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Trattamento di fine mandato, un Tfr per gli amministratori?

La situazione è chiara, soprattutto ai più giovani. I quali, alla luce delle riforme del sistema previdenziale obbligatorio succedutesi negli ultimi anni, sono attesi da un futuro pensionistico quanto meno penalizzante.
Anche e soprattutto per venire incontro alle loro esigenze, a partire dal 2007 si è quindi pensato di incentivare, attraverso una serie di significativi vantaggi fiscali, l’adesione alle diverse forme disponibili di previdenza complementare, grazie alle quali ciascuno può costruirsi in tempo utile una rendita aggiuntiva rispetto alla pensione ordinaria.
Un’opzione interessante non solo per i lavoratori, ma anche per le aziende, che hanno così la possibilità di migliorare la propria immagine presso i dipendenti, mettendo a disposizione un prodotto che risponde in modo concreto alle loro necessità. Eppure, nonostante i suoi indubbi plus, in Italia la previdenza complementare stenta ad affermarsi, al contrario di quanto accade negli altri grandi Paesi europei.
«I tassi di adesione sono ancora ridotti - conferma Marco Allievi, head of corporate life & pensions di Zurich Italia -, soprattutto per quanto riguarda le imprese. E questo vale sia per i fondi negoziali di categoria che per i fondi pensione aperti ad adesione collettiva, istituiti con un accordo aziendale integrativo oppure con un accordo plurisoggettivo tra la società e i dipendenti. Nel settore privato le adesioni oscillano attorno al 25%, mentre sono più basse tra i lavoratori autonomi e, soprattutto, nel settore pubblico. In generale, quindi, c’è poca consapevolezza nei confronti di questi prodotti e dei benefici che possono offrire». Benefici che, conti alla mano, appaiono tutt’altro che banali: accantonare delle somme attraverso uno strumento di previdenza complementare, infatti, vuol dire vederle sgravate dal reddito, fino al limite di 5.164,57 euro. Tali somme saranno quindi tassate solo successivamente, nella misura massima del 15%: un risparmio non da poco anche rispetto al Tfr che, secondo gli attuali scaglioni, a scadenza verrà tassato come minimo al 23%.
Tra le soluzioni che il mercato mette oggi a disposizione, ce n’è poi una che, a dispetto della diffusione ancora tutto sommato marginale, merita qualche approfondimento. Si chiama Trattamento di fine mandato (Tfm), nasce in analogia con il Tfr ed è un compenso differito destinato agli amministratori di società che hanno un rapporto coordinato e continuativo con l’azienda.
«In pratica - spiega ancora Allievi - si accantonano importi che, a scadenza del mandato piuttosto che a quiescenza dell’amministratore, verranno percepiti dallo stesso. Con il vantaggio di posticiparne la tassazione, usufruendo poi della tassazione separata.

E i benefici riguardano anche l’azienda, perché quello che viene accantonato è comunque una voce di spesa, in tutto e per tutto assimilabile a un emolumento corrisposto direttamente all’amministratore. Il Tfm è, quindi, un ottimo investimento, al quale la presenza di una polizza assicurativa può conferire una marcia in più, innestando ulteriori agevolazioni fiscali».

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