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Special Olympics, la storia di Bice orgoglio dell'atletica

Si chiama Bice Saccò ed è una delle atlete della Special Olympics, la sua storia, è una lunga riflessione su quanto lo sport, durante la Giornata Internazionale dei diritti delle persone con disabilità, sia la via fondamentale per l'inclusione

Special Olympics, la storia di Bice orgoglio dell'atletica

Gli Atleti Special Olympics il 2 dicembre, incontreranno e parleranno alla Camera dei Deputati ad Autorità e Parlamentari, per gettare insieme le basi di una trasformazione culturale che metta in luce solo i loro talenti e le loro capacità e non la loro disabilità. Un segno importante per quello che ricorre il giorno dopo, 3 dicembre, la Giornata Internazionale dei diritti delle persone con disabilità. Diritti che seppur la stessa Unione Europea riconosce attraverso misure volte a garantirne l'autonomia, l'inserimento sociale e professionale e la partecipazione alla vita della collettività, non trovano spesso un riscontro oggettivo. Per questo il giorno prima, il 2 dicembre gli Atleti Special Olympics incontreranno e parleranno alla Camera dei Deputati ad Autorità e Parlamentari, per gettare insieme le basi di una trasformazione culturale che metta in luce solo i loro talenti e le loro capacità e non la loro disabilità.

Sono 40 gli Atleti Leader, 32 Tutor e 2 Mentori di Special Olympics Italia, che si sono riuniti per raccontare il loro percorso formativo di ALP (Athlete Leadership Program) sviluppato con line nel corso della pandemia covid-19 e volto a potenziare la capacità di autodeterminazione degli Atleti ed accrescere le loro abilità linguistiche ed espressive. Molti di loro racconteranno la loro personale esperienza, per far comprendere che dietro ogni Atleta Special Olympics c’è tanta forza, capacità ed impegno, e che la medaglia, oltre alle loro capacità sportive, andrebbe data alla loro grande voglia di mettersi “in gioco”.

Noi abbiamo incontrato una di queste grandi atlete la 23enne Bice Saccò che, insieme ai genitori, ci ha raccontato la sua meravigliosa storia, e quanto lo sport l’abbia aiutata nella vita. Bice è l’unica ragazza in Italia che corre i 400mt nell’atletica, è nata il 2 ottobre 1999 e la sua disabilità è collegata allo spettro autistico. È una ragazza molto sorridente, entusiasta della vita, buona e positiva. Oltre ad essere una grande atleta è un’enciclopedia vivente della musica anni ’80, che comprende perfettamente l’inglese, il francese e il tedesco, anche se la sua timidezza a volte la blocca un po’. Ma Bice, soprattutto, una grande sportiva e lo sport è una costante nella sua vita.

Vicino a lei, c’è mamma Lorenza e papà Roberto che le sono sempre stati vicini, insieme al fratello Lorenzo che proprio come una squadra, l’hanno aiutata anche quando la vita con la sua disabilità non è stata tanto semplice. “È nata con le manine aperte, il primo segnale che mia figlia era una perla speciale” racconta mamma Lorenza commossa. “Crescendo è diventata una bambina solare, curiosa del mondo che quando ha iniziato le elementari sapeva già scrivere e leggere benissimo perché lo aveva imparato da sola”. I genitori però si rendono conto, proprio nel periodo delle elementari che qualcosa in lei non andava, e che nonostante fosse molto più avanti dei bambini della sua età, aveva delle 'stranezze' e alcune difficoltà che nessuno, neanche all’asilo, avevano segnalato.

Mamma Lorenza, con Bice vicino che osserva curiosa, racconta il periodo difficile delle medie e del liceo, con i compagni che la escludevano. “Se la disabilità fosse più evidente…” si è sentita dire da alcuni genitori dei compagni di scuola della figlia. L’unico punto di riferimento, qualcosa a cui aggrapparsi i pochi professori, quelli che lei considera “le colonne portanti della scuola”. Ma Bice continua comunque a sorridere e a cercare di aiutare tutti i compagni con una generosità senza fine, e un’innocenza che non era però quella dell’età dei suo compagni, che spesso la prendevano in giro e la denigravano. “Forse anche per ottimi voti che prendeva” spiega Lorenza.
Per fortuna è arrivato lo sport”, continua, e Bice sentendo questa frase si illumina, perché nonostante fosse una ragazza sorridente, è sempre stata molto sola. Anche le amiche della pallavolo all’oratorio la escludevano. Poi arriva il nuoto, grazie al fratello che inizia con lei un corso che si rivela magico per lei e la sua autostima. “Nuota benissimo”, cui tiene a sottolineare il papà Roberto.

Solo per un caso inizia a praticare l’atletica ed è in quel momento che arriva la rivelazione che sorprende tutti. Questo sport individuale la motiva al punto di creare in lei una determinazione ferrea. “Anche se all’inizio aveva solo due allenamenti a settimana, lei negli altri giorni correva da sola. Era anche molto fiera del fatto che era l’unica che faceva la doccia da sola in palestra”. Le gare sono un’emozione unica, anche se nella prima interregionale piange per l’emozione e per tutta quella gente che la guarda: “Ma non si è mai arresa” specifica il papà “Mettendoci tutto l’impegno per portare a casa una medaglia”. Quando arriva alle nazionali è una forza della natura, fa tutto da sola, anche partire sul pulmino insieme alla delegazione. Ora è felice e circondata da tanti amici che la spronano in gara e corrono con lei non lasciandola da sola.

Ed è proprio questo il bello di Special Olympics, la forza data dall’unione di tutti, non dal singolo. “Lo sport è il mezzo per eccellenza di inclusione e comunicazione. Abbiamo imparato con lei a sorridere e a gioire nonostante le difficoltà della vita” spiega papà Roberto. Ricorda anche con grande emozione quando a Bice è arrivata la convocazione ai mondiali tramite la sua allenatrice Alessandra Sanna. “Un foglio di carta che mia figlia ha letto e riletto con gli occhi a forma di cuore. Non voleva crederci tanto era felice e poi non vedeva l’ora di partire. La prima cosa che ha messo in valigia sono state proprio le scarpe da corsa”. Bice vincendo la sua timidezza racconterà la sua storia anche alle autorità e a diversi parlamentari alla Camera dei Deputati, oltre che al presidente del Coni Giovanni Malagò. Il suo sforzo e quello di tanti altri atleti è la prova che lo sport è crescita, inclusione e non si spaventa davanti alle barriere, né fisiche, né mentali; per questo investire nello sport, anche delle persone disabili, è investire nel nostro futuro.

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