C'è un locale da salvare a tutti costi, a Milano. Si chiama Casottel, è una trattoria ospitata in una cascina alla periferia sud della città che si accinge a diventare campagna, in via Fabio Massimo, non lontano dalla stazione Porto di Mare della linea gialla.
Casottel è un luogo di modernariato gastronomico. Nato nel 1963, è da qualche decennio nelle mani della stessa famiglia: prima nonna Lina, poi la figlia Isa e oggi la nipote Martina Conte, che si trova a gestire una situazione decisamente spiacevole. Il Comune di Milano, infatti, non ha rinnovato il contratto di affitto e ha messo l'immobile sul mercato attraverso un bando che dovrebbe trasformarlo in un'attività di rilievo sociale con solo un piccolo risvolto commerciale. Detto che una trattoria come questa un suo ruolo sociale lo svolge già, Martina teme che la trattoria venga sfrattata. Per evitare una simile iattura, che impoverirebbe ulteriormente la Milano che vuole guardare al futuro senza perdere le sue radici, c'è una petizione online su change.org. Firmarla non sarà forse decisivo, ma non firmarla vorrà certamente dire rendersi complici di un piccolo delitto.
Naturalmente Casottel non è solo un simbolo della Milano che fu. È anche un luogo in cui si mangia una cucina solida e abbondante e che gode di un'atmosfera imperdibile soprattutto se sceglierete di godere del pergolato.
Nel menu un pugno di antipasti (per me un misto di salumi e sottaceti), alcuni primi della tradizione (io ho provato delle Tagliatelle al ragù, piuttosto rimarchevoli non fosse stato per un sugo un po' troppo "tirato"), e secondi di carne: il Vitello tonnato è tradizionalissimo, ben fatta la Cotoletta di vitello al burro, dalla panatura perfettamente aderente alla carne. Dolci tradizionali, vini con ricarichi onesti, si spende tra i 35 e i 40 euro. Servizio accogliente ma rispettoso.