Non c'è solo Pietro Montemurro, il tranviere 61enne appena dimesso dall'ospedale, al centro delle attenzioni della Procura della Repubblica nell'inchiesta sul disastro di venerdì pomeriggio in viale Vittorio Veneto. Questa mattina in un vertice nell'ufficio del procuratore Marcello Viola si entrerà nella fase più operativa dell'inchiesta, a partire dalle iscrizioni nel registro degli indagati per i reati di omicidio colposo plurimo e lesioni colpose plurime affidata al pm Elisa Calanducci. In questo momento l'indagine è formalmente a carico di ignoti, il tranviere è sicuramente destinato a venire indagato, la Procura deciderà solo questa mattina se procedere anche all'iscrizione di quadri dirigenti dell'Atm. È una iscrizione che potrebbe rendersi necessaria anche solo come atto dovuto, per consentire agli esponenti dell'azienda di partecipare con i loro tecnici di fiducia agli accertamenti, a partire dall'esame della scatola nera del tramlink di ultimo modello della linea 9 deragliato a tutta velocità e andatosi a schiantare contro il palazzo all'angolo di via Lazzaretto. Ma prima di procedere ad eventuali iscrizioni la Procura dovrebbe individuare con precisione le figure di riferimento, nella catena di comando Atm, dove potenzialmente potrebbero essersi verificati "buchi" che hanno agevolato il disastro.
Una parte di accertamenti tecnici irripetibili sono stati già compiuti nella serata di venerdì, effettuati d'urgenza per rimuovere il tram 7707 e ripristinare la linea: tutto è stato videoregistrato nei dettagli, per essere acquisito nell'inchiesta giudiziaria: tra questi, la verifica dei comandi di "carico e scarico" degli scambi, che sono risultati efficienti. Se il tranviere avesse dato il comando, il tram 7707 avrebbe dunque proseguito la sua corsa verso Porta Venezia, a velocità eccessiva ma probabilmente senza deragliare, e a quel punto avrebbe avuto il tempo di entrare in funzione il blocco automatico chiamato "uomo morto", che scatta (o dovrebbe scattare) quando il manovratore non dà segni di vita per più di due secondi e mezzo. Proprio intorno a questo dispositivo, e al suo funzionamento sui convogli di ultima generazione, si concentreranno a partire da oggi una parte delle analisi tecniche: per capire se per qualche motivo non sia scattato. È una ipotesi che i tecnici Atm non considerano affatto certa, nel senso che il blocco potrebbe essere regolarmente scattato senza però fare in tempo a rallentare abbastanza da evitare il deragliamento.
L'attivazione dell' "uomo morto" non viene segnalata automaticamente alla centrale operativa ma viene registrata nella scatola nera del tram, che a breve dovrebbe fornire qualche risposta su questo punto cruciale. Come pure sulla velocità del mezzo. Il 9 aveva da poco fatto capolinea alla Stazione Centrale, il manovratore stava bene, è ripartito facendo solo le tre fermate fino a piazza Repubblica. Fino a quel momento nulla fa presagire il disastro imminente.
Invece da lì il tram riparte a tutta velocità, Montemurro si sente male, e a quel punto bastano i trecento metri fino all'incrocio con via Lazzaretto per trasformare il tram in un missile fuori controllo. Su cosa sia accaduto davvero in quei trecento metri, si interrogano ora gli inquirenti: e con loro tutti i milanesi.