Quando scrisse HERmione, nel 1927, Hilda Doolittle, per la letteratura H.D., aveva quarant'anni, aveva vissuto almeno sette vite. Del gatto possedeva la malizia, la posa e la bellezza, famelica il corpo (eccessivamente alto, eccessivamente magro, eccessivamente bello) era quello di un airone, semmai. Rapaci gli occhi. Hilda era chimerica: frastornata da un genio ingenerato, non le andava di fare la musa. Divorava, appunto.
In particolare, HERmione racconta il ménage londinese di H.D. con l'amica Frances Gregg e il dionisiaco Ezra Pound, trasfigurato in George Lowndes. Nata a Bethlehem, Pennsylvania, nel settembre del 1886, in una famiglia di moravi piuttosto benestante il padre era professore di astronomia alla Lehigh University , H.D. era andata a Londra, come tutti, a cercare fortuna. Trovò un marito: Richard Aldington. Più giovane di lei, ben inserito nel mondo culturale dell'epoca, amico di tutti da Yeats a Eliot a Wyndham Lewis , diventò, negli anni, uno studioso temuto: tradusse il Decamerone, pubblicò un libro denigratorio contro Lawrence d'Arabia. Era una vera faina. Forse per questo, accettò di buon grado la bisessualità della moglie e i suoi infaticabili, sfiancanti tradimenti. Dal 1918, H.D. fece coppia con Annie Winifred Ellerman, meglio nota come Bryher: ricchissima il padre, John Ellerman, armatore e finanziere britannico, era uno degli uomini più potenti al mondo , amava il cinema (insieme a H.D. fondò la rivista Close Up) e offrire alla sua driade un ricco stuolo di amanti.
HERmione è la sintesi del genio di H.D. È un libro sfrontato, per audacia di stile, modernista, direbbero i critici, beat dico io. HERmione sintetizza, nello stesso tempo, la feroce femminilità di H.D. micidiale l'incipit: "Her Gart girava in cerchi. Io sono Her diceva a sé stessa; ripeteva Her, Her, Her; Lei, Lei, Lei" e la mania per il mondo classico (Ermione è la figlia di Elena e di Menelao). H.D. è stata la prima a fare ciò che ormai fanno in molte da Christa Wolf a Anne Carson : rileggere il mito con sangue femminile, rifarlo. In questo senso il suo capolavoro è Helen in Egypt, ma questa è un'altra storia. Insomma, insieme a una stretta cerchia di amazzoni Virginia Woolf, ovviamente, ma anche Nancy Cunard, Laura Riding, Djuna Barnes, Edna St. Vincent Millay, Marianne Moore, Amy Lowell, Katherine Mansfield H.D. ha cambiato i connotati della letteratura del Novecento.
Naturalmente, HERmione fu pubblicato postumo: troppo uterino, troppo free jazz per l'epoca. Uscì nel 1981, l'autrice era morta vent'anni prima, a Zurigo. L'edizione aggiornata del 2022, edita come sempre da New Directions, ha ricevuto recensioni entusiastiche: il TLS ha paragonato la voce della protagonista a quella di Stephen Dedalus, l'amletico alter ego di Joyce. Finalmente, grazie a Safarà, autentico editore di ricerca, HERmione arriva in Italia (pagg. 336, euro 21): pare scritto domani.
Il fulcro del libro è l'ossessione di H.D. per George/Pound ("Voleva George come una bambina vuole una bambola, quando le altre bambole sono rotte. Voleva George come una bambina vuole tirarsi su i capelli o indossare gonne lunghe"). Si erano conosciuti agli inizi del secolo, ragazzini, a Philadelphia. Disadatti al mondo, ribelli al conformismo accademico, leggevano Dante Gabriel Rossetti e Swinburne, i poeti latini e i provenzali, Dante e il Beowulf. Ezra dedicò a Hilda le sue prime poesie: le aveva raccolte in un piccolo quaderno dattiloscritto e autografo, rilegato a mano, il leggendario Hilda's Book. Una poesia, Domina, attacca così: "La mia Signora è alta e bella allo sguardo/ oscilla come un pioppo/ quando soffia felice il vento/ i suoi occhi sono grigi come grigio/ è il mare e nulla li offusca". Per un po', furono fidanzati; il padre di Hilda intimò alla figlia di allontanarsi da quel vagabondo, un dandy, un nullatenente in pectore. Ezra, allora, mollò gli States, atterrò a Gibilterra nel marzo del 1908, virò per Venezia. Sublimò come faceva sempre l'amore nell'arte, stimolando Hilda alla scrittura, ispirandola. La inoltrò a Harriet Monroe, la facoltosa editrice di Poetry; per lei fondò un'avanguardia, l'Imagismo. Nella mitica antologia Des Imagistes, uscita nel 1914, H.D. pseudonimo epigrafico inventato, va da sé, da Pound spicca tra William Carlos Williams, Ford Madox Ford, Joyce e il cornificato Aldington.
Pound era particolarmente sensibile alla bellezza femminile; H.D. fece di tutto per non andarlo a trovare durante gli anni della reclusione nel manicomio criminale di Washington. Abitava in una clinica psichiatrica nei dintorni di Zurigo: lì, nel 1958, decise di scrivere il suo Memoir of Ezra Pound, End to Torment (uscito in Italia nel 1994 per Archinto, con straordinaria introduzione di Massimo Bacigalupo). È un libro bellissimo. Non tanto per ciò che ci viene detto di Pound una divinità eccentrica, un po' Chirone un po' Licaone, un poeta carnale, carnivoro ma per come è scritto, per come è inscritto in un vertiginoso repertorio della malinconia. "Aveva forse diciannove anni, io ero un anno più giovane. Immensamente sofisticato, immensamente ruvido e disponibile, un prodotto dissimile da tutti i fratelli e gli amici dei fratelli, e i ragazzi con cui ballavamo (lui ballava male). Si ballava con lui per quello che diceva. Non importava, se c'era molta gente intorno. Qui, nei boschi d'inverno, sembrava significativo". Intorno al poeta gravitavano, pari ad astri dal taurino magnetismo, parecchie donne (di una di queste, La Martinelli, occorrerà dire, un giorno).
Anche sul lettino di Sigmund Freud con cui ebbe una sinuosa relazione testimoniata in Tribute to Freud; libro passato in Italia per Astrolabio nel 1978 come I segni sul muro nella traduzione del poeta Massimo Ferretti , H.D. è tormentata da Pound. Lo sogna, continuamente; sogna Londra, il 1911, l'epoca in cui è ambientato HERmione; sogna di rivelare a Ezra che va da Freud "tutti i giorni"; sogna Freud che le sussurra, "Se avessi conosciuto Ezra Pound sarei riuscito a farlo stare bene".
La morte di H.D. pochi mesi dopo quella di Hemingway, un amico schiantò Pound: sigillava la fine di un mondo, aveva i caratteri dell'ultimo giorno. In molti, per anni, avevano malignato che l'unica figlia di H.D. dopo due gravidanze interrotte, esito di relazioni extraconiugali , nata a Londra nel 1919, fosse figlia di Pound. Qualcuno suggerì, in alternativa, il nome di D.H. Lawrence. In verità, il vero padre di Perdìta nome shakespeariano che marca un destino era Cecil Gray, musicista scozzese con cui, per un po', legò H.D. L'edizione italiana di HERmione riporta, con giustizia, un testo di Perdìta. La figlia chiama la madre, con ferma ferocia, "H.D."; la ricorda "molto bella, dall'aspetto magico: alta, snella e aggraziata... e grigi occhi scrutatori". La ricorda "molto eccitabile". Cresciuta da Bryher, l'amante bisessuale di H.D., Perdìta è morta a New York nel 2001, il giorno di Santo Stefano. Durante la Seconda guerra conobbe Graham Greene e lavorò insieme ai matematici che decifrarono il Codice Enigma.
Il marito, John Valentine Schaffner, era un influente agente letterario; dei suoi quattro figli, tutti si diedero alla scrittura. Un fascio di frasi la rivela: "Ma il passato non mi lascia in pace. Mi trascina indietro e a fondo. Mi circonda. Più lontano è, più l'accerchiamento è stretto". Merita un romanzo.