Casa di Montecarlo, Fini condannato a due anni e otto mesi, 5 anni alla Tulliani e 6 al fratello Giancarlo

La sentenza di primo grado dei giudici di Roma: 32 mesi di reclusione per l'ex presidente della Camera per riciclaggio, quasi il doppio per la compagna (5 anni come il padre Sergio) mentre per il cognato sono 6

Casa di Montecarlo, Fini condannato a due anni e otto mesi, 5 anni alla Tulliani e 6 al fratello Giancarlo
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Condanna a a due anni e otto mesi per Gianfranco Fini, cinque alla compagna Elisabetta Tulliani, sei per il fratello Giancarlo Tulliani e cinque per il padre Sergio Tulliani. Dopo quattordici anni dall'esplosione di quello scandalo (prima giornalistico e poi giudiziario) della casa di Montecarlo, è arrivata la sentenza di primo grado da parte della quarta sezione penale del Tribunale di Roma che ha riguardato le posizioni dell'ex presidente della Camera dei Deputati e la famiglia della sua compagna, tutti accusati di riciclaggio. I pm, un mese e mezzo fa, nella loro requisitoria avevano chiesto otto anni all'ex segretario di An, nove alla Tulliani, dieci anni per il cognato e cinque anni per suocero. I giudici hanno condannato Fini anche al pagamento di 2.800 euro di spese processuali. Prescritta l'accusa di associazione a delinquere, come stabilito due mesi fa, essendo stata esclusa l'aggravante della transnazionalità. Il verdetto arriva dopo sette anni dall'inizio del processo e dopo sedici anni dai fatti contestati.

Il commento a caldo di Fini: "Non capisco il reato"

"Non sono deluso. L'unico punto su cui il collegio ha ritenuto di non assolvermi completamente è quell'autorizzazione alla vendita dell'appartamento che è del tutto evidente non è stata da me autorizzata". Gianfranco Fini commenta a caldo così la condanna inflittagli dal Tribunale di Roma mentre lascia la sede di piazzale Clodio, aggiungendo: "Non ho autorizzato la vendita dell'immobile di Montecarlo a una società riconducibile a Giancarlo Tulliani. Quando ho dato l'ok non sapevo chi fosse l'acquirente". "Me ne vado più sereno di quello che si può pensare dopo sette anni di processi", ha osservato l'ex leader di An. "Ricordo a me stesso che, per analoga vicenda, una denuncia a mio carico fu archiviata dalla procura di Roma: certo, sette anni per arrivare a una conclusione come questa... È giusto avere fiducia nella giustizia, certo se fosse un pò più sollecita... Dopo tanto parlare, dopo tante polemiche, tante accuse, tanta denigrazione da un punto di vista politico... Responsabile di cosa? Di aver autorizzato la vendita. Non mi è ben chiaro in cosa consista il reato".

Così nacque lo scandalo di Montecarlo

L'intera vicenda giudiziaria nasce da uno scoop uscito su Il Giornale nell'agosto 2010. Siamo in un periodo politico particolarmente caldo (non solo dal punto di vista meteorologico): i rapporti tra Silvio Berlusconi e Gianfranco Fini sono ai ferri cortissimi, con il secondo che esce dal partito unico di centrodestra Popolo delle Libertà per fondare da lì a breve il suo Futuro e Libertà per l'Italia e mettere in seria crisi il governo presieduto dal Cavaliere che aveva stravinto le elezioni due anni prima. Tutto ruota attorno alla residenza monegasca lasciata in eredità dalla contessa Annamaria Colleoni ad Alleanza Nazionale, di cui Fini era leader.

La villa, che si trova in Boulevard Princesse Charlotte 14, venne poi venduta nel 2008 per 300mila euro al cognato dello storico esponente del centrodestra, Giancarlo Tulliani, grazie ai soldi - stando all'accusa - dell'imprenditore Francesco Corallo, accusato di associazione a delinquere finalizzata al peculato, riciclaggio ed evasione fiscale. Un'operazione svolta tramite società off-shore che, con la vendita dell'immobile nel 2015, fruttò un milione e 360mila dollari. L'inchiesta di riciclaggio ha toccato poi lo stesso Fini, che però ha sempre sostenuto di essere stato ingannato dalla compagna e dai suoi familiari.

Le versioni di Tulliani e Fini

Una versione, quest'ultima, confermata a sorpresa nell'ultima udienza capitolina proprio dalla Tulliani lo scorso 18 marzo davanti al collegio giudicante: "Ho nascosto a Gianfranco Fini, padre delle mie figlie, le intenzioni di mio fratello di acquistare la casa di Montecarlo". La compagna di fini era certa che i soldi per l'acquisto fossero di suo fratello e non ha mai detto all'ex presidente di Montecitorio "del denaro ricevuto da mio padre, di cui ignoravo la provenienza". Il comportamento di Giancarlo Tulliani rimane "la più grande delusione della mia vita. Mai avrei immaginato che mi avrebbe coinvolto in vicende che ho appreso dalle indagini e che mi hanno travolta", afferma. "Spero di avere dato con questa mia dichiarazione un elemento per arrivare alla verità".

Quindici mesi fa era intervenuto in aula lo stesso Fini, che aveva accusato la Tulliani di essere parte dell'inganno anche perché era socia del fratello nella ditta che doveva rilevare la casa lasciata ad An: "Quella dell'appartamento di Montecarlo è stata la vicenda più dolorosa per me", aveva affermato in precedenza Fini, dicendo di essere stato ingannato da Giancarlo Tulliani e dalla sorella di quest'ultimo. "Loro insistettero perché mettessi in vendita l'immobile. Giancarlo mi disse che una società era interessata ad acquistarlo – aveva proseguito – ma non sapevo che della società facevano parte lui e la sorella: la sua slealtà e la volontà di ingannare e raggirare credo si sia dimostrata in tutta una serie di occasioni".

Tra le persone finite a processo anche l'ex parlamentare di Forza Italia Amedeo Laboccetta.

Fini ha sostenuto di essere stato coinvolto in questo processo in seguito a decine di dichiarazioni ritenute da lui "false" fatte dall'ex deputato forzista "per un astio politico nei miei confronti, che era ben noto". Questo perché il 2010 era "l'anno del mio scontro con Berlusconi, il clima era diventato incandescente e agli occhi di molti ero un bersaglio da colpire", aveva aggiunto l'ex leader di Fli.

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