Un campione unico. La capacità che Jannik Sinner possiede nel migliorarsi è straordinaria, lo ha ammesso lui stesso dopo la splendida vittoria del primo Masters 1000 sulla terra rossa di Montecarlo sconfiggendo Carlos Alcaraz. “Contento di essere sorpreso da me stesso”, ha dichiarato felice.
Un processo iniziato dagli Us Open
Il segreto dei numeri uno, quelli veri, è di non accontentarsi mai. La “sberla” presa sul cemento, la sua superficie preferita, l’anno scorso agli Us Open americani ha lasciato il segno. Da quel momento in poi, con il suo team ha apportato importanti correttivi sul servizio e sulla posizione di ricezione del servizio degli avversari con modifiche evidenti già a inizio stagione che, ricordiamo, non è stato così felice per uno come Jannik abituato a vincere. Anche l’Australian Open, con la sconfitta in semifinale contro Djokovic, ha lasciato il segno.
Nessun dramma, soltanto lavoro, lavoro, lavoro. Non è affatto un caso che, soprattutto a febbraio, Sinner ha allenato quei minuscoli punti deboli facendosi trovare pronto, prontissimo, all’appuntamento con i Masters 1000 americani sul cemento di marzo, Indian Wells e Miami. Non c’è nessuna magia se, in entrambe le occasioni giocando gare un giorno sì e uno no, abbia vinto entrambi i tornei conquistando l’ambito “Sunshine Double” che è riuscito soltanto ai campionissimi del passato (l’ultimo prima di lui, non a caso, fu Roger Federer).
Colmato quel “gap” sulla terra rossa
Si credeva che l’adattamento sulla superficie che gli piace meno, la terra battuta, avrebbe richiesto più tempo ma ci sbagliavamo: in poco più di una settimana dai primi palleggi a Montecarlo, Sinner ha vinto contro il nuovo “re” della terra rossa dopo il ritiro di Rafael Nadal, ovvero Carlos Alcaraz. Adesso, i due campionissimi sono pari anche lì.
Guardando la finale di Montecarlo sono sembrati lampanti i miglioramenti di Sinner, molto più evidenti di Carlos che, nel frattempo, ha cambiato allenatore e ieri si lamentava con il suo team per non essere in grado, come il suo avversario, di essere decisivo nei momenti che contavano. “Jannik è il giocatore che ogni coach sogna. Ogni mattina si sveglia con la volontà di diventare un tennista migliore”, ha spiegato coach Simone Vagnozzi al Corriere.
Parole non casuali, ovviamente: oltre al servizio, Jannik sta lavorando notevolmente per variare il suo gioco e sorprendere gli avversari, come i drop shot di rovescio e le discese a rete. Altri due aspetti che hanno fatto la differenza, nei momenti giusti, durante i giorni dell’Atp di Montecarlo.
Qual è “l’ultimo” traguardo
Adesso che Jannik nazionale ha fatto “pace” con la terra rossa e che, a questo punto, è competitivo al massimo livello su ogni superficie, rimane da capire come affronterà “l’esame di maturità”, il Roland Garros, l’unico Slam sulla terra battuta che si gioca al meglio dei cinque set. Se è vero che Sinner ha ampiamente dimostrato che al meglio dei tre set è di nuovo un passo avanti (o può esserlo tranquillamente) rispetto ad Alcaraz, resta da capire quale sarà la sua tenuta psico-fisica nelle “maratone” dello Slam parigino.
Quando tornerà in campo
Un po’ di meritato riposo, ovvero di allenamenti e programmazione, per poi tornare in campo sempre più preparati per il Roland Garros.
Tecnicamente, Sinner dovrebbe tornare in campo per l’Atp di Madrid dal 22 aprile al 3 maggio ma non è detto. L’azzurro parteciperà agli Internazionali di Roma dal 6 al 17 maggio e, ovviamente, allo Slam di Parigi dal 18 maggio al 7 giugno.