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razzista". Il politically correct si scaglia contro Mercoledì di Tim Burton

Alcuni utenti accusano Tim Burton di aver scelto due attori neri per interpretare due personaggi estremamente negativi. Nel frattempo la serie "spin-off" della famiglia Addams sbaraglia ogni record

"È razzista". Il politically correct si scaglia contro Mercoledì di Tim Burton

Più che politicamente corretto, oramai bisognerebbe chiamarlo follemente corretto. Già perché quest'ossessione radicale per l'inclusione e l'idea che l'oppressione verso i neri sia sistematica è penetrata anche nei prodotti culturali e legati al mondo dell'intrattenimento più "pop", come le serie tv. Che al giorno d'oggi, nel patinatissimo mondo di Hollywood, per andare semplicemente in onda devono soddisfare determinati criteri di "inclusione" e di rappresentanza delle minoranze. Una serie tv o un film con soli attori bianchi sarebbe ritenuta oggi alla stregua del Mein Kampf. Pertanto Netflix, Amazon, Disney Plus e tutte le altre piattaforme di streaming si sono adeguate a questi nuovi standard: quindi in tutte le serie tv, da un po' di tempo a questa parte, ci sarà sicuramente un attore nero, un personaggio lgbtq, e via dicendo. Anche con forzature evidenti e talvolta grottesche, solo per soddisfare gli appetiti dell'ideologia "woke". Ora l'ultima polemica della cultura del piagnisteo si rivolge contro Mercoledì, la serie tv gothic ispirata ai personaggi della famiglia Addams che sta avendo un enorme successo. Tim Burton è il produttore esecutivo e regista dello show, mentre Alfred Gough e Miles Millar - ideatori di Smallville - sono gli autori della sceneggiatura.

Liberal contro la "bianchissima" Mercoledì

Secondo Vice.com, testata trendy e politicamente correttissima, sui social media Mercoledì è stata criticata da alcuni utenti per alcune presunte "sfumature razziste" presenti nella serie tv. La critica principale è che i due personaggi negativi della serie sono interpretati da attori neri - Joy Sunday e Iman Marson - e non sono "buoni", come imporrebbe la bibbia liberal della correttezza politica: sono addirittura prepotenti e si comportano da bulli. Un vero affronto. In pratica, si vuole affermare che i neri nei film e nelle serie tv debbano essere sempre dei personaggi positivi e buonissimi: mica come i bianchi che possono essere tranquillamente degli assassini o dei serial killer (a patto che, come in Dahmer, non siano omosessuali). E non finisce qui, perché alcuni fan non hanno affatto gradito il personaggio di Marson, Lucas Walker, il figlio del sindaco corrotto e possiede Pilgrim World, un museo e un parco a tema che celebra i coloni americani e dimentica i nativi.

Che oppressione, questo politicamente corretto

Conoscendo il regista, non si curerà molto di queste polemiche social. Lo scorso anno Tim Burton è stato ospite alla festa del Cinema di Roma per ritirare un premio alla carriera. In quell'occasione ha speso parole molto dure nei confronti dell'oppressione del politicamente corretto: "Non si può più dire nulla. Credo sia una situazione opprimente per tutti. Personalmente non faccio caso a ciò che dico e non mi interessa nemmeno”. Prima di lui altri registi come Mel Brooks hanno criticato la "cappa" oppressiva della finta inclusione che promuove il politically correct. D'altro canto, Tim Burton fa benissimo a infischiarsene e a godersi l'ennesimo successo della sua lunga carriera: la serie tv è la più vista dagli utenti nell’ultima settimana e in meno di una settimana gli spettatori di Netflix hanno guardato 341,2 milioni di ore della serie, battendo il record di Stranger Things. Con buona pace dei critici.

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