notte" lei interpreta il ruolo della moglie del capo della scorta di Moro...

“La cosa interessante è che Bellocchio ha fatto i provini per tutti i ruoli. Sul set c’erano attori con cui ho lavorato per tutta la vita. Durante il funerale della scorta mi guardavo intorno e dicevo: ‘Quello è stato mio marito’, ‘Con quello ho fatto sesso’, ‘Quello invece l’ho ammazzato’. È stato bellissimo. Per me era una grande occasione per incontrare Marco Bellocchio, perché avevo fallito clamorosamente il provino per ‘Vincere’. Ero stata una delle prime attrici che aveva voluto vedere. Ho avuto un attacco di panico…”

Come mai un attacco di panico?

“A volte intervengono tantissimi fattori. Il provino è una cosa molto particolare per l’attore. Orson Welles diceva che ci sono gli attori bravi al provino e gli attori bravi sul set. Io sicuramente appartengo alla seconda categoria. Soprattutto nelle cose a cui tieni di più, è come quando sei innamorato: fai delle figure di merda. Purtroppo sono cose che succedono, è stato bello però ritrovare Marco per questo progetto”.

Dopo aver diretto “Buongiorno, notte”, Marco Bellocchio è tornato a rivisitare il tema: cosa ha aggiunto?

“Io non l’ho visto ‘Esterno notte’ (ride, ndr). Sarà una sorpresa per me. Racconterà tutto ciò che accade attorno al sequestro Moro, ma il resto lo scoprirò presto anche io”.

Che esperienza è stata essere diretta da un maestro di cinema come lui?

“È stato molto interessante. Io interpreto la moglie del capo della scorta e la sera prima di girare le sequenze del funerale sono andata a letto piangendo, in lutto. Sono arrivata sul set che stavo da schifo (ride, ndr). Non volevo neanche il trucco. Poi ho incontrato Bellocchio e mi ha detto: ‘Mi raccomando, tieni tutto dentro, molto dentro’. E questo mi ha salvato, lì vedi la grandezza di un maestro. Con gli anni è diventato più leggero, più giocoso, è stata una bella sorpresa”.

Che accoglienza si aspetta al Festival di Cannes?

“Io penso che Bellocchio si riconfermerà un maestro. Lui ha la capacità di tenere appiccicati allo schermo. Come successo l’anno scorso per il documentario ‘Marx può aspettare’, un’opera straordinaria”.

Ha detto di voler interpretare personaggi che svelino il suo lato femminile…

“Io sto dando un’attenzione al femminile di alcuni personaggi, anche a quelli più duri e che hanno meno spazio per dimostrarlo. Secondo me c’è proprio bisogno di esplorare questi personaggi femminili. La nostra cinematografia non è così forte da questo punto di vista. Sicuramente mi piacerebbe fare un film dove si possa esplorare una femminilità senza veli, tipo ‘Elle’ di Paul Verhoeven con Isabelle Huppert. Dovremmo tornare a Monicelli, che leggeva le donne senza giudizio”.

C’è del maschilismo nell’industria cinematografica, dunque?

“Io credo che le donne in Italia non abbiano preso il potere. Spesso siamo talmente abusate che nemmeno ce ne accorgiamo. Noi guardiamo al #MeToo con leggerezza, ma loro ci hanno messo cinquant’anni a tirare fuori la voce e a creare una rete. Noi siamo ancora abituate alla separazione, a proteggere quel maschile che ci divide, anziché metterci insieme e combattere unite. Qualche tempo fa ci sono state delle polemiche per il videoclip di Elodie, con lei ho lavorato nel nuovo film di Mezzapesa: tante critiche, soprattutto dalle donne, per l’eccessiva sensualità. Io per sostenerla ho fatto un video sotto la doccia con la sua musica, senza che si vedesse niente ovviamente: e naturalmente alcune donne mi hanno criticato. Ma io sono un’attrice seria perché sono libera, devo essere libera di esprimermi ogni giorno di più. Pensiamo al caso di Asia Argento: io e lei non siamo amiche, non ci conosciamo, ma andava difesa a spada tratta, non giudicata. Sono le stesse donne ad appoggiare il sistema maschilista, senza capire che se ci uniamo siamo una potenza incredibile”.

Che rapporto ha con la sensualità?

“Io la sto riscoprendo adesso, fa parte del mio processo di riscoperta. Io ho 50 anni e mi prendo cura del mio femminile. Ho vinto la battaglia con la cellulite perché ho imparato a volermi più bene. Non c’è un’età per fare tutto questo. Anche perché le mie coetanee negli altri Paesi sono dei grandi pezzi di figliola (ride, ndr)”.

Ha qualche rimpianto?

“Ci ho messo trent’anni a rinunciare ai sorrisi di consenso, per paura di perdere qualcosa. A volte ho il rimpianto di averlo operato anche io”.

Recentemente si è lamentata della scarsa meritocrazia in Italia, è cambiato qualcosa?

“Non è cambiato nulla. Evito le lamentale, ma a cinquant’anni io mi ritrovo con una carriera più che dignitosa alle spalle e mi rendo conto che ci sono attrici che fanno i provini e attrici che non li fanno. La percezione che ho è che se io non do tutto il mio meglio, non vengo scelta. Al contrario di quanto avviene per altre attrici. L’Italia è un Paese non meritocratico. Questo, insieme al machismo e al modo di vedere la donna, fa parte del nostro DNA. Io sto dedicando la mia carriera a combattere tutto questo. Mi chiedo che futuro lascio alle prossime generazioni, sento veramente il bisogno di prendere voce”.

Sua figlia Blu Yoshimi ha deciso di intraprendere la carriera da attrice, che consigli le dà?

“Io spero che se ne vada dall’Italia. Devono cambiare i canoni femminili in questo Paese: essere un’attrice non significa fare la modella a tutti i costi. In Italia abbiamo delle attrici meravigliose che non hanno avuto opportunità a causa del physique du rôle non giusto. In altre realtà le donne combattono unite, qui no. Qui Vanessa Scalera è stata la prima attrice un po’ ‘diversa’ nel panorama della fiction italiana: io l’ho chiamata per ringraziarla”.

Che rapporto ha con la fede?

“Io sono buddista da 32 anni. La fede è la base della mia vita, ovviamente intesa in senso molto più orientalistico. Sono profondamente legata a quello che la mia religione chiama la ‘rivoluzione umana’. L’unica rivoluzione possibile è quella umana. Per me il ritualismo ha fallito su tutta la linea, per me si tratta di ginnastica dello spirito”.

Quali sono i suoi progetti futuri?

“Speriamo che arrivino presto. Durante la pandemia ho scritto un film, ‘AMA’, con protagoniste io e mia figlia. È una storia che mi riguarda molto da vicino, sull’abuso. Ho già vinto il MIC per lo sviluppo della sceneggiatura, stiamo chiedendo ora lo sviluppo per la produzione. Nel frattempo sto cercando di creare delle sinergie, perché non mi sono mica trattenuta: ho scritto un film che costa 5 milioni di euro (ride, ndr). Ma anche qui: perché una donna deve avere un panetto di burro, due uova e un etto di farina, mentre un uomo 100 panetti di burro, 100 uova e 10 chili di farina?”.

Infatti la questione delle quote nei festival non ha molto senso. Servirebbe parità di trattamento dal punto di vista produttivo…

“E infatti è incredibile dover mettere nero su bianco tutto questo. Questo fa capire che il problema è molto grave. Abbiamo ancora bisogno di scrivere che ci deve essere la parità. Questa è follia. Io ho una troupe con tutti i capi-reparto donne, con l’assistente uomo. C’è la parità, ma al contrario (ride, ndr)”.

Anche perché le registe donne non hanno nulla da invidiare agli uomini. Il problema è che ci sono registi che al secondo film possono disporre di milioni e milioni di euro – con risultati terribili – mentre le registe donne hanno spesso difficoltà a portare a termine il film…

“Questa è follia. Io come attrice prendo ancora meno degli uomini. Io devo combattere per ottenere delle cose ovvie. Non bisogna mollare, dobbiamo fare rete: bisogna portare fuori il potere rosa”.

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