De Boer fa le valigie. Pioli in pole position nell'Inter a due anime

Cinesi furibondi: panchina vacante, a Suning piace pure Hiddink. Sarà il 9° tecnico dal Triplete

Milano -L'Inter torna sulla terra. Un atterraggio senza paracadute. Dunque via il marziano, via Frank De Boer. Ufficializzato ieri mattina l'addio con la risoluzione del contratto dopo un incontro alla Pinetina. Degna conclusione di un capitolo dello psicodramma nerazzurro. Quattro giorni fa, all'assemblea dei soci l'ad Bolingbroke aveva rassicurato sull'olandese: «Resta». La sconfitta con la Sampdoria ha fatto precipitare la situazione, ma è una decisione che sembrava già presa anche se certe ricostruzioni facevano sorridere qualche dirigente. Questa situazione forse è anche peggio. I tifosi arrabbiati, tanti dalla parte di De Boer, uno eccellente come Fiorello che va dritto: «Bisognerebbe esonerare la dirigenza». Quella che per ora ha affidato la squadra a Stefano Vecchi, allenatore della Primavera, che ieri mattina ha diretto il primo allenamento e domani guiderà la squadra a Southampton in Europa League. Vecchi sarà in panchina anche contro il Crotone in campionato. Ricapitolando: l'Inter ha esonerato un allenatore, ma senza poter annunciare subito quello nuovo. Quindi panchina vacante data a un traghettatore perché il nome del successore di De Boer deve essere prima condiviso dalle due anime del club.

E bisogna aspettare fino a venerdì quando arriveranno i cinesi a Milano guidati dal braccio destro di Suning, Jun Ren. La proprietà è infuriata. Anche per questo i cinesi vogliono incontrare di persona il favorito, Stefano Pioli, conoscerlo, l'occasione appunto sarà venerdì. L'ex tecnico della Lazio ieri a Milano ha avuto altri contatti con il club, è in pole per prendere il posto di De Boer e avrebbe già raggiunto l'intesa per il contratto con durata fino al 2018. È il nome proposto da Piero Ausilio e Giovanni Gardini, convinti che in questo momento la via italiana sia la migliore. Ma Suning, che dà molta importanza anche all'immagine, vorrebbe un «nome». E qui entra in campo Kia Joorabchian, il procuratore molto vicino all'azionista di maggioranza del club. Proposto tra gli altri Hiddink che il traghettatore l'ha già fatto al Chelsea. In tutto questo Thohir è ai margini, non solo per la morte del padre. Insomma una situazione che più complicata non si può. E con tutta la dirigenza a scadenza nel prossimo giugno, compreso l'ad Bolingbroke, se non dovesse prevalere la linea italiana nella decisione del nuovo allenatore il loro futuro potrebbe essere in discussione.

E De Boer se ne va senza sbattere la porta. A testa alta, ha scritto su Instagram: «Peccato che sia finita così. Per portare avanti questo progetto serviva più tempo. Voglio ringraziare tutti i tifosi per tutto il supporto che mi avete dato questi mesi. Forza Inter». Sullo sfondo la coreografia della Curva nella finale Champions del Bernabeu. Forse un caso, ma dall'anno del triplete, sei stagioni fa, l'Inter ha cambiato nove allenatori. De Boer, l'ottavo, sarà ricordato per il suo impegno nell'imparare l'italiano, per la vittoria dell'illusione sulla Juve, per il caso Brozovic, per il cambio di Kondogbia dopo 28' con il Bologna. Poi ci ha messo del suo con scelte e mosse tattiche, ma questa è una delle occasioni in cui davvero l'allenatore paga per colpe soprattutto non sue. E ieri la dirigenza, come dopo Bergamo e Cagliari, ha messo la squadra di fronte alle proprie responsabilità.

A quel punto era già lontano il marziano atterrato il 9 agosto, a una settimana dall'inizio del campionato, quando la società impiegò oltre un mese a risolvere il caso Mancini. Quella resta la macchia originale sulla stagione dell'Inter. De Boer se ne va dopo ottantaquattro giorni e sette sconfitte in quattordici partite ufficiali. Gli sarebbe servito più tempo, non ne avrà molto neanche chi arriverà al suo posto che esordirà contro il Milan. Pioli è l'allenatore in pectore, ma decideranno i cinesi furiosi il nono tecnico dal triplete. Il prescelto dovrà superare la prova del nove.

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