"Difendi il sacerdozio dal diavolo". Quelle lettere ai preti del "Papa non eletto"

Un nuovo libro raccoglie le missive del cardinale Giuseppe Siri, papabile in quattro conclavi, indirizzate ai sacerdoti della sua arcidiocesi

La copertina di "Paternità spirituale del Card. Giuseppe Siri". Lettere personali ai suoi sacerdoti (1946 – 1987). A cura di Giulio Venturini.

Il cardinale Giuseppe Siri è stato uno dei grandi protagonisti dell'episcopato italiano dal Dopoguerra fino alla soglia degli anni Novanta. Fu presidente della Conferenza Episcopale Italiana negli anni cruciali del centrosinistra italiano, particolarmente turbolenti per il rapporto Stato-Chiesa. Da molti viene ricordato come "il Papa non eletto", secondo definizione del vaticanista Benny Lai, per essere stato "papabile" in ben quattro conclavi e per alcune famose dichiarazioni rilasciate alla "Gazzetta del Popolo" poco prima dell'inizio del conclave del 1978, che potrebbero averne impedito l'elezione per pochi voti. Ma Siri è stato soprattutto arcivescovo di Genova per ben 41 anni, un periodo che va da Pio XII e arriva fino a Giovanni Paolo II.

Il libro

Il lato pastorale del lungo mandato del cardinale Siri emerge nelle lettere che per quattro decenni ha indirizzato ai sacerdoti della sua arcidiocesi. Se ne occupava personalmente, senza far leggere il contenute delle missive ai suoi segretari. Quest'attività epistolare è stata ricostruita da don Giulio Venturini, già collaboratore dell'arcivescovo nonché giornalista e cofondatore dell'Unione Cattolica Stampa Italiana, che ha lavorato nell'archivio personale del suo ex arcivescovo. Ne è scaturita un'antologia pubblicata da poco da Edizioni Cantagalli col titolo di "Paternità spirituale del card. Giuseppe Siri. Lettere personali ai suoi sacerdoti (1946-1987)" e arricchita dalla prefazione del successore di Siri a Genova, monsignor Marco Tasca.

Le lettere

Dalle missive emerge tutta la paternità del cardinale nei confronti dei "suoi" preti, specialmente quelli più in difficoltà. Un aiuto spirituale ma anche economico in diversi casi. Siri era abituato a dare consigli ai sacerdoti alle prime armi, alle prese con i primi incarichi in qualche parrocchia. Da alcune lettere si nota la sua preoccupazione per l'apostolato tra i giovani. A monsignor Franco Pedemonte, a cui riconosce "particolari doti nel lavoro colla gioventù", raccomanda: "Fa che si sviluppino sempre nella linea di una maggiore spiritualità e interiorità. Noi dobbiamo preparare dei Santi e delle Tempre per il domani della Chiesa e non solamente delle fronde verdi da adornare in modo effimero qualche parata e qualche palcoscenico". La grande preoccupazione del prelato genovese era proprio l'accompagnamento spirituale dei fedeli.

L'Italia e la politica

Ad un altro sacerdote, Siri rivolge un monito: "il grande involucro di cose da fare, l'alone organizzativo, pur quanto mai necessario, ci fa spesso perdere di vista che la Chiesa è per generare dei Santi e non per sfornare solo dei cristianelli che votino bene alle elezioni ed evitino di di ammazzare, rubare e bestemmiare". Parole che smentiscono l'immagine costruita addosso a Siri dai suoi avversari che lo descrivevano e lo descrivono ancora come un prelato politicizzato. All'arcivescovo non vengono perdonati gli interventi nel dibattito per frenare le derive a sinistra della Democrazia Cristiana sebbene viene spesso taciuto il suo impegno a difesa dei diritti dei camalli del porto e la sua clandestinità alla fine della Seconda Guerra Mondiale per scappare alla vendetta nazifascista che non sopportava il suo aiuto fornito agli ebrei.

Siri fu un attento osservatore delle dinamiche della politica italiana ma parlò sempre per difendere la libertà della Chiesa. Sosteneva di aver utilizzato prima di Giovanni Spadolini l'espressione di "Tevere più largo" ad indicare la necessità di rapporti più distesi tra Italia e Santa Sede, ma guardò con scetticismo all'Accordo di revisione del Concordato del 1984. La cosiddetta questione romana, nei confronti della quale il cardinale aveva grande interesse, sarà al centro di un convegno il 6 maggio nell'aula Pessina dell'Università di Napoli Federico II dal titolo "L'università di Napoli e l'istituzione della prima cattedra di diritto ecclesiastico nell'Italia post-unitaria" con l'introduzione e le conclusioni affidate a Maria D'Arienzo, docente ordinario di Diritto Ecclesiastico, Diritto Canonico e Diritti Confessionali e con l'intervento di due protagonisti di quella stagione come i giuristi Francesco Margiotta Broglio e Cesare Mirabelli della Commissione paritetica che lavorò sulla revisione.

I consigli dell'arcivescovo

Nelle lettere di Siri ai sacerdoti pubblicate nel libro di don Venturini c'è poca politica ma tanta spiritualità. L'arcivescovo è generoso di consigli sulla vita sacerdotale: "difendi il tuo sacerdozio. Anzitutto nella testa, perché la roba stampata è farcita di errori anche mortali e il diavolo sa agire in modo tale da indurre in fallo - dice il Vangelo - 'etiam electi'", raccomanda ad un parroco suggerendogli poi di difenderlo anche nell'anima con la "molta famigliarità col Tabernacolo, meditazione Santa Messa preparata e detta bene, (...) esame di coscienza, confessione settimanale, direzione spirituale".

La preghiera di fronte all'Eucarestia è l'indicazione sempre presente nelle missive del cardinale che scrive "gettarsi nella preghiera e per questo prendere estrema e frequente confidenza dialogante col Tabernacolo. Là c'è l'Amico che non manca mai".

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