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Caso Signorini, il tribunale ordina a Corona la rimozione dei video. "Lesivi dell'onore"

Rigettato parzialmente il ricorso dell'ex re dei paparazzi sulla diffusione delle puntate di Falsissimo. Dovrà pagare 750 euro per ciascuna violazione. Accolta la sua richiesta di non consegnare i supporti

Caso Signorini, il tribunale ordina a Corona la rimozione dei video. "Lesivi dell'onore"
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I contenuti diffusi da Fabrizio Corona risultano "lesivi dell'onore, della reputazione e della riservatezza" e non sono "giustificati dal diritto di cronaca o di critica, in assenza dei requisiti di verità, pertinenza e continenza". Sono questi i motivi, comunicano gli avvocati Daniela Missaglia e Domenico Aiello con una nota, per i quali il tribunale di Milano, con ordinanza collegiale del 19 marzo 2026, ha confermato – pur con limitate modifiche tecniche – la piena fondatezza delle ragioni del giornalista Alfonso Signorini. Il tribunale ha ordinato a Fabrizio Corona di rimuovere dagli hosting provider e dai social media i messaggi audio e video da lui pubblicati durante la sua trasmissione Falsissimo. Dovrà poi pagare 750 euro per ciascuna violazione delle misure sopra indicate e per ciascun giorno di ritardo nell’esecuzione.

Secondo i legali, "di particolare rilievo è il passaggio in cui il Tribunale afferma che non vi è alcun elemento concreto che consenta di ritenere sussistente l’ipotesi di "estorsioni sessuali" attribuite a Signorini, rilevando come tali accuse siano state diffuse come fatti certi senza adeguata verifica e senza riscontri oggettivi". I legali sottolineano che il tribunale ha "evidenziato che i contenuti e i materiali richiamati non consentono di ritenere fondate tali gravissime accuse, che avrebbero dovuto essere rappresentate".

Ancora: "Ne deriva un quadro che integra una grave condotta diffamatoria, aggravata dalla modalità di diffusione e dalla rappresentazione di fatti non verificati come verità. È stato pertanto confermato l’ordine di rimozione dei contenuti diffamatori e delle immagini illecitamente diffuse, nonché il divieto di ulteriore pubblicazione di contenuti analoghi, assistito da sanzione economica per ogni violazione". Concludono poi: "La decisione afferma con chiarezza che la libertà di espressione non può essere utilizzata per attribuire fatti gravissimi in assenza di qualsiasi riscontro, specie quando tali affermazioni incidono profondamente sulla dignità e sulla reputazione della persona.

Alfonso Signorini esprime soddisfazione per un provvedimento che riconosce la gravità della campagna diffamatoria subita e ristabilisce un corretto equilibrio tra informazione e tutela della persona".

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