Un docente aveva riferito di aver sentito Atif parlare di Islam in modo molto estremo, ed erano scattati i controlli
Un docente aveva riferito di aver sentito Atif parlare di Islam in modo molto estremo, ed erano scattati i controlli
Parole di condanna quelle di Kiro Attia, cugino di Youssef Abanoub: troppi i ragazzi che con la scusa di volersi difendere girano con i coltelli
Con il passare dei minuti i ragazzi assiepati fuori dell'Istituto Domenico Chiodo della Spezia, dove venerdì scorso è stato accoltellato a morte il diciottenne Abanoud Youssef, sono diventati centinaia. Non solo dell'Ipsia, ma anche del liceo Mazzini, del Fossati, e degli altri istituti superiori della città. Un gruppo si è piazzato di fronte all'ingresso. Non hanno zaini, ma cartelloni che accusano direttamente la scuola: "I prof sono complici" si legge su uno di questi. Poco dopo le 8 una ragazza è salita in spalla di un compagno e ha attaccato un foglio con la scritta "Vogliamo giustizia" sull'ingresso, poi ha chiuso le porte. Dall'altra parte un collaboratore scolastico le ha spalancate nuovamente: "È un luogo pubblico e le porte devono rimanere aperte". Interviene la Digos a placare gli animi, alcuni ragazzi si allontanano visibilmente agitati. Altri si accalcano all'ingresso e sollevano altri manifesti, mentre le forze dell'ordine hanno già placcato gli animi. Nessuno è entrato.
Manifesti e grida davanti all'istituto in cui il diciottenne Abanoud Youssef è stato accoltellato a morte. Interviene la Digos
Il 19enne si trova in carcere con l'accusa di omicidio. Gli investigatori ipotizzano che abbia portato il coltello da casa, ma il papà lo esclude: "Acquistato in negozio". I familiari della vittima a Valtidara: "Serve legge anti coltelli"
Non sappiamo se, in certi casi, facciano più danni i giornalisti o i professori
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