Chi sono le sei vittime: tutti parà della Folgore

I parà caduti (LE IMMAGINI): storie di vite e sogni spezzati. La nostra meglio gioventù che rischia la vita per 130 euro. I militari feriti

Chi sono le sei vittime: 
tutti parà della Folgore

Roma - Le sei vittime italiane sono parà del 186esimo battaglione della Folgore. Si tratta del tenente Antonio Fortunato, 35 anni, originario di Lagonegro (Potenza), del primo caporal maggiore Matteo Mureddu, 26 anni, di Oristano, del primo caporal maggiore Davide Ricchiuto, 26 anni, nativo di Glarus (Svizzera), del sergente maggiore Roberto Valente, 37 anni, di Napoli, del primo caporal maggiore Gian Domenico Pistonami, 26 anni, di Orvieto, e del caporalmaggiore Massimiliano Randino, 32 anni, di Pagani (Salerno).

Matteo Mureddu Il comandante militare della Sardegna, generale Sandro Santroni, ha informato a Solarussa, nell’oristanese, i genitori del caporalmaggiore Matteo Mureddu, 26 anni, morto nell’attentato suicida. Il padre e la madre del giovane paracadutista sardo erano in apprensione fin da quando radio e televisioni avevano dato la prima notizia. Il mondo, però, per loro è crollato nel momento in cui di fronte alla loro porta si è fermata un’auto dell’Esercito dalla quale sono scesi il generale Santroni e i suoi collaboratori. La famiglia si è chiusa nel dolore. Il giovane, figlio di un allevatore di pecore, Augusto, e di una casalinga, Greca, ha un fratello di dieci anni più grande, Stefano, anch’egli militare, e una sorella, che l’estate scorsa l’aveva reso zio. Mureddu doveva sposarsi a giugno, ma aveva rimandato la cerimonia proprio per partecipare alla missione in Afghanistan.

Antonio Fortunato Ha vissuto diversi anni a Tramutola (Potenza), dove risiedono tuttora i suoi genitori, il tenente Antonio Fortunato. I genitori dell’ufficiale non sono più nella loro abitazione, situata in una contrada di campagna di Tramutola: i carabinieri li hanno prelevati a trasferiti altrove, per sottrarli alle telecamere e ai cronisti e far vivere loro in maniera privata questo momento di dolore. Fortunato lascia la moglie Gianna, insegnante precaria, e un figlio piccolo. Con la famiglia si era stabilito da alcuni anni nelle vicinanze di Siena, a Badesse.

Roberto Valente Il sergente maggiore Roberto Valente, 37 anni, viveva con la moglie e un figlio di due anni, Simone. Era ripartito ieri da Napoli per Kabul al termine di una licenza di 15 giorni. Risiedeva in via Consalvo, tra i quartieri del Vomero e di Fuorigrotta. "Mio marito era un paracadutista, io sono orgogliosa di lui". Stefania Giannattasio, moglie di Valente, ha reagito così alla notizia della morte del marito. La donna non era in casa quando la delegazione dell’esercito ha raggiunto via Consalvo. I militari hanno raggiunto prima la madre di Valente, una donna anziana, vedova, che vive con la sorella e due figli, il fratello e la sorella di Roberto. Valente era alla sua ultima missione: aveva chiesto e appena ottenuto, il trasferimento al carcere militare di Santa Maria Capua Vetere (Caserta) per restare vicino alla famiglia. Il sottufficiale sarebbe dovuto rientrare in Italia tra ottobre e novembre.

Gian Domenico Pistonami Il primo caporalmaggiore Giandomenico Pistonami, aveva 28 anni, era figlio unico ed era fidanzato con una ragazza di Lubriano. Avrebbe dovuto far ritorno in Italia tra 40 giorni. Era nato nell’ospedale di Orvieto (Terni), in quanto Lubriano, paese di meno di mille abitanti affacciato sulla Valle dei Calanchi, si trova al confine tra il Viterbese e il Ternano. Ma soltanto un mese dopo la sua nascita si era trasferito con la famiglia. Il padre si chiama Franco, ha 55 anni, è operaio in una ditta d’impianti elettrici. La mamma Annarita, di 47, casalinga. Si sono sposati nell’82 ed hanno sempre vissuto a Lubriano. Pistonami, amico dell’altro militare deceduto lo scorso 14 luglio - Di Lisio - aveva rilasciato una intervista al settimanale L’Espresso nel quale parlava del suo difficile ruolo militare: era infatti mitragliere in servizio sui mezzi blindati Lince. "Il mio è il ruolo più importante della pattuglia - aveva detto -, ho più campo visivo e uditivo con un gesto posso fermare che le macchine che passano". Un lavoro pericoloso, il posto del mitragliere è detto in gergo militare "il sedile della morte", che creava apprensione anche alla famiglia. "Purtroppo la mia famiglia guarda i telegiornali - aveva spiegato - ma sono tranquilli quando mi sentono tranquillo".

Massimiliano Randino Solo poche parole ai giornalisti da Anna D’Amato, la madre del caporal maggiore Massimiliano Randino, nato a Pagani (Salerno). Il 32enne si era sposato ad Angri nel 2004 e viveva a Sesto Fiorentino. "Venite domani, il dolore è troppo grande". Poi la porta di un appartamento all’ultimo piano di una palazzina di Nocera Superiore, grosso centro dell’agro Sarnese-Nocerino, è stata richiusa. Alla spicciolata stanno arrivando alcuni parenti e amici intimi della famiglia, ma per ora nessuno intende rilasciare dichiarazioni. La moglie di Randino, Pasqualina, ha appreso dalla televisione della tragedia anche se non sapeva che tra le vittime ci fosse suo marito, poi ha urlato quando è stata informata della verità.

Davide Ricchiuto Alcuni militari si sono recati nell'abitazione del primo caporal maggiore Davide Ricchiuto a Tiggiano (Lecce). Ricchiuto, 26 anni, era il secondo di tre figli: il fratello maggiore si chiama Ippazio, e la sorella minore Anna Lucia. Il padre Angelo, che da giovane era emigrato in Svizzera, è rientrato da tempo nel paese d'origine con tutta la famiglia e attualmente lavora in una ditta di costruzioni. La madre è casalinga. Il giovane, che aveva la funzione di autista di mezzi militari, non era alla prima missione in Afghanistan. Appena possibile tornava sempre in paese a casa dei suoi.

Chi sono i feriti I quattro militari italiani feriti nell’attentato sono attualmente ricoverati presso l’ospedale da campo francese Role 2: nessuno, viene ribadito da fonti della Difesa, è in pericolo di vita. Si tratta, secondo quanto si è appreso, del primo caporalmaggiore Rocco Leo, 26 anni, originario di Francavilla Fontana (Brindisi) ed effettivo al 186/o reggimento paracadutisti Folgore, che ha riportato un forte stato di choc; del primo caporalmaggiore Sergio Agostinelli, 32 anni, originario della Svizzera ed in servizio al 186/o reggimento della Folgore, al quale sono stati diagnosticati un trauma da scoppio all’orecchio destro e contusioni varie; del primo caporalmaggiore Ferdinando Buono, 30 anni, di Napoli, in servizio al 187/o reggimento Folgore, che ha avuto una lieve ferita alla mano sinistra ed un trauma da scoppio all’orecchio sinistro, e del primo maresciallo Felice Calandriello, 58 anni, di Sassano (Salerno), sottufficiale dell’Aeronautica militare, che ha riportato un forte stato di choc.

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