Giovanni Arpino, randagio è lo scrittore

Prosegue la ripubblicazione dell'opera di Giovanni Arpino

Giovanni Arpino, randagio è lo scrittore

Prosegue la ripubblicazione dell'opera di Giovanni Arpino. Randagio è l'eroe (minimum fax, pagg. 152, euro 13; postfazione di Remo Rapino) non è una delle sue opere maggiormente ricordate, per quanto all'uscita avesse suscitato un certo interesse soprattutto fra i critici, arrivando alla finale del premio Campiello. La città è Milano. Il protagonista è Giuan, un uomo che sbarca il lunario dipingendo piccole riproduzioni del Cenacolo di Leonardo e nelle notti d'agosto, insieme con la moglie Olona, va in giro per la città a correggere le violente scritte politiche sui muri, trasformandole in messaggi cristiani. Hanno un amico, Frank, un vecchio tipografo che vive ai margini della società, circondato da una dozzina di cani. Giuan è randagio non perché non abbia una casa, ma perché le sue speranze scricchiolano. Più che speranze, illusioni; più che illusioni, utopie.

Il libro uscì sullo spartiacque di due momenti storici e sociali ben precisi: il ribellismo degli anni Sessanta cedeva terreno al terrorismo. Ben poco spazio restava per gli eroi e i sognatori. Eppure, dice Giuan nelle prime righe: «Non possiamo entrare e uscire dal mondo in questo modo. Lasciando nessun segno. Come milioni di altri poveretti. E siamo già vecchi». E poco più avanti cita le Scritture: «Vino nuovo in otri nuovi è da mettere». I rimandi al mondo naturale sono numerosissimi. Come se, di fronte alla manifesta impossibilità di cambiare una società avviata all'alienazione, non restasse che trovare rifugio in forze primordiali, sovrannaturali. È anche questa la piega che il libro prende nella parte finale.

Il dettato evangelico, una linea guida nella condotta dei tre, è il filo rosso che lega le loro azioni. Frank è il più amaro. Dell'amico dice che avrebbe potuto diventare «lo Zorro dello spirito santo», se solo si fosse spinto più in là e che comunque un posto nel regno dei cieli non gli sarà negato. L'eroe impiegherebbe ben poco a trasformarsi in antieroe. In compenso, in un fumetto, potrebbe fare il supereroe. Ma qui siamo in un romanzo apparentemente realista (in realtà di genere fantastico), dove i personaggi parlano una lingua dialettale e scarna.

Tutta la scrittura di Arpino qui sembra tendere all'essenziale, anche se poi in larga misura suona enfatica, come a voler sottolineare un'atmosfera di grandioso misticismo in cui i protagonisti risiedono. Una massima ricorre, riaffiorata quasi identica oltre due decenni più tardi in un romanzo di enorme successo commerciale: Va' dove va il tuo cuore. Ma il libro di Susanna Tamaro non c'entra nulla con questo. Difficile pensare che lei l'abbia preso a riferimento.

Giovanni Arpino non è un autore che sia rimasto sotto i riflettori. Piemontese pur essendo nato altrove (a Pola nel 1927), figlio di un capitano dell'esercito, e nipote da parte di madre di un pasticcere di Bra, a 23 anni scrive di getto un romanzo, che lui stesso definirà «anarchico e picaresco»: Sei stato felice, Giovanni, pubblicato da Italo Calvino nella collana dei «Gettoni» Einaudi. Di lì in poi si sviluppa la sua attività di scrittore e poeta, un po' dentro e un po' fuori dalle case editrici e dai giornali. La notorietà arriva nel 1959 con il romanzo La suora giovane, dove si descrive la relazione fra un grigio impiegato torinese e una novizia venuta dalla campagna. In questo caso, come in diversi altri, il soggetto dà origine a un film. Lo stesso era accaduto con Un delitto d'onore, da cui era stato tratto Divorzio all'italiana. E Il buio e il miele (1969) darà vita a due celebri film..

Uno dei temi ricorrenti di Arpino è il passaggio della società italiana da agricola a industriale, con tutto quel che ne consegue in termine di sovvertimento dei valori morali. Di qui l'accostamento a un altro grande cantore degli «irregolari» e della fatica del vivere fuori dagli schemi sociali imposti dalla modernità: il Luciano Bianciardi de La vita agra. Con una differenza: l'estrazione di Bianciardi è proletaria, quella di Arpino borghese.

A rimettere opportunamente in luce la sua figura è ora la casa editrice minimum fax che con lui ha inaugurato la presenza degli italiani nella collana «Classics». Oltre al romanzo d'esordio, propone Domingo il favoloso (del 1975) e la raccolta inedita Lettere scontrose. L'autore piemontese interveniva spesso, con articoli e rubriche taglienti, sui principali giornali. Compreso questo che state leggendo.

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