Leggi il settimanale

Roberto Latini dirige e interpreta la giovane "Antigone" di Anouilh

Versione contemporanea per l’eroina di Sofocle nella classica tensione tra obbedienza e dissenso

Roberto Latini dirige e interpreta la giovane "Antigone" di Anouilh
00:00 00:00

«Antigone» è sicuramente la tragedia più tradotta, più adattata, più riscritta al mondo, L'inizio di tale accanimento avvenne, nel secondo dopoguerra, con «Antigone» di Anouilh (1942) e «Antigone» di Brecht, (1948), autori di due riscritture diverse, in chiave esistenziale, la prima, in chiave dichiaratamente, politica, la seconda. Oggi, «Antigone» di Anouilh va in scena al Piccolo Teatro Studio, fino al 22 Marzo, in una versione di Roberto Latini che ha scelto, come protagonista, il personaggio di Antigone, mentre ha affidato a Francesca Mazza quello di Creonte e a Manuela Kustermann quello della nutrice. La scelta non contempla lo scambio dei ruoli, ovvero del maschile e del femminile perché, per Latini, l'una contiene l'altro e viceversa, essendone il riflesso. Roberto Latini evita la facile politicizzazione, benché i richiami alla Repubblica di Vichy siano evidenti, vissuti, dall'autore, lontanamente, essendosi limitato ad esprimere il suo pensiero, sull'occupazione nazista della Francia, con un po' di distacco, facendo soltanto uso del teatro, tanto che non si avverte, in maniera chiara che, dietro Creonte, ci siano Petain o, addirittura, Hitler. A dire il vero, questa presa di posizione gli creò dei nemici che si fecero sentire al momento del debutto, nel 1944, a Parigi, con la regia di André Barsacq, accolto favorevolmente dal pubblico, affascinato dal linguaggio, non certamente aulico, e dagli attori che indossavano abiti moderni. In Italia, l'anno successivo, fu Luchino Visconti a metterla in scena con la Compagnia Morelli Stoppa nelle vesti di Antigone e Creonte, mentre De Lullo interpretò Emone, il fidanzato di Antigone che, alla fine, come Romeo, si ucciderà con la spada, riversandosi sul corpo di lei, già estinto.

Evitando una interpretazione politica, Latini ha scelto di contrapporre due categorie, quella dell'obbedienza e quella del dissenso, ricordandosi di don Milani per il quale l'obbedienza non è più una virtù o, forse, non lo è mai stata, visto che la tragedia di Sofocle a cui si sono ispirati tutti gli adattatori, risale al 442 aC. A chi si oppone Antigone? Alle leggi ingiuste? Alle regole sconvolte dal potere politico, sempre disumano, quando non vuole interpretarle? Antigone è una ragazzina che ha imparato a dire di no, dinanzi allo zio Creonte che dice sempre di si. Lei è ostinata, non vuol capire le giustificazioni politiche, è dinanzi al suo accusatore per dire di no e morire. Dietro la sua negazione, c'è la convinzione che gli esseri umani vengano prima di ogni giudizio politico, motivo per cui lei non intende tacere, sapendo di aver ragione, come lo sa lo stesso Creonte. Di notte lei è uscita per strada, per dare sepoltura al fratello, come confesserà alla nutrice.

Sulla battuta di Antigone, Latini ha ambientato la tragedia, proprio per strada, facendo uso di maschere, ricorrendo a lampioni, cabine telefoniche, per renderla sempre più vicina alle tante ragazze che, come lei, per strada, urlano il loro dissenso.

Commenti
Pubblica un commento
Non sono consentiti commenti che contengano termini violenti, discriminatori o che contravvengano alle elementari regole di netiquette. Qui le norme di comportamento per esteso.
Accedi
ilGiornale.it Logo Ricarica