Anche se previsto, alla fine, il momento tanto temuto è arrivato. Ieri a 76 anni, a causa del tumore al pancreas diagnosticatole meno di due anni fa, in una clinica romana è morta Enrica Bonaccorti.
Negli ultimi mesi la popolare conduttrice aveva avuto il coraggio, e forse anche il conforto, di rendere pubblico il proprio dramma. «Quasi m'imbarazzo e mi vergogno di avere tutta questa attenzione -aveva confessato, a proposito dell'alone di simpatia che subito l'aveva circondata- Quando uno non sta bene viene quasi emarginato, perde il lavoro. Io invece sono qui. E sento veramente un sacco di affetto attorno a me». All'inizio, confessava, la notizia del male l'aveva «come congelata. Non ho provato paura né tristezza, ma un'assenza, come un lungo letargo a occhi aperti».
E per circa quattro mesi si era auto reclusa: niente più uscite, niente visite né telefonate. Poi, però, sull'esempio della scelta fatta da Eleonora Giorgi, con un lungo post aveva annunciato di essere malata. «Ho capito che era vero quello che Eleonora diceva, e che io, invece, stentavo a credere. Cioè che il tempo della malattia era stato per lei il più bello della sua vita. Anch'io, come lei, sono sorpresa da tutto il bene che mi viene da questa cosa, che invece è cattiva».
Il grande pubblico oggi la identifica soprattutto come conduttrice cordiale ed elegante, dallo stile diretto, dall'empatia immediata e senza troppi fronzoli. Ma i primi passi di Enrica Bonaccorti erano stati da attrice: piccole parti in teatro, accanto a Domenico Modugno e Paola Quattrini, qualche ruolo cinematografico in commedie sexy tipo Paolo il caldo o Il maschio ruspante, poi le partecipazioni a storici sceneggiati tv, come La pietra di Luna di Anton Giulio Majano, L'amaro caso della baronessa di Carini di Daniele D'Anza ed Eleonora, con Giulietta Masina. L'amicizia con Modugno la spinge anche a sperimentarsi come paroliera: suoi infatti i testi delle canzoni La lontananza e Amara terra mia, portate al successo dal grande Mimmo.
La disinvoltura e la preparazione culturale le aprono le porte della radio, dove nel 74 esordisce come conduttrice di L'uomo della notte, accanto al poeta Alfonso Gatto. Poi, finalmente, la tv: nel 1978 eccola esordire con Michele Gammino nel gioco a premi Il sesso forte, dove colpisce per la sobrietà e la naturalezza. La Bonaccorti è diversa da tutte: non assomiglia, né cerca di assomigliare, a nessuna delle signore tv dell'epoca. Il 1983 (dopo aver posato per Playboy; «Ma quei soldi mi servivano - dichiarerà - avevo una bambina piccola e un marito assente») è l'anno del grande successo: con Mino Damato prima, e Piero Badaloni poi, conduce Italia sera, primo preserale di Rai 1, la cui formula mista di informazione, costume e cronaca, applicata dalla Bonaccorti con stile accurato e asciutto, le fa vincere il Telegatto.
Due anni dopo altro trionfo; Raffaella Carrà ha abbandonato Pronto, Raffaella? e la difficilissima eredità del mezzogiorno passa a lei, sotto il mutato titolo di Pronto, chi gioca? I risultati d'ascolto superano ogni previsione: arrivano un Oscar Tv e un altro Telegatto. Il suo è ormai uno dei volti simbolo della Rai anni Ottanta.
Poi un passo falso: nel 1987 annuncia in diretta di aspettare un bambino (che poi perderà); i media subito l'accusano di «uso privato di servizio pubblico», come già successo alla Carrà (che in diretta aveva replicato a chi l'accusava di trascurare l'anziana madre). La Rai non la difende. E la Bonaccorti, sentendosi abbandonata, accetta la vantaggiosa offerta berlusconiana di passare a Mediaset, come già tanti altri divi del servizio pubblico prima di lei.
Qui conduce La giostra, Ciao Enrica e Cari genitori. Fino al colpo di scena che, nel '91, aumenta la sua popolarità ma - paradossalmente - le procura anche delle noie. Mentre guida il gioco del Cruciverbone a Non è la Rai (con cui aveva inaugurato la diretta per Mediaset) un'ascoltatrice al telefono, tale Maria Grazia, dà la risposta esatta («Eternit») prima ancora che lei le abbia fatto la domanda. «Abbassate la musica, datemi una mitragliatrice! -esclama la Bonaccorti- Questa è una truffa!». «Quando finì la trasmissione tutti vennero a dirmi quant'ero stata brava - racconterà anni dopo - I capi, invece, mi rimproverarono. Potevi anche glissare - mi dissero - queste cose non fanno bene alla televisione». Il processo che seguirà si concluderà, incredibilmente, con un nulla di fatto. Da allora la Bonaccorti continuerà ad inanelare ottimi ascolti con vari titoli (Seratissima, Vota la voce) e, tornata in Rai, vincerà ancora dei premi conducendo alla radio Chiamate Roma 3131 e su Rai2, con Massimo Giletti, I fatti vostri.
Gli anni duemila sono quelli in cui si produce soprattutto come misurata e apprezzata opinionista, in moltissimi programmi popolari su entrambe le emittenti - Buona domenica, Domenica Live, Live - Non è la D'Urso, La vita in diretta, Mattino Cinque, Storie italiane - quindi scrive tre romanzi, torna al teatro e anche al cinema.
Solo un mese fa
aveva dichiarato in un'intervista: «Mi dispiace dare un dolore a mia figlia Verdiana. Ma accadrà. Ho paura per lei perché mi ricordo quando, 20 anni fa, persi mia madre. Un dolore terribile. E non vorrei che lo provasse».