Con una risata Pallavicini seppellirà gli intollerabili

Lo scienziato analizza e "elimina" (con ironia) le categorie umane più "corrette" e fastidiose

Con una risata Pallavicini seppellirà gli intollerabili

Tra invocazioni alla Cancel Culture, lagne di ogni tipo sempre politicamente corrette, romanzini stregabili rigorosamente edificanti, sentimentali, introspettivi quando dentro non c'è niente, a essere ormai bandita dalla letteratura è la scorrettezza, magari coniugata con l'ironia. Per questo oggi in libreria c'è un libro salvifico, e non poteva scriverlo altri che uno dei nostri scrittori più eleganti, raffinati, non intruppato in nessun salottino che conta, e che è pure uno scienziato: Piersandro Pallavicini. Titolo L'arte del buon uccidere, editore Mondadori (pagg. 180, euro 17), ogni capitolo un racconto esilarante su come far fuori fisicamente certe categorie di persone.

L'autore premette: «Almeno ci venga risparmiato di dover tollerare gli intollerabili», e precisa anche di non essere preso sul serio, passando dalla teoria alla pratica, ma «di leggere un libro umoristico come questo e di sfogare il nervosismo con una sana risata». Tanto non basterà dal mettersi al riparo dalle murge, dalle valerio, dalle varie lobby della narrativa civile, da chi non ha più il senso dell'ironia ma molto quello dell'impegno civile e della carriera puntando al solito premietto letterario.

In realtà non c'è libro più civile di questo. Non solo perché fa ridere dalla prima all'ultima pagina, quanto per i ritratti di categorie detestabili con cui abbiamo a che fare tutti i giorni, cesellati con scientificità e somma arte della lingua: d'altra parte Pallavicini, si sa, è l'anello di congiunzione tra Alberto Arbasino e Primo Levi.

Qui ci sono maschi da prendere di mira, ma anche molte femmine, delle quali non si può parlare se non bene, altrimenti sei un sessista, un maschilista, un patriarcale, ecc. C'è la militante di LC (Lotta Continua, ma per l'autore è Lamento Continuo), a cui non va mai bene, la quale «ha un lavoro impiegatizio, veste in modo dimesso (sandali, pantaloni dall'orlo sfilacciato, golfini sferruzzati) e ora come negli anni '70 ha sempre, solo, un unico interesse: il lamento. Un tempo riguardo borghesi, imperialismo americano, Kossiga. Oggi, semplicemente, riguardo a tutto: il proprio stipendio, l'andamento imprevedibile delle stagioni, un sorpasso azzardato subìto in tangenziale, il nuovo sistema operativo Microsoft, lo sgarbo di un vicino, un accenno di stitichezza».

Nessuna pietà per l'Anziano su Internet (pensa sempre di avere un virus, ma il virus è lui), o per l'Invasato che ti dà del fascista a sproposito («Al ristorante negate con insufficiente garbo un euro al venditore di fiori cingalese perché è il quinto della serata e nel portafoglio avete solo pezzi da cinquanta? Dal tavolo accanto ecco la reprimenda dell'Invasato: Fascista!») a cui corrisponde, dall'altra parte, l'Incolto che ti dà del radical chic a sproposito magari «perché, insieme alla passione per le Jaguar e i pluristellati, avete osato esprimere anche perplessità per i sei euro all'ora da fame con cui loro pagano, in nero, la badante dell'anziano signore».

Non potevano mancare il Precisatore di rete (quei pignoli che sotto ogni tuo status devono precisare qualcosa, un presunto errore), il So tutto al bar, il Maschio che ama la cosmesi, Quelli che al cinema rispondono al telefono, o La complottista paranoide scientifico-ossessiva: «vestono solo bio-organic e rigorosamente no-animal, insomma con dei grandi cotoni anche d'inverno, al massimo dei velluti, anche se non hanno idea di cosa significhi bio-organic e anche se portano scarpe integralmente in polimero, non rendendosi conto che queste rimarranno a inquinare la terra, intatte, per svariati millenni». E il racconto L'uomo che ha inventato i cannoni sparafoglie (ma anche chi li usa)? Chi non ha mai odiato questi operatori che «semplicemente spostano le foglie in maniera casuale, spargendole ovunque in modo pressoché incontrollabile stante la potenza del soffio del cannone, tutt'al più liberando in parte la propria area d'interesse e trasferendo il fogliame un metro più in là, ma senza affatto rimuoverlo, nel frattempo anche alzando un polverone su portoni, vetrine, le auto parcheggiate, i vialetti, le panchine (...) aumentando la già spontaneamente crescente entropia dell'universo». Anche per lui segue descrizione di pena capitale ad hoc.

Oh, e cosa dire «dell'evoluzione di quelli che vi facevano vedere le diapositive delle vacanze» e oggi ti fanno vedere tutto ovunque? Con lo smartphone in mano ti sventolano il rullino foto (perfino quando li segui su Facebook e Instagram, e dunque non ha senso mostrartele di nuovo se le foto le avevi già viste, e ancor meno se le avevi volutamente ignorate). «Possono assalirvi in qualsiasi luogo e momento e con i piedi che calzano ottime scarpe, per mostrarvi un'interminabile collezione di orridi scatti delle vacanze direttamente dallo smartphone, including loro in partenza sulla pensilina della stazione FS di Borgolavezzaro, loro durante la visita guidata al salumificio Wüstermaier di Monaco di Baviera, loro desolati e sfranti allo specchio di una toilette dell'aeroporto di Zurigo».

Irresistibile, poi, la Snc politicamente corretta (Snc sta per «scopa nel culo»), quella che parlando di un venditore ambulante se dici di colore non va bene, africani nemmeno («Lei lo sa che ci sono cinquantaquattro stati in Africa? Dica venditore e basta!»), tantomeno immigrati, «non-stanziali, semmai», e nel racconto il protagonista per non offendere due Snc, che ovviamente sono murgiane nel lessico, al ristorante anziché un calzone ordina «una calzona farcita». Segue omicidio, fino a adesso non ve ne ho spoilerato neppure uno per non togliervi il gusto di scoprirlo, ma in questo caso vi anticipo che basterà assoldare un paio di rapper afroamericani molto feroci. Sublime.

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