La campagna contro la riforma costituzionale della giustizia, a sostegno del no nel referendum, continua ad alimentarsi di falsità. Dopo i manifesti nelle stazioni in cui si attribuiva ai riformatori l'intenzione di controllare politicamente i giudici, ora un video recente di Alessandro Barbero rincara la dose entrando nel merito con imbarazzanti falsità. La cosa è tanto più grave perché proviene da uno storico per cui si presume che abbia verificato le proprie fonti e si basi sui fatti, anche perché egli afferma di "avere studiato un po' da vicino la questione".
Secondo Barbero, la riforma prevederebbe che i rappresentati dei magistrati "siano tirati a sorte, mentre il governo continua a scegliere quelli che nomina lui". Da ciò deriverebbe, secondo Barbero, che "questi organismi saranno per forza di cose organismi dove il peso della componente politica sarà molto superiore, dove di fatto il governo potrà di nuovo, come in uno stato autoritario, dare ordini ai magistrati e minacciarli di sanzioni".
Ebbene tutto ciò è semplicemente falso perché, con la riforma costituzionale, il governo non avrà nessun potere di nomina in nessun organo dei tre previsti, né i due Csm, né l'Alta Corte disciplinare.
Per quanto riguarda i Csm, la riforma costituzionale prevede che i membri politici, i cosiddetti laici (cioè i non magistrati), siano estratti a sorte da un elenco di professori ordinari di università in materie giuridiche e di avvocati con almeno quindici anni di esercizio, che il Parlamento in seduta comune compila mediante elezione.
Dunque, diversamente da quello che dice Barbero, è il Parlamento, e non il governo, a compilare la lista degli eleggibili; si tratta poi di professori ed avvocati, e anche per essi è previsto un sorteggio. Da notare poi che nulla cambia per quanto riguarda il peso delle varie componenti: due terzi dei Csm continueranno ad essere coperti da magistrati e solo un terzo da politici (esattamente come ora).
E anche per quanto riguarda l'Alta Corte disciplinare (che, incidentalmente, non è affatto sovraordinata ai Csm come dice Barbero) non vi è nessun potere di nomina del governo e si dispone che un'ampia maggioranza dei membri sia composta da magistrati. La legge prevede infatti che dei 15 giudici dell'Alta Corte tre siano nominati dal presidente della Repubblica, tre estratti a sorte da un elenco compilato dal Parlamento in seduta comune e nove siano estratti a sorte tra i magistrati con almeno venti anni di esercizio delle funzioni giudiziarie e che svolgano o abbiano svolto funzioni di legittimità.
Ma in realtà la cosa forse più grave di quelle affermate da Barbero è detta indirettamente in una sua battuta, quando irride coloro che ritengono "orribile" che "la magistratura sia politicizzata".
Va detto chiaramente che, nonostante quello che pensi Barbero, è proprio "orribile" che la magistratura sia politicizzata e chi ha voluto questa riforma costituzionale si propone esattamente di superare l'influenza delle correnti politiche nella gestione delle carriere dei magistrati. Ne va della stessa imparzialità dei giudici o, almeno, di come essi possano apparire ai cittadini: in una materia così delicata va evitato anche il solo sospetto che il giudice possa essere condizionato da orientamenti politici.
E la politica può condizionare pesantemente la giustizia se, come avviene oggi, le assunzioni, le assegnazioni, i trasferimenti, le promozioni e i provvedimenti disciplinari dei magistrati sono decisi da un Consiglio Superiore della Magistratura in cui la rappresentanza dei magistrati viene scelta sulla base di elezioni con candidature politicamente contrapposte e in cui l'appartenenza alle varie correnti può influenzare tutti gli aspetti della carriera. Lo stesso procuratore della Repubblica Nicola Gratteri ha ricordato in più occasioni come sia stato svantaggiato, in nomine ed assegnazioni, dal non appartenere ad associazioni e correnti rappresentate nel Csm.
Il metodo del sorteggio, che viene introdotto dalla legge costituzionale, consente di superare la gestione correntizia lasciando inalterata l'attuale percentuale di 2/3 dei componenti assicurata da magistrati. Il sorteggio appartiene alle esperienze democratiche, conferisce dignità a tutti i componenti della magistratura e avviene comunque tra persone chiamate quotidianamente a compiti di grande importanza.
L'obiettivo è di attuare pienamente la Costituzione secondo cui "i giudici sono soggetti soltanto alla legge" (art. 101). Come Montesquieu, il teorico della separazione dei poteri, affermava, quello giudiziario deve essere un potere "in qualche modo nullo", essendo i giudici chiamati ad essere solo la "bocca della legge". In una democrazia questo è particolarmente vero perché il potere legislativo appartiene al popolo che lo esercita attraverso i suoi rappresentanti liberamente eletti. In questo senso, nell'Assemblea costituente, il relatore Meuccio Ruini affermò che la nostra Costituzione non si spinge ad una forma piena di autogoverno della magistratura che "non si addirebbe ad un corpo formato mediante concorsi, senza attingere alla designazione popolare". Da qui la scelta di definire quello giudiziario come un "ordine" piuttosto che un "potere".
Un ordine, però, che deve essere "autonomo e indipendente" (art. 104). Ed è questo il senso della riforma costituzionale che siamo chiamati a valutare nel prossimo referendum.* Professore ordinario di Filosofia del diritto all'Università di Pavia