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Garlasco, Chiara disse a Stefania Cappa dei video. L’ipotesi di Marco Poggi su Sempio e la chiavetta

La cugina e il fratello hanno ricostruito altre parti di quell’estate, fornendo dettagli che potrebbero tornare utili per ricostruire completamente l’omicidio di Garlasco

Garlasco, Chiara disse a Stefania Cappa dei video. L’ipotesi di Marco Poggi su Sempio e la chiavetta
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Dopo 20 anni di quelle che sembravano incrollabili certezze sull’omicidio di Chiara Poggi e sulla colpevolezza di Alberto Stasi, forse si sono apperte delle brecce nella spessa cortina di Garlasco. Ad aprirle sono stati i carabinieri del Nucleo Investigazioni di Milano e i procuratori di Pavia, che con un lavoro certosino hanno messo in fila una serie di elementi che suggeriscono una verità e un colpevole diversi rispetto a quelli finora considerati definitivi. Prima di procedere con la chiusura delle indagini, la procura di Pavia ha effettuato un ulteriore passaggio, interrogando, oltre all’indagato Andrea Sempio, anche le gemelle Paola e Stefania Cappa e Marco Poggi, rispettivamente cugine e fratello della vittima.

Ed è proprio dalle nuove dichiarazioni emerse in quelle audizioni che sembra siano emersi elementi molto validi per le indagini, soprattutto da parte di Stefania Cappa e di Marco Poggi. Paola Cappa, come ampiamente documentato, quell’estate ha avuto diversi problemi di salute che l’hanno tenuta lontana dalla vita sociale. A proposito del video intimo girato da Alberto Stasi e dalla vittima quell’estate, che testimonia una solida relazione tra loro, la cugina ha dichiarato che Chiara “me ne aveva parlato. Lo aveva fatto in maniera molto generica, ma me ne aveva parlato. In maniera molto serena e semplice”. Non ricorda che la vittima si fosse lamentata del fatto che altri lo avrebbero visto. Ma racconta ai carabinieri un episodio apparentemente slegato dalla vicenda, che però fornisce un elemento chiave per conoscere la vittima e smontare, almeno in parte, la narrazione che ne è stata fatta finora riguardo le sue abitudini e il pudore. Infatti, un pomeriggio che erano assieme, mentre chiacchieravano è suonato un allarme in strada e “Vidi Chiara uscire di corsa in strada, abbigliata com'era, con l'abbigliamento da casa: ciabatte e pigiamino bianco. Mi sembrava molto spaventata. Voleva verificare che non ci fossero ladri in giro”. Con questa testimonianza crolla la narrazione secondo la quale la vittima avrebbe potuto aprire solamente a persone molto strette quando indossava il pigiama, come la mattina dell’omicidio.

Ancora più pertinente, però, è l’ultima testimonianza di Marco Poggi, la terza da quando sono state aperte queste indagini. Dopo aver sentito le intercettazioni ambientali di Andrea Sempio, quelle riferite al video intimo della vittima, il fratello di Chiara ha sostenuto di non sapersi “dare una spiegazione. Se la devo dare, l'unica plausibile, seppure assurda, visto che nell'intercettazione si parla di una chiavetta con video intimi, è che Sempio ha preso una penna usb che c'era in camera di Chiara e se l'è portata a casa”. Ma, dice Marco, “mi sembra folle perché non penso che un mio amico viene a casa e mi ruba qualcosa. Poi, Chiara se ne sarebbe accorta”. Un ragionamento lineare quello del fratello della vittima, ma c’è una finestra temporale, quell’estate, durante la quale Chiara Poggi non si trovava a Garlasco ma a Londra da Alberto Stasi. “Mi sembra anche strano che Chiara non avesse detto a me o a qualcuno che un mio amico le stava rompendo le scatole mi avrebbe potuto dire ‘ma tu, deficiente, hai dato qualcosa al tuo amico?’. Perché non l'avrebbe fatto? Capisco la riservatezza, ma se vedi un problema, la riservatezza viene un po' meno”, ha detto ancora Poggi.

Il fratello ha poi ribadito che “io non ho visto il video e non l’ho fatto vedere ai miei amici… Può essere successo che io mi sia allontanato un paio di minuti”, per prendere da bere o andare in bagno, ma a distanza di 20 anni non ha ricordi in tal senso.

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