Un Giro d'affari crescente e di soldi pubblici che pone la corsa rosa al centro degli eventi sportivi più amati al mondo. Sedicesima partenza dall'estero, la seconda consecutiva: dopo l'Albania la Bulgaria. Il perché è presto detto: il marchio Giro d'Italia, al pari di Tour e Vuelta, è ormai brand riconosciuto. Per avere una Grande Partenza gli Stati sono disposti a versare grosse somme nelle casse della Rcs Sport & Events di Urbano Cairo: un anno fa furono quasi 12 i milioni, quest'anno più di 8. Il record, nel 2018, quando la corsa rosa scattò da Gerusalemme e il governo israeliano spese tra promozione, trasferimenti e sicurezza quasi 20 milioni di euro. Nel'22, Budapest, versò nelle casse rosa poco meno della metà.
La maglia rosa, dopo essere stata per 9 anni consecutivi di Enel, azienda statale partecipata (dal 2016 al 2024: spesa annua attorno ai 5 milioni), oggi è vicina alla corsa rosa con il Giro E, una experience-bike unica al mondo, che promuove la mobilità leggera e pulita con biciclette a pedalata assistita. Qui Rcs Sport fa incetta di quattrini: spese ridotte al lumicino e introiti a gogo (attorno ai 10 milioni di euro). A proposito: la bicicletta del Giro d'Italia quest'anno sarà la prestigiosa De Rosa di Cusano Milanino (operazione da 250mila euro). La maglia rosa, invece, sarà del Friuli Venezia Giulia. È una sorta di gesto riparatore visto che un anno fa il governatore Massimiliano Fedriga pensava di essersi garantito la Grande Partenza, che però all'ultimo per volere del Governo è finita in Albania. Quest'anno sulla maglia rosa, che celebrerà gli 80 anni della Repubblica, ci sarà la scritta Io sono Friuli Venezia Giulia. L'impegno economico è di quasi 2 milioni di euro, ma è molto probabile che il prossimo anno la corsa rosa possa scattare da Trieste per ben altre somme (non meno di 5 milioni di euro: chiaramente pubblici). La maglia rosa, eccezionalmente, ha anche un altro sponsor sulle maniche, altograno, del gruppo Casillo (800mila euro, in questo caso privato). Confermatissimo, anzi, appena rinnovato il matrimonio tra la corsa rosa e Banca Mediolanum: iniziato nel 2003, la sponsorizzazione della maglia azzurra - quella riservata agli scalatori - è la più longeva della storia del Giro e durerà per lo meno fino al Giro 2028 (3,5 milioni di euro). La maglia ciclamino, invece, quella della classifica a punti, sarà questione statale, visto che sarà sponsorizzata da ITA-Italian Trade Agency, che altro non è che l'ICE, l'ente governativo italiano che promuove l'internazionalizzazione e la crescita delle imprese italiane all'estero (valore della sponsorizzazione? Attorno al milione di euro). La maglia bianca, invece, quella del miglior giovane della corsa rosa è ad appannaggio di Conad (un milione e mezzo, ndr).
Gli sponsor sono tantissimi: dalle auto ufficiali (Citröen) alle official Tyre (Continental), al TimeKeeper (Tudor). Lievitati negli ultimi tre anni anche i costi per ospitare le partenze o gli arrivi, che generalmente sono ad appannaggio dei Comuni. Oggi si parla di 150mila euro per aggiudicarsi una partenza, e bisogna versare all'incirca 400mila euro per garantirsi un arrivo. Roma, che ha in pratica portato via il grande finale a Milano, da tre anni si è garantita il finale versando nelle casse di Urbano Cairo 1,2 milioni di euro a stagione, presi dal Pnrr. Il Presidente che è già stato magistrale nel risanamento del Gruppo Rcs Media Group, predica da tempo che le istituzioni statali devono stare vicino al Giro "veicolo di promozione turistica nel mondo senza eguali", ma visti i risultati crediamo che non si possa chiaramente lamentare. Dimenticavamo, la Rai garantisce una copertura capillare in ore di trasmissione e per questo fa atterrare nelle casse di Rcs Sport 12 milioni di euro a stagione ai quali va aggiunta la produzione dedicata (la gara, in ogni caso è un'autoproduzione, firmata EMG Italy).
Per la cronaca il Giro scatta domani, con il danese Jonas Vingegaard grande favorito. Con lui e contro di lui Adam Yates e Egan Bernal, O'Connor e Felix Gall, oltre ai nostri Giulio Pellizzari e Giulio Ciccone, Filippo Ganna e Jonathan Milan.
A proposito, il friulano di Buja insegue la prima maglia rosa: da buon friulano sarebbe il testimonial perfetto per vestire la maglia di leader con la scritta Io sono Friuli Venezia Giulia: non avrebbe prezzo. Tutt'al più potrebbe essere adeguato.