Torna in mente quel gran genio di Ennio Flaiano a ricordarci che "In Italia i fascisti si dividono in due categorie: i fascisti e gli antifascisti". Soprattutto quando si levano alti gli inviti a una nuova Resistenza del sindaco Beppe Sala, volentieri accolti dagli assessori di una giunta che oltre a piste ciclabili, piazze tattiche e proclami antimussoliniani, lascerà ben pochi segni. Ma a voler dar loro ascolto, tanto per guadagnarsi una patente di antifascismo che può far sempre comodo, non potendo andare su Marte a cercar quelli di Corrado Guzzanti, si può sempre fare un giro in città. Dove per questioni anagrafiche sarà ben difficile trovare un balilla originale e per ragioni ideologiche è complicato incontrare qualcuno in orbace, manganello e olio di ricino. Nulle anche in questura tracce di violenza littoria, a meno di non considerare un reato i saluti romani alla cerimonia per Sergio Ramelli, sdoganati perfino dalla Cassazione. Molto più facile imbattersi nella violenza degli antifascisti, come ha dimostrato il Circolo Meazza (assolutamente apolitico), devastato ieri perché aveva offerto le sale a un dibattito sul "Sì" al referendum per la riforma della giustizia organizzato da Fratelli d'Italia. Apprezzabile solidarietà da Giulia Pelucchi (Pd), per il resto silenzio.
Meno cruento, ma piuttosto autoritario il "no" del Comune a uno spazio per Astrid, femminista (ma di destra) del collettivo "Nemesis" per difendere il quale Quentin Deranque è stato ucciso a botte in Francia dagli antifascisti. Quello che avrebbero voluto fare in Ungheria gli amici antifascisti di Ilaria Salis. Ancora loro, sempre loro. Violenti e assassini. Ma invisibili e impuniti.