"Vi racconto la moda che nacque negli Anni di piombo"

L'attrice Greta Ferro, a soli 25 anni, domani su Canale 5 è protagonista della fiction "Made in Italy"

Una carriera fulminante. Quasi come quella della protagonista della fiction di cui, a soli 25 anni, è interprete: Made in Italy. Domani sera su Canale 5 Greta Ferro, molisana, modella, attrice emergente, un viso delizioso e un sorriso brillante incastonati tra riccioli bruni, si calerà nei panni di Irene Mastrangelo, giovane giornalista che si fa strada nella redazione di un settimanale di moda. Siamo negli anni '70 degli Armani, Valentino, Krizia, Missoni, quando le nostre griffe conquistano il mondo. Attraverso gli occhi e le vicende professionali e sentimentali di Irene, la serie in 4 puntate prodotta da Taodue (già visibile in pay su Amazon) racconta la nascita di uno dei più importanti settori produttivi nazionali e il nostro biglietto da visita nel mondo. È anche un omaggio all'Italia in tempi di pandemia.

Greta, in due anni sei passata da modella ad attrice, da volto di Armani Beauty a ruoli in fiction come «Chiara Lubich», in onda la scorsa settimana su Raiuno e «Made in Italy».

«È successo tutto molto semplicemente. Frequentavo l'università Bocconi a Milano, dove mi sono trasferita nel 2013. Una sera stavo alla fermata del tram, si sono avvicinati due talent scout dell'agenzia Why Not per chiedermi se ero interessata a un fare un book fotografico, da lì è cominciato tutto. La svolta è arrivata quando mi hanno scelta per un corto per Armani, intitolato Una giacca. Lo stesso filmato visto dai registi di Made in Italy, Ago Panini e Luca Lucini, che mi hanno voluta come protagonista della fiction».

Insomma, hai realizzato i tuoi sogni di bambina?

«Proprio per nulla. Da piccola ero un maschiaccio, non badavo proprio ai vestiti, non mettevo mai la gonna, odiavo il rosa. Anzi mia madre non mi comprava neppure le Barbie perché diceva che erano diseducative. E io sono diventata modella, si vede che era il mio karma».

Un'esperienza che ti è servita anche per interpretare la fiction.

«Assolutamente sì. Raccontiamo gli esordi degli stilisti con cui lavoro adesso. Ma in generale si vede anche l'Italia degli anni '70 con i suoi problemi, il terrorismo, e anche i grandi cambiamenti sociali. Per esempio, ricordiamoci che Armani destruttura la giacca per le donne che lavorano».

Irene, la protagonista, è una ragazza di famiglia umile del Sud che riesce a far carriera con le proprie forze in un ambiente competitivo come la redazione di un giornale. Con le dovute differenze, un po' assomiglia alla tua storia.

«Irene viene da una famiglia operaia ed è una giovane donna in un'epoca in cui per le ragazze è difficile costruirsi una vita indipendente. Per me, invece, è stato più facile avendo una famiglia agiata alle spalle e vivendo in un mondo che ha beneficiato delle battaglie degli anni '70. Però, di tratti in comune ne abbiamo: entrambe siamo catapultate in un modo che ci sorprende e ci fa crescere, siamo positive, curiose e istintive, anche fortunate, pronte a cogliere le occasioni ma anche impegnate negli studi: io seguivo i corsi di recitazione alla Paolo Grassi a Milano mentre frequentavo la Bocconi».

In «Made in Italy» ti sei trovata a recitare con il gotha della fiction italiana, da Margherita Buy a Raoul Bova: un battesimo di fuoco

«Artisti eccezionali e molto disponibili. Per me una vera e propria scuola di recitazione».

Due mondi, la moda e lo spettacolo, in cui è facile per una giovane e bella donna trovarsi in situazioni pericolose da cui difendersi.

«Veramente non mi è mai capitato. E, comunque, so tenermene lontana: ho viaggiato molto, ho avuto ottimi modelli femminili in casa, che mi hanno aiutato a tenere i piedi per terra».

A proposito di famiglia, l'azienda di suo padre, La Molisana, nei giorni scorsi è stata sommersa di polemiche per l'infelice campagna pubblicitaria sui nomi di alcuni formati di pasta che richiamavano quelli usati sotto il regime fascista.

«Io non mi occupo dell'azienda. E non voglio giustificare un errore. Ricordo solo, per far capire le posizioni della mia famiglia, che i fascisti rasero al suolo il mulino che il mio bisnonno possedeva al centro di Campobasso».

Ma lei, che fa la modella, mangia molta pasta?

«Certo. Mi è sempre piaciuta, del resto sono stata abituata a mangiare bene a casa mia...».

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