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L'addio a Domenico, il "figlio di tutti"

Abbraccio della Meloni a mamma Patrizia. La donna: "Grazie per esservi interessati"

L'addio a Domenico, il "figlio di tutti"
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Mamma Patrizia stringe tra le mani una foto incorniciata del suo piccolo Domenico, guarda verso il cielo. E piange, piange e canta sulla note di «Guerriero» di Marco Mengoni. Per i funerali di ieri a Nola ha scelto proprio quella canzone per dire a tutti: «Avete visto quanto ha lottato il mio bambino?». Sessanta giorni ha lottato.

Papà Antonio trattiene le lacrime in una ruga che gli spacca in due la fronte. E sorregge sulla spalla la piccola bara bianca del figlio. Un papà dovrebbe portarselo a cavalcioni su quelle spalle un figlio. La folla, un migliaio di persone, si accalca attorno a questi due genitori straziati dal dolore e urla agli ipotetici responsabili della catena di errori medici: «Non accada più, mettetevi una mano sulla coscienza!». Ci sono tutti per dare l'ultimo saluto, in mezzo ai palloncini bianchi, al bimbo che per due mesi è stato il figlio d'Italia. C'è anche la premier Giorgia Meloni che abbraccia mamma Patrizia, accoglie la sua sofferenza. C'è il presidente della Regione Campania Roberto Fico, il prefetto, il sindaco. C'è Anna Iervolino, direttrice generale dell'Azienda dei Colli, a cui si riferisce l'ospedale Monaldi dove è stato impiantato il cuore ghiacciato a Domenico. «Sei una grande mamma - dice a Patrizia - siamo tutti con te. Nessuno lo dimenticherà, abbiamo sperato con voi». «Devono pagare solo quelli che hanno sbagliato, non tutti i medici del Monaldi» le ha risposto mamma Patrizia.

«Vi siete mossi tutti - ha poi detto rivolgendosi a quell'immensa folla - Domenico ci sta abbracciando tutti». Patrizia, donna piccola e forte, nelle settimane passate ci ha dato una bella lezione di come il dolore può essere dignitoso anche quando è sovraesposto e di come una battaglia per la verità può essere educata anche quando serve tutta la grinta di questa terra per portarla avanti.

Il cardinale Mimmo Battaglia, che spesso si è recato in ospedale per pregare a fianco del letto del bimbo, ha ricordato: «Ogni volta che gli accarezzavo la mano, gli scendeva una lacrima». E il vescovo di Nola Francesco Marino: «Domenico in queste dolorose settimane è diventato il figlio di tutti noi. E noi con i suoi genitori partecipiamo al loro immenso dolore. La perdita del frutto del proprio grembo è così atroce che non c'è una parola per definirla». Quello che è certo è che non ci sarà rabbia, nemmeno nella richiesta di giustizia. Ci sarà una fondazione che possa servire a non ripetere mai più uno scempio del genere.

Sul fronte dell'inchiesta aperta dalla Procura di Napoli per l'accertamento delle responsabilità sulla morte del bambino, il prossimo 28 aprile, nell'ambito degli accertamenti medico-legali, saranno eseguite delle analisi sui tessuti del cuoricino malato espiantato al piccolo Domenico, custodito all'ospedale di Aversa, e sull'organo impiantato il 23 dicembre nonostante fosse rimasto lesionato durante il trasporto a causa dell'utilizzo di ghiaccio secco. Gli esami saranno eseguiti presso l'Istituto di medicina legale di Bari. Lo ha confermato il legale della famiglia Caliendo, l'avvocato Francesco Petruzzi.

Per ora le uniche notizie post autospia sembrano confermare che sul cuore «nuovo» non ci fossero lesioni causate dall'équipe che ha provveduto al suo espianto a Bolzano.

Le indagini quindi si concentreranno principalmente sulle modalità di trasporto dell'organo (il box e il ghiaccio) e su quanto avvenuto nella sala operatoria di Napoli, dove il «vecchio» cuore di Domenico è stato prelevato prima dell'arrivo dell'altro.

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