Da Genny Savastano allo Sciamano: Salvatore Esposito "cambia" vita

Salvatore Esposito, il Genny Savastano di Gomorra, ha appena fatto uscire un romanzo "Lo Sciamano" (Sperling Kupfer), dai tratti cupi e noir che affonda le sue radici nella grande passione dell'attore per l'esoterismo

Da Genny Savastano allo Sciamano: Salvatore Esposito "cambia" vita

A novembre saluteremo per sempre Genny Savastano, il personaggio della serie evento Gomorra, interpretato magistralmente da Salvatore Esposito. Proprio lui, che abbiamo intervistato in una caldissima giornata estiva, non ci lascerà però orfani, anzi, ha da poco dato vita a un romanzo: Lo Sciamano (Sperling Kupfer). Un thriller che affonda le radici nella passione di Salvatore per l’esoterismo. Nato per essere una serie televisiva è diventato, pagina dopo pagina, un racconto che ha quasi preso la mano chi lo stava scrivendo. Il protagonista Christian Costa è un esperto di delitti rituali, lavoro che gli ha regalato il soprannome di Sciamano. Dal passato ingombrante e doloroso, si troverà a dover risolvere due casi di omicidio. Due donne trovate morte che lo porteranno a scavare su culti iniziatici e a scoprire qualcosa davvero sconvolgente sul suo passato.

Solitamente, quando esce un romanzo come il suo, lo si culla nella mente per tanto tempo. A lei è successo cosi?

“In parte sì. È da quando ho iniziato a realizzare il sogno di fare l’attore che scrivo storie. Per lo più lo facevo per possibili trasposizioni cinematografiche o televisive. Durante il periodo che ero a Chicago per girare la quarta stagione di Fargo, è nata l’idea dello Sciamano, che doveva essere principalmente un racconto per una serie tv. Poi però la storia mi ha preso a tal punto e gli sviluppi sono stati così inaspettati, che ho sentito la necessità di ampliare il racconto e trasformarlo in un romanzo che mi ha totalmente conquistato”.

La storia è impregnata di esoterismo, a cominciare dal soprannome del protagonista appunto lo Sciamano. La passione per il mistero nasce in lei da bambino o l’ha scoperta da adulto?

“Sono un grande curioso e fin da bambino mi ha sempre affascinato tutto ciò che è inspiegabile. Dagli alieni alla genesi del mondo, alla religione e in questo caso le streghe. Questa da sempre mi ha portato ad avere una grande attenzione per i film e le serie tv di questo genere. Diciamo che è stata questa mia passione per l’occulto e per il non spiegabile, che ha fatto nascere in me la voglia di raccontare questo personaggio e questa storia”.

Lei è nato in un territorio come la Campania intriso di credenze e leggende. Pensa che questo l’abbia aiutato?

“Molto, perché in Campania c’è questa grande cultura e tradizione popolare. A Napoli abbiamo il mito del Munaciello una presenza che può essere benevola o meno. Ci sono su questo racconti pazzeschi. Gente che scopre soldi ogni giorno in un cassetto o altri che si ritrovano tutti i vestiti ammassati fuori dalla porta. Cose incredibili che un po’ sono miti, un po’ realtà, per questo affascinano sempre. Mi vengono poi in mente le streghe di Benevento, famose non soltanto in Italia ma anche all’estero, perché spesso vengono accumunate a quelle di Salem”.

A novembre vedremo su Sky l’ultima stagione di Gomorra. Come si è sentito a lasciare il suo personaggio di Genny Savastano dopo tanto tempo?

“L’ho vissuto come la fine di un matrimonio, perché comunque era una storia che durava da sette anni. Genny è un personaggio che mi ha dato tanto, e lasciarlo ha creato in me un misto di emozioni. Da una parte la gioia di aver concluso un percorso e averne aperti altri, dall’altra anche tanta tristezza per questa separazione”.

È soddisfatto dei successi della sua carriera?

“Dieci anni fa quando ero solo un giovane ragazzo che studiava recitazione, neanche nelle mie più rosee aspettative avrei immaginato quello che poi è successo. Tutti i miei sogni più grandi sono stati superati dalla realtà. Mi chiedo a volte cosa mi riserverà la vita nei prossimi dieci anni. Tutte le cose incredibili che ho fatto, da Gomorra ai due libri che ho scritto, ai film, per me erano inimmaginabili”.

Dopo la scrittura, ci sono anche altre cose che le piacerebbe fare, mi viene in mente, ad esempio, la regia...

“Per adesso non sento questa esigenza. Io non trovo lo step attore che poi diventa regista automatico. Secondo me per fare il regista devi avere una predisposizione, un talento. Ci vuole sensibilità e organizzazione che non sempre si ha. Per adesso sto imparando a fare l’attore, poi vediamo cosa succede”.

C’è un personaggio che le piacerebbe interpretare?

“Quello di un supereroe”.

Con quali superpoteri?

“Quelli di proteggere i più deboli dai malfattori e dalle ingiustizie. Fin da ragazzo ho odiato i soprusi e chi cercava di far valere il proprio potere sugli altri. Ho sempre difeso chi non poteva farlo, e mi piacerebbe portare questa parte di me all’interno di un progetto”.

Ha dedicato il suo libro alla sua fidanzata, ai suoi genitori e a sua sorella. Quanto tutte queste persone sono state importanti per la sua carriera?

“Nella prima fase della mia via artistica i miei genitori mi sono sempre stati vicini, hanno sostenuto le mie scelte e mi hanno aiutato nei momenti difficili. Nella seconda parte oltre a loro, ho trovato al mio fianco una donna come Paola, che è riuscita sempre a consigliarmi a a farmi tenere i piedi per terra. Sono stati tutti fondamentali perché quando partecipi ad una serie come Gomorra, ti ritrovi a lavorare ad una internazionale come Fargo, incontri registi e produttori a livello mondiale, questo può portarti facilmente a viaggiare a due metri da terra. Invece tutti loro mi tengono sempre ben radicato, mi fanno capire cosa devo migliorare e cosa è giusto e sbagliato. Questa per me è una cosa fondamentale perché preso da tanti impegni a volte rischi di sottovalutare le cose importanti della vita”.

Ha nuovi progetti in cantiere?

“Quello che sto girando ora si chiama L’ultima cena. Un’opera prima diretta da Davide Minnelli e prodotta da Lucisano. Sono il protagonista insieme a Greta Scarano. Si tratta di una commedia brillante che racconta l’importanza delle scelte e di quando poi nella vita l’amore può farti cambiare. Tutto questo sullo sfondo della ristorazione. L’altro invece è una commedia più pura, diretta da Andrea Porporati ed è prodotta da 11 Marzo. Sarà molto divertente. Di questo, però, posso dire ancora poco”.

Si allontana un po’ dai personaggi alla Savastano?

“Non vivo con la paura o con il dovere di dovermi allontanare dai miei personaggi. Scelgo le storie in base ai progetti e alle possibilità artistiche che mi danno. Poi se mi avvicino o mi allontano non è un problema che mi pongo. La costruzione dei personaggi è sempre la stessa e non cambia in base al fatto che i progetti siano drammatici o comici. Devi sempre creare il personaggio, lo devi costruire portare avanti e seguire. Cambia solo il mondo che lo circonda e che lo rende più duro, dolce, simpatico o energico”.

Lei si ispira agli animali per prepararsi ad interpretare i personaggi. A che animale ha pensato per Genny Savastano?

“Genny è stato tanti animali. Questo è un metodo che proviene dalla scuola Stanislavskij e Strasberg, dove parti dal pensiero di un animale, per arrivare a costruire un personaggio. È una cosa che fanno in molti perché ci sono tanti animali in natura che raccontano attraverso la loro postura e il loro modo di muoversi, cacciare e scappare, la loro vita. Proprio come noi esseri umani, per questo si parte spesso da loro. Genny è stato veramente tanti animali, e soprattutto chissà quale animale sarà in questa quinta ed ultima stagione che vedremo a novembre”.

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