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"Ci tappano la bocca". Canfora e Di Cesare prima insultano, poi protestano per le querele

I due professori universitari contestano le querele ricevute rispettivamente da Lollobrigida e Meloni per averli definiti "neonazisti": "Colpiscono persone impegnate nell'insegnamento"

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Insultano esponenti di governo, li paragonano ai peggiori carnefici dei regimi totalitari della storia, vengono querelati e si appellano alla libertà di espressione come pass di "immunità" per non finire a processo. Dopo le notizie delle ultime settimane che hanno visto rispettivamente Luciano Canfora denunciato da Giorgia Meloni per diffamazione e Donatella Di Cesare rinviata a giudizio per la medesima fattispecie di reato dopo l'azione penale scaturita da Francesco Lollobrigida. Se il filologo e storico - nonché professore emerito dell'Università di Bari - aveva definito la premier "neonazista nell'anima", la professoressa dell'Università La Sapienza di Roma se l'era presa con il ministro delle Politiche agricole e del Made in Italy etichettandolo come "governatore neohitleriano". Saranno i tribunali a decidere se si tratti o meno di diffamazione. Nel frattempo i due giocano a interpretare il ruolo della vittima, auto-definendosi in qualche modo "intoccabili" nel nome della loro funzione "intellettuale".

Canfora e Di Cesare sono intervenuti entrambi questo pomeriggio alla conferenza tenuta presso la Federazione Nazionale della Stampa Italiana dal titolo "Tutti hanno (ancora?) il diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero". I due tirano in ballo il concetto di "censura" e approfittano dell'occasione per lanciare nuovamente del fango nei confronti del governo Meloni. "Io sono dolente del fatto che persone molto attive nelle loro professioni vengano trascinate in tribunale - sostiene il grecista -. È assai grave che si vogliano colpire persone impegnate nell'insegnamento. Volere tappare loro la bocca è assai più grave che prendersela con un pensionato 82enne. Persone come Montanari e Di Cesare vengono aggredite, ghermite con una procedura giudiziaria affinché non parlino liberamente come vorrebbero". Insomma: "Ci troviamo davanti ad un'operazione di ampio respiro volta a modificare l'ordinamento costituzionale".

Non è da meno la filosofa e docente universitaria che afferma di assistere "ad una 'orbanizzazione' dell'Italia". Questo perché certe denunce "mirano a mettere fuorigioco gli intellettuali che provano a muovere una critica dura". Il tutto "lanciando una fatwa contro chi non si vuole più vedere nè sentire in Italia in tv o in qualsiasi spazio pubblico. Ci si sta adattando ad un clima di caccia alle streghe". Non c'è quindi alcun minimo dubbio: le querele del governo "sono palesi intimidazioni, vere e proprie epurazioni che mirano a emarginare intellettuali che esercitano una critica politica, anche dura", chiosa Di Cesare. E dire che di "epurazioni" vere (e purtroppo fisiche) ne era stata una grande esperta Barbara Balzerani, la brigatista deceduta un mese fa alla quale la stessa professoressa aveva dedicato un saluto affettuoso, chiamandola "Compagna Luna".

Ad accompagnare Canfora e Di Cesare c'erano anche Tomaso Montanari e Davide Conti. Il Rettore dell'università per stranieri di Siena è stato querelato anche lui dal ministro Lollobrigida e protesta a suo modo: "Stiamo assistendo a un ribaltamento del costituzionalismo moderno basato sulla tutela di chi non ha forza su chi ha forza. Dobbiamo svegliarci prima che sia troppo tardi". Lo storico è stato invece portato a processo dalla sottosegretaria alla Difesa Isabella Rauti e ci tiene a sottolineare due questioni: "Quella del fascismo e dell'antifascismo, ancora centrale nello spazio pubblico" e "quella della legittimità del conflitto nello spazio pubblico".

Ma forse su un elemento Montanari ha ragione, ovvero che siamo veramente a un "ribaltamento". Ma della realtà: perché se uno di sinistra offende pesantemente un esponente di centrodestra, nessuno deve permettersi di chiedergli conto delle proprie affermazioni. E per fortuna che i fascisti sono gli altri.

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