Il mistero del frate che già nel '300 conosceva l'America

Trovata la citazione, 150 anni prima di Colombo, di una terra situata oltre l'Oceano. Molti popoli toccarono quelle coste: vichinghi, cinesi, fenici, romani...

Il mistero del frate che già nel '300 conosceva l'America

La storia dell'America prima dell'America è molto lunga.

Dal punto di vista della storiografia, dell'insegnamento scolastico e del pensiero comune, il continente americano entra nell'orbita delle conoscenze degli europei con la spedizione di Cristoforo Colombo del 1492. E se anche altri viaggiatori toccarono quelle terre prima dell'impresa del grande navigatore (le origini genovesi del quale sono anch'esse oggetto di discussione da secoli) nulla cambiò per l'uomo. È solo con l'impresa conclusasi nell'ottobre del 1492 sull'isola poi battezzata di San Salvador che la storia ebbe uno scarto. Se anche altri incrociarono quel mondo sconosciuto, lo fecero senza conseguenze. Con Colombo, invece, inizia la colonizzazione europea delle Americhe. Ed è ciò che conta.

Però è indubbio che il viaggio - molto oleografico - delle tre caravelle abbia misteriosi antecedenti molto affascinanti. Che oggi si arricchiscono di una nuova scoperta. Un progetto scientifico attivo da alcuni anni all'interno del Dipartimento di Studi letterari, filologici e linguistici dell'Università Statale di Milano, coordinato dal professore Paolo Chiesa, ha portato infatti alla luce la clamorosa menzione di una terra situata al di là dell'Oceano Atlantico che precede di centocinquant'anni il viaggio di Colombo. La citazione si trova nella Cronica universalis del frate domenicano Galvano Fiamma (1283-1344), cappellano di Giovanni Visconti e cronachista milanese. Si tratta di un manoscritto risalente al 1340, rimasto fino a oggi inedito, ma che gli straordinari risultati della ricerca porteranno presto alla pubblicazione. Qui si trova il clamoroso riferimento a una terra di nome Marckalada, forse da identificare con la «Markland» delle saghe norrene. Ecco la traduzione del passaggio di Galvano, curata da Giulia Greco, dell'Università di Trento: «I marinai che percorrono i mari della Danimarca e della Norvegia dicono che oltre la Norvegia, verso settentrione, si trova l'Islanda. Più oltre c'è un isola detta Grolandia...; e ancora oltre, verso occidente, c'è una terra chiamata Marckalada. Gli abitanti del posto sono dei giganti: lì si trovano edifici di pietre così grosse che nessun uomo sarebbe in grado di metterle in posa, se non grandissimi giganti. Lì crescono alberi verdi e vivono moltissimi animali e uccelli. Però non c'è mai stato nessun marinaio che sia riuscito a sapere con certezza notizie su questa terra e sulle sue caratteristiche». Probabilmente - è l'ipotesi del gruppo di studio dell'Università Statale di Milano - la notizia di quel luogo sconosciuto giunse a Galvano Fiamma dalla città di Genova, dove il frate aveva contatti, e che i marinai di cui si parla siano navigatori genovesi che commerciavano con le regioni del nord.

Ed eccoci alle mille teorie, che di tanto in tanto vengono rilanciate, sull'America prima di Colombo. È indubbio, innanzitutto, che alcuni popoli si erano imbattuti, ben prima di lui, in coste sconosciute a occidente del continente europeo. I vichinghi certamente giunsero in Groenlandia e a Terranova (nell'attuale Canada), che chiamavano Vinland, «terra del vino», attorno all'anno Mille, come testimoniano alcune tombe vichinghe scoperte nel 1961 a L'Anse aux Meadows. È documentato invece che i portoghesi occuparono le Azzorre, nell'Atlantico. Mentre alcuni colonizzatori islandesi giunseri in Groenlandia forse addirittura nel II secolo. E da anni circola l'ipotesi, formulata dal comandante della Royal Navy Gavin Menzies, che fra il 1421 e il 1434 - quando la Cina vantava l'ingegneria navale più avanzata del pianeta - una grande flotta di giunche al comando dell'ammiraglio Zheng He navigò attraverso aree del mondo ancora sconosciuto lungo il Pacifico, toccando le coste orientali degli odierni Stati Uniti... Nessun popolo però di fatto colonizzò su larga scala le terre scoperte, abbandonandole nel corso del tempo, o perché troppo lontane o perché inospitali.

Non solo. Secondo una tesi molto affascinante, portata avanti da anni con diversi studi dal giornalista Ruggero Marino, la scoperta dell'America da parte di Colombo sarebbe da anticipare di qualche anno: il navigatore avrebbe toccato le coste del Nuovo Mondo già nel 1485, in un viaggio tenuto segreto voluto da papa Innocenzo VIII (morto il 25 luglio 1492, alcuni giorni prima della partenza delle caravelle da Palos de la Frontera, il 3 agosto, ma sulla cui tomba è riportata la frase «Durante il suo regno la scoperta di un Nuovo Mondo»). Forse l'Ammiraglio del Mare Oceano Cristoforo Colombo possedeva un codice o una mappa della biblioteca vaticana con conoscenze geografiche rivoluzionarie... E qui entra in scena la celebre mappa del navigatore turco Piri Reìs, realizzata nei primi decenni del XVI secolo, su cui è annotato che la zona delle Antille era stata scoperta nell'anno del calendario islamico 896, corrispondente al 1490-91 dell'era cristiana, da parte di «un infedele di Genova di nome Colombo».

Di Colombo si è detto che fosse addirittura figlio illegittimo dello stesso Innocenzo VIII. Che fosse un frate laico francescano, o un israelita che cercava nelle Indie una patria per gli ebrei iberici minacciati di espulsione (lo sostenne Simon Wiesenthal, il «cacciatore di nazisti»). Che fosse un templare e sfruttò le segrete conoscenze scientifiche e astronomiche del potente ordine religioso. Che per giungere in America usò una mappa rubata dal fratello Bartolomeo in Portogallo dall'Archivio segreto del regno (ipotesi molto probabile).

Senza contare le antiche civiltà mediterranee. Alcuni storici e archeologi non escludono, sulla base di alcune stele ritrovate sul suolo brasiliano, che durante il VI secolo a.C. i fenici avrebbero potuto arrivare in America attraversando l'Atlantico. Così come ne sarebbero stati capaci i romani, i quali possedevano ottime conoscenze in campo nautico ed erano grandi navigatori e commercianti. Tanto che - ipotizzano alcuni studiosi - in età imperiale alcune galere romane raggiunsero anche l'America, che i geografi del tempo ritenevano essere la «terza India», equivoco che rimarrà anche dopo la scoperta di Colombo.

Insomma, in molti, ben prima di Colombo, sapevano bene cosa ci fosse al di là delle colonne d'Ercole.

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