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Baby Gang, stretta in carcere: isolamento e sorveglianza speciale per il trapper considerato “influente e pericoloso”

Il Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria ha disposto per il trapper Baby Gang un regime di sorveglianza particolare nel carcere di Busto Arsizio, ritenendolo un detenuto problematico e influente sugli altri, con comportamenti aggressivi e potenzialmente destabilizzanti per l’ordine interno

Baby Gang, stretta in carcere: isolamento e sorveglianza speciale per il trapper considerato “influente e pericoloso”

Scatta un regime detentivo più rigido per il trapper Baby Gang, al secolo Zaccaria Mouhib, attualmente detenuto nel carcere di Busto Arsizio, seguito da milioni di follower e arrestato di nuovo lo scorso 17 marzo in un'inchiesta della Procura di Lecco per una serie di accuse di detenzione di armi e altri reati, tra cui maltrattamenti sulla fidanzata. La decisione è stata presa alla luce di valutazioni sul suo comportamento e sul ruolo che, secondo l’amministrazione penitenziaria, eserciterebbe sugli altri detenuti. Secondo quanto emerge dal provvedimento, il giovane artista viene descritto come un soggetto caratterizzato da atteggiamenti problematici, inclini alla tensione e poco compatibili con le regole della detenzione. Le autorità sottolineano anche il rischio rappresentato dalla sua capacità di influenzare altri detenuti, che tenderebbero a riconoscerlo come una figura carismatica e di riferimento, elemento che potrebbe incidere sugli equilibri interni della struttura.

Le ragioni del provvedimento

Alla base della decisione ci sarebbero diversi episodi ritenuti gravi, che avrebbero compromesso l’ordine e la sicurezza dell’istituto penitenziario. In particolare, viene evidenziato come il detenuto abbia mantenuto atteggiamenti giudicati arroganti e talvolta minacciosi, sia nei confronti del personale sia degli altri reclusi. Il provvedimento richiama anche precedenti comportamenti tenuti durante passati periodi di detenzione, inclusa la diffusione sui social di immagini e video che lo ritraevano in carcere. Episodi per i quali, secondo quanto riportato, sarebbero state avviate anche segnalazioni e denunce. Non mancano riferimenti a ulteriori criticità, come presunti episodi di aggressione e danneggiamento, oltre a un recente colloquio durante il quale il trapper avrebbe assunto un atteggiamento definito aggressivo, arrivando a insultare gli operatori e a scagliarsi contro un agente.

Cosa prevede la sorveglianza particolare

La misura, prevista inizialmente per una durata di sei mesi, introduce una serie di limitazioni significative alla vita quotidiana del detenuto. Tra queste, l’impossibilità di partecipare ad attività trattamentali come corsi, iniziative culturali, sportive o ricreative. Baby Gang sarà inoltre collocato in una cella singola e potrà trascorrere all’aria aperta un tempo limitato, pari a due ore al giorno. Anche gli oggetti consentiti in cella saranno ridotti al minimo, niente fornelli, televisori o arredi personali, ma solo gli elementi essenziali come letto, tavolo, sgabello e una radio. Le restrizioni, spiegano le autorità, sono finalizzate a ridurre al minimo le occasioni di interazione con gli altri detenuti e a prevenire possibili rischi legati alla sicurezza, anche considerando la possibilità che alcuni oggetti possano essere utilizzati come strumenti impropri.

Il profilo delineato del trapper

Nel decreto firmato il primo aprile si parla apertamente di una "spiccata personalità delinquenziale" e di un "elevato indice di pericolosità sociale". Viene inoltre sottolineata la presenza di atteggiamenti oppositivi che, secondo la valutazione dell’amministrazione, potrebbero contribuire ad aumentare la tensione all’interno dell’istituto. L’insieme di questi elementi ha portato alla decisione di adottare un regime più rigido, considerato necessario per garantire la sicurezza e mantenere l’ordine nel contesto carcerario.

La posizione della difesa

Di tutt’altro avviso è la difesa del trapper, rappresentata dall’avvocato Niccolò Vecchioni, che ha già presentato ricorso al Tribunale di Sorveglianza di Milano per chiedere l’annullamento del provvedimento. Secondo il legale, il decreto si fonderebbe su elementi non sufficientemente concreti. In particolare, viene contestato il riferimento a immagini e video reperiti sui social, che secondo l’accusa ritrarrebbero l’artista durante precedenti detenzioni. La difesa sostiene che tali contenuti vengano attribuiti al detenuto senza che siano forniti riscontri oggettivi in grado di dimostrarlo con certezza. Inoltre, viene evidenziata l’assenza di riferimenti puntuali a episodi specifici, come relazioni di servizio o informative dettagliate, che possano comprovare in modo chiaro l’effettiva influenza esercitata sugli altri detenuti.

"Solo congetture": le critiche al decreto

Nel reclamo presentato, la difesa sottolinea come il provvedimento si baserebbe principalmente su ipotesi e valutazioni generiche, ritenute insufficienti per giustificare una misura così incisiva. Viene ribadito che la sorveglianza particolare non può essere utilizzata come strumento punitivo o come mezzo per indurre un cambiamento comportamentale, ma deve essere supportata da elementi concreti che dimostrino un pericolo reale e attuale per la sicurezza dell’istituto. Secondo il legale, il decreto "non sviluppa alcun effettivo percorso argomentativo" in grado di collegare in modo coerente i fatti contestati alla necessità della misura adottata. La motivazione, si sostiene, si limiterebbe a una ricostruzione generica degli episodi, senza chiarire perché questi giustificherebbero l’applicazione di un regime così restrittivo.

In attesa della decisione

La vicenda resta ora nelle mani del

Tribunale di Sorveglianza di Milano, chiamato a valutare il reclamo della difesa. La decisione sarà determinante per stabilire se le limitazioni imposte a Baby Gang resteranno in vigore o verranno revocate.

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