Giochi di luce, improvvisi bagliori, effetti sorprendenti, sapienti combinazioni di forma e materia. Fin dai tempi antichi, il valore degli oggetti è stato strettamente legato alla loro capacità di riflettere e generare luminescenze: una facoltà che si è amplificata, e ha mostrato tutte le sue potenzialità anche artistiche, con l'entrata in scena di nuovi materiali.
Per la Milano Design Week 2026, lo spazio Gilda&Co (via Plinio, 37) ha omaggiato i capolavori e i maestri del design italiano con la mostra "Splendido Splendente. Gli oggetti metallici si riflettono" (e che si possono ammirare ancora fino al 29 maggio), curata da Manolo De Giorgi su allestimento di Alessandro Pedretti. Al centro dell'indagine una selezione di oggetti-simbolo della seconda metà del Novecento, realizzati in materiali come il metallo cromato e argentato, l'acciaio inox e la ceramica smaltata da alcuni dei più importanti designer italiani del secolo scorso. Lampade, arredi e oggetti d'uso quotidiano, firmati da autori del calibro di Albini, Alessi, Londi, Mangiarotti, Mari, Munari, Sabattini e Vigo, diventano il punto di partenza per una riflessione sul ruolo della luce nella definizione dell'immaginario e dell'estetica moderni: agli anni Sessanta ci riportano la Coppia di lampade da tavolo mod. 586, realizzata in alluminio da Gino Sarfatti per Arteluce, e la Sedia Wire Chair, di Ray e Charles Eames per Herman Miller, in acciaio cromato. Icone del decennio successivo sono il Centrotavola in acciaio inossidabile di Gian Casè per Robots, il Set di vassoi impilabili di Alfredo Bonetti e Pierluigi Gerra for Fede Cheti (ottone cromato), il celebre Carrello T6 in acciaio cromato con piani di vetro di Caccia Dominioni per Azucena e la lineare Lampada da tavolo Biglia di Claudio Salocchi per Lumenform.
Pezzi che hanno segnato un'epoca in cui l'arte si è legata a doppio filo alla ricerca funzionale e alla produzione industriale. Come veri gioielli, gli oggetti di design esposti sembrano brillare di luce propria, grazie alla sapienza progettuale e alla qualità dei materiali impiegati.
Le superfici metalliche, nelle loro diverse composizioni e lavorazioni, producono effetti luminosi sorprendenti, capaci di emergere perfino nella semioscurità.
Lo stesso spazio espositivo si fa parte integrante della mostra, contribuendo a realizzare una narrazione coerente, un percorso quasi monocromatico frutto dell'accostamento fra materiali differenti che si esaltano l'un l'altro: l'alpacca satinata di un vassoio e l'acciaio lucidato di un portaoggetti, il metallo argentato di un candeliere accostato a un posacenere cromato generano un sistema di rifrazioni in continuo dialogo fra di loro e con gli incessanti mutamenti della luce solare nel corso della giornata.