L'anima di Rimbaud cammina ancora tra noi (perché in realtà non si è mai fermata)

Una nuova traduzione di "Una stagione all'inferno" curata da Carmelo Pistillo

Cos'è il Paradiso, se si nutrono ambizione letterarie? Forse giungere a Parigi a sedici anni su invito accorato del più noto poeta in circolazione, Verlaine, avendo in tasca come biglietto da visita Il battello ebbro. La stagione all'inferno che ne deriverà, invece, la disegnano i vagabondaggi in Francia e in Belgio, sempre assieme a Verlaine.

Arthur Rimbaud (Charleville, 1854 - Marsiglia, 1891) e Verlaine vissero alcuni mesi, dal maggio al luglio 1873, anche in Inghilterra, dove fino a dieci anni prima l'omosessualità era punita con la condanna a morte e dove ancora alla fine del secolo era possibile distruggere, con l'ignominia di un processo e del carcere duro, la vita di una figura popolare come Oscar Wilde. Quando giunse la catastrofe Verlaine uscì da un'armeria di Bruxelles con una pistola in tasca, rientrò nella stanza d'albergo dove lo attendeva l'amico e dopo una breve discussione lo prese a revolverate Rimbaud convalescente tornò nelle Ardenne. Approfittò di una casa posseduta dalla madre a Roche, poco distante da Charleville, per fare il punto della situazione.

Unico testo pubblicato in vita da Rimbaud, Una stagione all'inferno è molte cose assieme: una cronaca deformata della vicenda con Verlaine e la prima opera compiutamente avanguardistica della letteratura europea, ma anche un addio alla poesia seguito dall'annuncio di voler abbandonare quell'Europa dai vecchi parapetti cui aveva alluso nel Bateau. Progetto che Rimbaud realizzerà senza pentimenti negli anni successivi e che condurrà alla metamorfosi da poeta a mercante d'armi in Africa per il negus Menelik. La nuova, penetrante traduzione di Carmelo Pistillo (Arthur Rimbaud, Una stagione all'inferno, La vita felice, pagg. 218, euro 18; testo francese a fronte) è utile anche a chi padroneggia il francese ed è impreziosita da un'ampia, colta introduzione al testo; da un album fotografico; e da un'antologia di ben 64 poeti e scrittori vecchi e nuovi alle prese con la Stagione all'inferno, antologia letta la quale si comprende appieno quale stupefacente arcobaleno di interpretazioni sia capace di proiettare il prisma di Rimbaud. Fra gli antologizzati c'è anche Moravia. Pistillo lo incontrò per caso in una libreria di Sabaudia quando lui era militare di leva e l'autore degli Indifferenti l'immagine personificata del romanziere. «Fra i due, tre libri acquistati sotto il suo sguardo severo, trovò spazio il mio primo libretto dell'impervio Rimbaud, che solo più tardi scoprii essere il poeta che Moravia più amava».

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