Gentile Professore, non entrerò nel merito della sua disamina tecnico -stilistica poiché, come ho più volte chiarito, il mio campo di indagine è relativo alla ricostruzione storica basata sui documenti d’archivio.
Parliamo di una ricerca durata quasi dieci anni che ha permesso di ricostruire una linea attributiva documentale del busto del Salvatore in Sant’Agnese fuori le mura, composta da atti notarili, testamenti, visite ufficiali, carteggi e testimonianze coeve. D’altra parte è noto che un documento è tanto più attendibile quanto più è temporalmente vicino all’autore dell’opera e proveniente da un archivio pubblico.
Per arrivare a dipanare la questione del Cristo va riportata l’attenzione sulle scoperte avvenute in Archivio di Stato di Roma e in quello Apostolico Vaticano, istituzioni che conservano i tre documenti inediti reperiti nel mio studio. Questo è il cuore della vicenda che sta facendo il giro del mondo: esisteva una stanza segreta, chiusa con un sistema di chiavi multiple, dove gli allievi di Buonarroti nascosero dei beni preziosissimi quanto misteriosi.
Michelangelo dal 1550 alla fine della sua vita (1564) aderì a una confraternita segreta di cui finora non si sapeva nulla e fu circondato da persone che gestirono la sua eredità.
Questi documenti tornati alla luce dopo secoli, ci rivelano oggi i nomi dei suoi confratelli, riscrivendo l’intera storia dell’artista e, in seconda battuta, quella delle sue opere credute per sempre distrutte. La biografia di Michelangelo Buonarroti che ci è stata tramandata fino ad oggi cambia per sempre. E questo è clamoroso più di qualunque opera ritrovata.
Il busto si ricollega a Michelangelo attraverso queste testimonianze, con un’attribuzione certa già a partire dal 1776. Alcune di queste fonti storiche riguardano la copia che lei ha citato e che è già stata oggetto di approfondimenti, tanto che ne sono state reperite altre come quella mostrata in questo articolo, che è conservata all’Accademia Tadini di Lovere (Bg). Opere minori portatrici di dati che verranno condivisi in un prossimo incontro pubblico che è già in via di organizzazione. Il confronto critico a partire da queste informazioni è assolutamente auspicabile come testimonianza di una storia viva e non immobile e muta, una storia che ci parla in maniera dirompente di un Rinascimento che torna ad avvolgerci e che ci svela i suoi misteri attraverso la certezza dei documenti.
Molti fanno il paragone con Dan Brown ma questo è semplicemente il vissuto di un uomo del ‘500, fatto di passioni, violenze, guerre e intrighi.
Per risponderle riguardo alla mia precedente formazione, è assolutamente eclettica: dopo aver studiato in uno dei migliori licei classici di Roma ho proseguito nelle facoltà di lettere, antropologia e giurisprudenza, senza laurearmi. Questa molteplicità di registri è alla base del mio metodo di ricerca. Grazie alla solidità dei risultati e alla forza dei nuovi documenti, una persona non titolata come me è stata invitata al tavolo con i maggiori esperti del mondo, una vicenda degna di una favola, mi sento infatti una moderna Cenerentola. Il sapere non può essere appannaggio di una casta, è materia viva e vivificante e deve essere accessibile a tutti e condiviso con tutti.
Occuparsi della storia andando oltre i titoli, ha permesso di far emergere un’immagine completamente nuova di Michelangelo, più vera e calata nel suo tempo, che sta portando l’Italia alla ribalta a livello mondiale con un messaggio di arte, studio e bellezza.
Un plauso va alle autorità competenti, in particolare la Soprintendenza e il Nucleo tutela dei Carabinieri, che si stanno adoperando per la protezione di un’opera che è, al di là di qualunque dibattito, patrimonio collettivo.
Nell’ottica di un percorso condiviso e costruttivo, si sta organizzando un simposio al quale saranno invitati tutti gli esperti. L’invito è chiaramente esteso sin d’ora anche a lei, Professor Sgarbi.
Valentina Salerno