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"Quadro pericoloso e il veleno circola. La sinistra? Inerte"

L’avvocato Luciano Belli Paci, figlio di Liliana Segre: "Aria irrespirabile anche da noi"

"Quadro pericoloso e il veleno circola. La sinistra? Inerte"
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Luciano Belli Paci, esponente di «Sinistra per Israele due popoli due Stati», l’antisemismo ha rotto gli argini.

«Il quadro è grave, sfuggito di mano. Meno in Italia, ma il pericolo esiste».

La senatrice Segre, sua madre, ha raccontato come i messaggi d’odio oggi le riportino alla mente certe telefonate ai tempi delle leggi razziali.

«Nella sua memoria il collegamento è inevitabile. Certo i fenomeni non sono sovrapponibili. Lì c’era un clima generale sancito da leggi del regime, oggi è molto diverso. Io la accompagno per strada e mia madre viene salutata con affetto e stima. In rete è bersaglio di varie categoria di odiatori. Poi sono istruttive le lettere di scuse dopo le querele: “Lei è da sempre un faro per me”».

Odiatori da tastiera insomma.

« È l’odio di una minoranza ingigantita da dinamiche perverse e incoraggiata da una sensazione di impunità. Io spesso segnalo contenuti smaccatamente antisemiti e la risposta è sempre: non viola le regole della community. I social si arricchiscono e il veleno si diffonde».

E intossica l’opinione pubblica.

«Da tempo come Sinistra per Israele invitiamo i partiti più vicini ad agire per fermare il dilagare dell’antisemitismo. Se presenti il Medio oriente come confronto tra angeli e demoni l’effetto sarà demonizzare Israele e poi gli ebrei. Abbiamo chiesto di non far passare l’idea del sionismo come insulto. E abbiamo chiesto di fare attenzione a non confondersi nelle piazze con chi inneggia alla distruzione di Israele».

Non c’è stata questa attenzione.

«No. Pd e Cgil non coltivano rapporti con partiti e sindacati “fratelli” in Israele. E l’Anpi non contrasta l’equazione Israele-nazismo. Abbiamo chiesto una reazione quando Conte ha intimato agli ebrei di dissociarsi da Israele. Bisognava intervenire. I manicheismi si traducono in antisemitismo».

Appelli caduti nel vuoto, dunque.

«Purtroppo per ora sì. Anzi vedo scelte opposte. Per esempio la crociata allucinante contro il gemellaggio Milano-Tel Aviv. L’idea patologica per cui Israele è un tutt’uno demoniaco è il contrario dei ponti, del dialogo. Hanno lisciato il pelo a una base fanatizzata».

Antisemitismo di sinistra?

«Ma l’antisemitismo è latente, stratificato. La giusta critica al governo israeliano non può essere anatema collettivo. Illuminante l’analisi di Melloni, storico del cristianesimo: il nuovo deicidio è il “genocidio” e la conversione ora è nel ripudio di Israele. Non critica ma abiura. Terzo elemento l’accusa del sangue: la tragica morte di troppi bambini presentata come piacere sadico. Un accanimento specifico trasforma Israele nel male assoluto generando odio».

Il clima è irrespirabile per gli ebrei.

«È l’unica minoranza che deve avere la protezione di polizia ed esercito e che non può esibire i suoi simboli.

Il 25 aprile è stata un’esperienza dura, gente col sangue agli occhi. La situazione è pericolosa ma se si è consapevoli del rischio si può contenere l’epidemia. Mi allarma il fatto che non ci sia consapevolezza sull’urgenza».

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