Era uno degli ultimi "padri" della televisione italiana ancora in vita. Gigi Marsico, scomparso ieri a 98 anni, era nato nel 1927 a Costantinopoli, come si chiamava all'epoca Istanbul; esordisce come attore per i radiodrammi della Rai nel 1951, ma la sua vocazione al racconto e alla cronaca lo portano a diventare giornalista professionista nel 1955 e fino al 1962 per il Giornale Radio realizza un centinaio di documentari e inchieste. In tv viene chiamato dal direttore del Telegiornale, Enzo Biagi. Gigi Marsico è amico di Piero Angela, che ha conosciuto all'università di Torino nel 1947 grazie alla musica jazz.
Angela è un pianista, Marsico un chitarrista, e per il Festival di Sanremo nel 1968 l'uno è il conduttore del Tg e l'altro è l'inviato: un inviato che offre del festival della canzone un'immagine originale. Gigi Marsico usa il giornalismo per dare voce a chi partecipa alla Storia dal basso e racconta il nord-ovest dell'Italia, Torino. La città dell'industria dell'auto è il simbolo del boom economico, ma anche una realtà respingente per chi fatica a inserirsi e non riesce a uscire dai margini: dal lavoro senza tutele degli immigrati meridionali alla difficile condizione dei detenuti minorenni del Ferrante Aporti, alle storie di prostitute e omosessuali, raccontate per la prima volta in Rai negli anni '70. "Voci dal mondo dei vinti", invece, è un servizio che Marsico realizza nel 1981. Osserva e racconta un'area interna, un pezzo d'Italia che si trova alla periferia della politica.
Il servizio, realizzato per il Tg2 Dossier, all'inizio non viene mandato in onda, sarà trasmesso, con successo, un anno dopo nel settimanale del Tg3, testata nata nel 1979 e attenta alle regioni e alle diverse culture territoriali del Paese. RS