Non è iscritta nel registro degli indagati l'ad di Cinecittà Manuela Cacciamani, nell'inchiesta sui tax credit nel cinema, sull'utilizzo dei crediti fiscali destinati alle produzioni audiovisive. Inchiesta che ha visto un blitz della guardia finanza negli uffici della società di produzione The Apartment Srl, controllata dal gruppo Fremantle, allo scopo di acquisire atti e documentazione relativi al film "Queer" e alla serie televisiva "M. figlio del secolo", ovvero relativi agli anni 2022-2023, per fatti antecedenti all'amministrazione Cacciamani. Lo fa sapere la stessa ad in una nota. "A seguito delle verifiche che ho effettuato presso la Procura della Repubblica di Roma, non risulta alcuna iscrizione nel registro degli indagati a mio carico. La notizia diffusa da la Repubblica (due articoli sull'edizione cartacea del quotidiano, ndr) peraltro presentata come certa e mai in forma dubitativa, si è rivelata priva di qualunque riscontro e quindi destituita di ogni fondamento". La vicenda, secondo il quotidiano fondato da Eugenio Scalfari, riguarderebbe e risalirebbe alle perquisizioni avvenute la scorsa estate nella casa di produzione che Cacciamani aveva fondato, la One More Pictures.
Precisa Cacciamani: "L’unica iscrizione che mi riguarda è relativa a una contravvenzione amministrativa connessa – nella mia qualità di amministratore delegato di Cinecittà Spa – a un’oblazione in materia di sicurezza di alcuni uffici (a soffitto basso), situazione che ho immediatamente avviato a regolarizzazione e che, peraltro, ho ereditato dalla precedente governance. L'ad sottolinea che a "dimostrazione di quanto precede ho ottenuto apposita certificazione ufficiale attestante l’assenza di indagini a mio carico, che ho già provveduto a trasmettere alla redazione di la Repubblica. Resto convinta che la libertà di stampa rappresenti un valore costituzionale fondamentale per qualunque democrazia. Proprio per questo ritengo che essa debba sempre accompagnarsi alla massima responsabilità nella verifica dei fatti, soprattutto quando vengono attribuite circostanze specifiche che incidono in modo così grave sulla reputazione di una persona".
E ancora: "Il danno prodotto da una notizia priva di fondamento non riguarda soltanto la mia persona, ma coinvolge inevitabilmente la mia famiglia e i dipendenti di Cinecittà, che ogni giorno lavorano con professionalità per il rilancio e lo sviluppo di una delle realtà più importanti dell’industria culturale italiana. Confermo in ogni caso la mia piena trasparenza e la massima collaborazione nei confronti di qualunque Autorità.
Per tutelare la mia persona e la mia reputazione ho dato mandato ai miei legali di intraprendere ogni iniziativa e azione ritenuta opportuna nelle sedi competenti nei confronti de la Repubblica e degli autori degli articoli citati".