Rivalutazione pensioni, ecco gli aumenti: tutte le cifre

Con l’assegno di marzo le pensioni verranno rivalutate all’inflazione secondo uno schema ben preciso. Calcoli alla mano e tenendo conto delle imposte, ecco di quanto aumentano le pensioni

Pensioni

L’inflazione maturata durante il 2022, calcolata in ragione del 7,3%, è stata applicata alle pensioni a partire dal mese di marzo.

La rivalutazione del 7,3% è da considerarsi piena soltanto per le pensioni inferiori ai 2.101,52 euro, ossia quelle fino a quattro volte il minimo pensionistico di 525,38 euro. Per le altre è stato applicato un meccanismo a scalare in base all’importo del trattamento.

Lo schema di applicazione delle rivalutazioni

Lo scorso 10 febbraio l’Inps ha reso nota la tabella dei calcoli della rivalutazione degli assegni a partire da 2.101,53 euro, che riassumiamo sotto:

  • Le pensioni tra i 2.101,53 euro e i 2.626,90 euro verranno rivalutate del 6,21% (l’85% del 7,3% di adeguamento massimo)
  • Le pensioni tra 2.626,91 euro e i 3.152,28 euro verranno rivalutate del 3,87% (il 53% del 7,3% di adeguamento massimo)
  • Le pensioni tra i 3.152,29 euro e i 4.203,04 euro verranno rivalutate del 3,43% (il 47% del 7,3% di adeguamento massimo)
  • Le pensioni tra i 4.203,05 euro e i 5.253,80 euro verranno rivalutate del 2,70% (il 37% del 7,3% di adeguamento massimo)
  • Le pensioni superiori ai 5.253,81 euro verranno rivalutate del 2,34% (il 32% del 7,3% di adeguamento massimo).

I versamenti delle pensioni di marzo includeranno anche gli arretrati relativi al mese di gennaio e al mese di febbraio del 2023. C’è però da considerare che le pensioni sottostanno a tassazione, e quindi la situazione è da valutare al netto delle imposte.

Le imposte sugli assegni

Prendendo in considerazione gli importi mensili e prendendo come esempio un assegno da 2.000 euro lordi rivisto verso l’alto del 7,3% (poiché inferiore a quattro volte il minimo pensionistico) si ottiene un aumento di 146 euro. Al netto delle imposte, l’aumento risulta di circa 100 euro e quindi la rivalutazione è di poco superiore al 5%.

Un assegno di 2.500 che, come da schema riportato sopra, viene rivalutato del 6,21% lordo, restituisce un aumento di 155 euro il quale, dopo le imposte, si ridimensiona a 96 euro (il 4% circa).

Per i trattamenti di 3.000 euro sono previsti adeguamenti pari al 3,87% ossia 116 euro lordi i quali, post-imposte, diventano 72.

Un effetto di erosione degli importi netti che si calmiera con l’aumentare del trattamento pensionistico giacché, sempre come mostra la tabella sopra, più è elevato l’importo e più è basso il tasso di indicizzazione.

Così, chi percepisce un assegno di 5mila euro riceve un aumento del 2,33% netto (contro il 2,7 lordo) e chi ne percepisce uno da 6mila euro vedrà ridotta al 2,2% netta l’indicizzazione lorda del 2,4%.

L’indicizzazione futura

Poiché l’inflazione media registrata dall’Istat nel corso del 2022 è dell’8,1% e quindi maggiore al 7,3%

applicata dall’Inps alle rivalutazioni pensionistiche, il Messaggero fa notare che, tale differenza (0,8 punti percentuali), andrà a sommarsi alle rivalutazioni del 2024 le quali terranno conto anche dell’inflazione del 2023.

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