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La strategia militare Usa: L'Europa si difenda da sola

La NDS 2026 chiarisce che la riduzione dell'impegno diretto statunitense in Europa configura una ridefinizione delle responsabilità all'interno dell'Alleanza Atlantica

La strategia militare Usa: L'Europa si difenda da sola
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La pubblicazione da parte dell'amministrazione Trump di un nuovo documento strategico a poche settimane dalla National Security Strategy 2025 (NSS 2025) riflette il funzionamento del processo decisionale statunitense in materia di sicurezza nazionale, segnalando la volontà di accelerare il passaggio dalla definizione politica all'attuazione concreta e di ridurre i margini di ambiguità interpretativa. In questo contesto si colloca coerentemente anche la recentissima presa di posizione del Segretario di Stato Marco Rubio, secondo cui la Nato "così come concepita" deve essere ripensata, una dichiarazione che non rappresenta un qualcosa di estemporaneo, bensì l'esplicitazione politica di un orientamento già maturo.

La NSS 2025, emanata dalla Casa Bianca, svolge una funzione di indirizzo politico generale, definendo priorità, obiettivi e quadro complessivo dell'azione. La National Defense Strategy 2026 (NDS 2026), emessa dal Dipartimento della Difesa, si colloca su un piano distinto, traducendo tali orientamenti in indicazioni operative e chiarendo come lo strumento militare debba essere organizzato, impiegato e redistribuito in funzione delle priorità individuate, con particolare riferimento alla postura globale delle forze, alla loro dislocazione geografica e all'equilibrio tra presenza permanente, deterrenza strategica e capacità di rapido dispiegamento in caso di crisi. È proprio nella complementarità tra questi due documenti che si ritrova, in forma implicita ma inequivocabile, la premessa concettuale alla necessità di rivedere il funzionamento dell'Alleanza Atlantica evocata da Rubio.

La NDS 2026 chiarisce che la riduzione dell'impegno diretto statunitense in Europa configura una ridefinizione delle responsabilità all'interno dell'Alleanza Atlantica. In termini pratici, questo nuovo orientamento dell'amministrazione comporta una progressiva contrazione delle forze terrestri permanenti storicamente stanziate in Europa, a favore di una postura basata sulla flessibilità operativa e su unità a rapido dispiegamento in caso di crisi.

Questo spostamento di paradigma punta a superare definitivamente il modello di sicurezza fondato sulla dipendenza automatica dalla garanzia bellica statunitense. La richiesta di "ripensare la Nato" va dunque letta non come un indebolimento dell'Alleanza, ma come l'adeguamento strutturale di un meccanismo concepito per un diverso contesto storico-strategico.

Gli alleati europei sono dunque investiti della responsabilità primaria di colmare i divari di capacità attraverso il potenziamento dei propri assetti convenzionali, necessari per sostenere autonomamente nel tempo operazioni di combattimento ad alta intensità. In base alla NDS 2026, il dipartimento della Guerra si focalizzerà sui domini a più alto valore aggiunto, quali la deterrenza nucleare, la difesa antimissile, il dominio cibernetico e le tecnologie di attacco a lungo raggio. Questa redistribuzione funzionale delle competenze all'interno dell'Alleanza costituisce uno dei pilastri impliciti sia della NSS 2025 sia della NDS 2026, rendendo la posizione di Rubio una naturale conseguenza, più che una sorpresa.

La redistribuzione delle responsabilità delineata dalla NDS 2026 prevede effetti diretti anche sulle strutture di comando e controllo, aumentando la pressione affinché gli alleati europei assumano un ruolo più incisivo nella pianificazione e nella conduzione delle operazioni, pur nel mantenimento della leadership strategica statunitense all'interno della Nato, e conferma inoltre l'urgenza alla base del precedente documento strategico di dirottare il fulcro della potenza militare statunitense verso la difesa del territorio nazionale e verso l'Indo-Pacifico.

In questo quadro, la Russia viene declassata a

minaccia gestibile dalla sola componente europea, la cui credibilità strategica dipenderà esclusivamente dalla capacità di tradurre le proprie promesse politiche in forze militari moderne e alimentabili nel lungo periodo.

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