Reflection, la violenza della guerra e la speranza dopo le atrocità

È arrivato nelle sale italiane l'ultimo film del regista ucraino Valentyn Vasjanovyc, ambientato durante la guerra del 2014 nel Donbass

Reflection, la violenza della guerra e la speranza dopo le atrocità

L’orrore della guerra, la violenza, il dolore, la ricerca della luce in fondo al tunnel. L’invasione russa in Ucraina sta provocando migliaia di morti, tanti civili innocenti sono caduti sotto i bombardamenti delle truppe di Vladimir Putin. Una tragedia immane, ma la disputa non è scoppiata lo scorso 24 febbraio: il conflitto diplomatico-militare tra Russia ed Ucraina per il controllo della Crimea e del Donbass va avanti dal febbraio del 2014, anche se se n’è parlato poco o nulla.

Il 17 marzo è arrivato nelle sale italiane uno dei film più belli della stagione cinematografica, in grado di raccontare senza filtri l’orrore della guerra: parliamo di "Reflection", diretto da Valentyn Vasjanovyc. Presentato in concorso alla 78. Mostra di Venezia, il lungometraggio del regista ucraino racconta la violenza disumana ma anche la necessità di guardare oltre, di tornare a vivere, di provare a dare un senso all’esistenza.

In "Reflection", il chirurgo ucraino Serhiy (Roman Lutskiy) viene catturato dalle forze militari russe durante la guerra del 2014 nel Donbass, nell’Ucraina orientale. Mentre è prigioniero assiste a spaventose scene di umiliazione, violenza e indifferenza verso la vita umana. Dopo il rilascio, tenta con fatica di tornare alla quotidianità dedicandosi a ricostruire i rapporti con la figlia e l’ex moglie. L'uomo in un atto di rinascita cercherà di ritrovare l'umanità persa e il suo ruolo di genitore.

Tanti film hanno raccontato la guerra come un inferno, ma pochi come "Reflection" ci sono riusciti con una tale potenza. Vasjanovyc mostra allo spettatore la violenza in modo nitido, limpido, ma senza correre il rischio di estetizzarla. Alcune sequenze sono difficili da digerire, soprattutto per il pubblico più sensibile, ma una cosa è certa: le immagini che ci arrivano oggi dall’Ucraina sono ancora più atroci, perché sappiamo che si tratta di vita vera e non di finzione cinematografica. La brutalità e la ferocia non viene sostenuta dal commento sonoro – fatto di urla e di agonia – portando sul grande schermo delle immagini brutali ma evocative, che ci riportano a La deposizione di Caravaggio.

Ma la crudeltà non è il punto in "Reflection", c’è molto di più. C’è una storia più profonda e sfumata, elaborata su tradimento e redenzione, tra misericordia e sopravvivenza. Vasjanovyc riflette sul rapporto tra la normalità del quotidiano e l’orrore nella società contemporanea, come testimoniato dalle differenze tra la normale e pacata vita borghese e le violenze inaudite al fronte, a pochi chilometri di distanza. E c’è soprattutto il tema del legame umano e del rapporto d’amore tra un padre e una figlia. La speme, dopo tante atrocità.

"Reflection" ha molto in comune con "Atlantis", film precedente del regista ucraino, premiato a Orizzonti 2019. Entrambi ambientati durante il conflitto del Donbass, le due opere vantano una complessa ma straordinaria armonia, grazie alla capacità di creare una potente visione panoramica della guerra. Uno sguardo pieno di immagini devastanti di orrore, ma anche di grazia, bellezza e amore.

Il cinema di Vasjanovyc non è per tutti, sia da un punto di vista narrativo, che da un punto di vista visivo. Alcune sequenze sono estenuanti, insostenibili, dure da digerire.

Camera fissa e frontale, sguardo impassibile, rumori e suoni potenti. Ma parliamo di un autore con una voce ben definita, riconoscibile, probabilmente il migliore del suo Paese. Un plauso a Wanted Cinema per la scelta coraggiosa di distribuire un’opera così audace.

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