Compassionevole, ironico e spietato. La vera storia di Raja il credulone (e di sua madre) l'ultimo romanzo di Rabih Alameddine, edito da La Nave di Teseo, è una saga tragicomica ambientata in Libano, un racconto moderno di famiglia, memoria e dell'indissolubile e folle legame tra un figlio e sua madre. In un minuscolo appartamento di Beirut, il sessantatreenne Raja e sua madre vivono fianco a fianco. Raja, stimato insegnante di filosofia al liceo è «l'omosessuale del quartiere», ama i libri, le passeggiate, meditare, l'ordine e la solitudine. Zalfa, la madre ottantenne, considera la privacy del figlio un affronto personale. Non desidera altro che conoscere ogni dettaglio della vita di Raja, incurante di ogni limite. Finché Raja non riceve un invito da un'illustre fondazione americana che desidera premiarlo per i suoi successi letterari. Ma ciò anziché portarlo lontano dal suo Paese e dalla sua vita, lo costringerà a rivivere i disastri e i tradimenti passati che vorrebbe lasciarsi alle spalle. Vincitore del Book National Award 2025, Alameddine è nato in Giordania da genitori libanesi, ha vissuto in Kuwait e in Libano e ha poi completato i suoi studi in Inghilterra e negli Usa, con una laurea in Ingegneria. Il 4 giugno sarà alla Milanesiana in una serata dal titolo «Il desiderio e la libertà». Il racconto diverte, ferisce e commuove, con il suo stile arguto riesce a descrivere l'assurdità dell'esperienza umana; è un libro sulla scoperta di sé, e forse anche sul perdono.
Lei ha vissuto a cavallo tra Occidente e Oriente. Quali sono le differenze tra questi due mondi?
«Ci sono molte differenze, ma per certi versi i due mondi sono gli stessi. Sembra strano, ma è così. Negli Stati Uniti c'è più separazione tra le persone, è una società individualista, esiste meno connessione. Se ora fossi in Libano, per esempio, sarebbe entrata mia sorella per ascoltare la nostra intervista. In Libano si è più integrati nella famiglia e nella società. Si è meno soli, ma in America si è più liberi. Io non mi sento pienamente a casa da nessuna parte. È la condizione ideale per uno scrittore. Perché hai la giusta distanza per osservare la realtà, né troppo vicino, né troppo lontano».
Raja e la madre, i protagonisti del romanzo, hanno caratteri opposti
«Sono molto distanti, ma nello stesso tempo molto vicini. La madre non vuole che ci siano confini, Raja vuole invece separazione. Il loro rapporto è pieno di amore. Diversi scrittori, o film affrontano la relazione tra madre e figlio in modo romantico. Loro sono in contrapposizione, però, il rapporto è pieno di amore. Vorrebbero uccidersi a vicenda, è vero, ma è amore. Io litigo sempre con chi amo, altrimenti sarebbe indifferenza. In America invece si pensa che quando si litiga è perché c'è odio».
Le è stato utile costruire per contrapposizione il suo romanzo?
«La costruzione di un romanzo è parte della storia. Il rapporto tra madre e figlio è stato trattato mille volte in letteratura, ma bisogna trovare il modo nuovo di raccontarlo. Io nella struttura ho cercato di riprodurre anche come noi ricordiamo gli eventi, come pensiamo al nostro passato, perciò c'è sempre un andirivieni, per riportare questo genere di sentimento».
Come esergo nel suo ultimo libro scrive: I nostri legami più profondi rimangono lo specchio e la pistola. Cosa significa?
«Ognuno di noi è per l'altro uno specchio, ma anche una minaccia. Siamo gli opposti e gli stessi. Il libro non a caso si apre con la madre di Raja di fronte allo specchio. Raja vede se stesso attraverso la madre. E la madre se stessa attraverso Raja».
Nel romanzo ci sono pure elementi erotici. Perché sono essenziali in un racconto?
«Ci sono tantissimi libri sulla vita, ma che non hanno all'interno il sesso. C'è una scena del libro in cui due uomini ballano e provano attrazione. La sessualità è importante perché ci dice chi siamo».
Che emozione le ha dato vincere il National Book Award?
«Meglio vincerlo che non vincerlo (ride). Nel 2014 sono stato tra i finalisti. Ma penso che il mio miglior libro sia The angel of history, perché lì mi sono preso dei rischi. È un libro sulla memoria, su ciò che dobbiamo dimenticare per poter continuare a vivere. Ma uno scrittore è l'ultima persona che deve esprimersi sui suoi libri».
Che differenza c'è tra la sensibilità letteraria medio orientale e quella americana?
«Come avrà capito amo gli opposti, la lotta. Mi piacciono entrambe le letterature e ho preso elementi da tutte e due. In ogni regime si sviluppa una narrativa più fantastica perché il rischio è di finire in prigione. Mi piace Nagib Mahfuz, premio Nobel per la letteratura, il Balzac d'Egitto, Italo Calvino e le sue allegorie. Ma anche la letteratura americana, dove i dettagli sono più importanti della storia, i racconti sono realistici. Nelle letteratura araba questo non accadeva prima di Mahfuz. Nella letteratura mediorientale la storia è più importante dei dettagli, in quella occidentale i dettagli sono la storia. Per me è una combinazione delle due. Il problema è che in Libano non si ha accesso a tutta la letteratura occidentale, così come in Occidente a quella libanese».
Qual è la ragione profonda per cui scrive?
«La risposta più semplice è perché non sono bravo in nessun'altra cosa. La vera ragione è perché volevo cambiare il mondo e inizialmente anche la letteratura. Ho fallito ma è stato un buon fallimento (ride). Ma è meglio aver grandi ambizioni e fallire che averne di piccole e avere successo».
Il protagonista ha un rapporto complicato con il fratello e con la madre. Che cosa ne pensa dei legami familiari e della famiglia come istituzione sociale?
«Una famiglia non è mai totalmente positiva. Anche se non è perfetta, è ancora la tua famiglia, anche se decidi di separartene farai sempre parte di essa. Poi in ogni famiglia si hanno sempre dei ruoli. C'è chi è il generoso, chi l'intelligente, la pecora nera...».
A Raja piace la solitudine. E a lei?
«Io amo la solitudine, quando c'era il covid nei primi due mesi ero in paradiso, ma ho poi realizzato di avere bisogno della gente, di parlare con le persone. Io amo il Libano, ma lì la solitudine è impossibile. Come le ho raccontato se fossi lì ora mia sorella sarebbe seduta qui di fronte...».
Raja è combattivo, anche se immerso nei libri e riservato.
Lei quali battaglie ha combattuto e quali ha evitato?«La vera battaglia è con i miei libri e con me stesso. Le battaglie che ho evitato sono state quando non ho mandato al diavolo a suo tempo molte persone, ora alla mia età lo faccio alla grande...».