Negli ultimi sette anni, a Milano sono raddoppiate le donne che, di fronte a una violenza subita, hanno trovato la forza e il coraggio di chiedere aiuto ai centri della Rete cittadina coordinata dal Comune di Milano. Nel 2025 sono state 3.864 le donne seguite, di cui 2.689 intercettate per la prima volta. L'assessore al Welfare Lamberto Bertolè (nella foto) ha illustrato ieri in Commissione a Palazzo il bilancio 2025 dei centri anti violenza. "Ci raccontano di un fenomeno che, in termini di numeri, continua ad avere un impatto molto forte sulla nostra comunità, erano 1.905 le donne seguite nel 2019, ma anche di una maggiore fiducia nelle istituzioni e nelle reti che forniscono supporto e aiuto per uscire dalla spirale della violenza" sottolinea. I dati "ci aiutano a definire ancora una volta come il fenomeno sia trasversale: nel 60% dei casi le donne che subiscono violenza sono di nazionalità italiana e solo il 40% di loro è completamente autonoma economicamente". Dopo l'Italia, il 39% delle denunce arriva da sudamericane, il 16% da Paesi dell'Europa dell'Est, il 20% da asiatiche, 14% da nordafricane e il 6% da altre zone dell'Africa, il 4% da altri Paesi europei, l'1% dal Nord America. Il 73,4% risiede a Milano, il 14,5 in provincia, il 6,8% nel resto della regione e il 4,9 fuori, lo 0,2% è senza dimora o vive all'estero.
Il maltrattante è quasi sempre una persona di famiglia: nel 41% dei casi marito, fidanzato o convivente, nel 29% dei casi un ex, nell'11% dei casi di un altro familiare (figlio, padre, partner del genitore). Bertolè ribadisce che è "fondamentale continuare a lavorare sull'emersione e l'accompagnamento verso l'autonomia".