I punti chiave
Dopo anni di viaggi fai-da-te e prenotazioni fatte sui siti internet, torna la moda dei viaggi organizzati, anche tra i giovanissimi. I numeri confermano un cambiamento strutturale. Secondo Market Research Future, il mercato globale dei viaggi di gruppo valeva 369,8 miliardi di dollari nel 2024. Numeri che dovrebbero passare a 391,36 miliardi nel 2025 per toccare l'impressionante cifra di 689,85 miliardi entro il 2035. Parliamo di un tasso di crescita annuale del 5,83% per l'intero decennio. La formula del momento? Avventure in giro per il mondo e in gruppo
l viaggio fai-da-te cede il passo a un nuovo modello. Se un tempo l'organizzazione autonoma era sinonimo di libertà e distinzione dal turismo di massa, oggi è diventata, più che altro, un carico cognitivo. In un mondo saturato da decisioni costanti, la pianificazione ossessiva di voli e alloggi non è più un piacere, ma un lavoro.
Ed è proprio in questo spazio, tra desiderio di avventura e fatica "decisionale", che si sono inseriti i viaggi di gruppo organizzati, trasformando un vecchio schema, una vecchia forma di libertà, in un moderno prodotto di lusso.
Che sia chiaro, non è solo una percezione sociologica: i numeri confermano un cambiamento strutturale. Secondo Market Research Future, il mercato globale dei viaggi di gruppo valeva 369,8 miliardi di dollari nel 2024. Numeri che dovrebbero passare a 391,36 miliardi nel 2025 per toccare l'impressionante cifra di 689,85 miliardi entro il 2035. Parliamo di un tasso di crescita annuale del 5,83% per l'intero decennio, dato difficile da ignorare.
IDENTIKIT DEL VIAGGIATORE
Il dato più interessante riguarda però la demografia dei consumatori. Se è vero che avere un viaggio pre-impacchettato alleggerisce la mente, circa il 60% dei viaggiatori vuole viaggiare in gruppo, un'inversione di tendenza rispetto all'individualismo digitale del decennio scorso. A trainare questo trend sono le nuove generazioni, dai Millennials ai Gen Z: pur essendo nativi digitali capaci di prenotare qualsiasi servizio in un click, l'obiettivo è creare rapporti, puntando su esperienze immersive, invece che al risparmio o alla solitudine del viaggio zaino in spalla.
IL LABORATORIO ITALIANO
In questo scenario, l'Italia si è riscoperta una fucina di innovazione. Le società del settore, nate quasi tutte come start-up nel fermento digitale degli ultimi anni, registrano crescite a doppia cifra, esportando il proprio format all'estero. In Italia siamo sempre stati un popolo di aggregatori sociali, ma siamo anche diventati viaggiatori esigenti. Le realtà nazionali non vendono solo un volo e un hotel, ma quello che si potrebbe definire il "pacchetto anti-ansia".
Il panorama è dominato da player con identità e modelli di business ben definiti. Da Avventure nel Mondo a SiVola passando per WeRoad, GiàLofFy e Sto Gran Tour. Avventure nel Mondo, pilastro storico fondato a Roma nel 1970, è un'istituzione capace di generare ricavi per 120 milioni di euro rivolgendosi a un target trasversale che include anche famiglie e puntando su una rete capillare di coordinatori volontari. Al polo opposto WeRoad, che con un fatturato di 100 milioni nel 2024 e una crescita stimata del 30% per il 2025, che ha puntato tutto sull'internazionalizzazione. Con uffici in tutta Europa, la società non ragiona per nazioni ma per lingue, aprendo la propria piattaforma a chiunque parli inglese, francese, spagnolo o tedesco.
C'è poi il caso di SiVola, che rappresenta l'evoluzione più verticale del settore. Con un fatturato di 48,2 milioni di euro nel 2024 (+ 106% sul 2023) e una stima di 70 milioni per il 2025, questa realtà ha dimostrato come la qualità del coordinamento possa diventare il cuore del prodotto.
A differenza degli altri competitor, punta su coordinatori formati e retribuiti e su itinerari testati direttamente dai propri founder, professionisti che viaggiano per lavoro.
Ma perché un trentenne (ma anche un quarantenne) con budget dovrebbe pagare un sovrapprezzo per viaggiare con sconosciuti? La risposta è economica quanto sociologica. A trent'anni, la cerchia sociale tende a restringersi: trovare amici con la stessa disponibilità di tempo e di denaro diventa un'impresa. Il viaggio di gruppo risolve questo problema: si parte soli per non scendere a compromessi, delegando la logistica a un coordinatore che funge da guida, ma anche mediatore.
Le differenze operative tra queste società definiscono l'esperienza finale del cliente. La nuova frontiera è infatti il viaggio tematico. Con SiVola, per esempio, si passa dalle spedizioni alla Nasa con l'astrofisico Luca Perri ai tour dedicati allo shopping vintage o al running con content creator specializzati. In generale, ogni nuovo itinerario viene testato e raffinato per creare il mix giusto tra i must see e quei momenti spontanei di connessione.
DOVE SI VA
Le destinazioni più gettonate confermano la ricerca di esperienze che da soli sarebbero difficili da organizzare. I grandi parchi degli Stati Uniti, il Giappone e l'Islanda dominano le preferenze dei viaggiatori. Sono mete dove la logistica è complessa e dove il valore aggiunto dell'organizzazione professionale è tangibile. Ma a rendere diverse queste esperienze non è solo il timbro sul passaporto, bensì il binomio tra posto nuovo e gruppo con interessi simili. In definitiva, il boom dei viaggi di gruppo è la risposta del mercato alla nostra stanchezza decisionale. In un mondo che ci chiede di performare sempre, la vacanza diventa l'unico spazio dove tornare bambini: qualcuno ha già pensato a tutto, il gruppo è già lì, il viaggio è già pagato. Il successo di queste startup, che ora esportano il modello italiano all'estero, dimostra che l'innovazione nel turismo non passa più solo per la tecnologia, ma per le relazioni umane.
Il risultato sono esperienze che da
soli non si farebbero mai, dalla notte nel deserto giordano al trekking nelle risaie del Vietnam. In un'economia che corre, potersi permettere di non controllare Google Maps e godersi il panorama è diventato il vero lusso.