Lo scontrino di Andrea Sempio è un alibi? Il suo ex avvocato Massimo Lovati ha sempre sostenuto che no, non è un alibi, ma un indizio della sua estraneità al delitto di Garlasco per cui il 37enne è indagato da un anno circa. Ma quello scontrino, consegnato agli inquirenti in occasione della prima volta in cui Sempio è stato indagato - questa è la terza volta - torna sempre al centro delle cronache, in attesa che la procura prenda una decisione.
Era il 13 agosto 2007, il giorno in cui Chiara Poggi viene uccisa. Il racconto di Sempio su ciò che ha fatto quella mattina è questo: ha atteso che la madre rientrasse per avere disponibilità dell’automobile, e intorno alle 9.50 sarebbe partito da via Rossini a Garlasco, per giungere alle 10.18 in piazza Sant’Ambrogio a Vigevano, dove c’è un parcheggio nei pressi di una libreria, che però ha trovato chiusa. La tempistica è compatibile nello stabilire la sua estraneità con l’omicidio?
Fermo restando che, come ha spiegato la sua legale Angela Taccia in studio a Quarto Grado, non tocca alla difesa l’onere della prova, ma vogliono essere collaborativi con la procura, la difesa ha appunto fatto un esperimento, che non ha valenza probatoria, per mostrare come la tempistica sia effettivamente compatibile.
Alla trasmissione di Rete 4 è stato mostrato uno dei tanti tragitti-esperimento effettuati: il 17 dicembre 2025 alle 20.41 è stata posta su un’auto una action cam, e si è compiuto lo stesso percorso, lungo 17 chilometri, che Sempio avrebbe fatto quel 13 agosto. Taccia ha spiegato che l’esperimento non è stato effettuato solo di sera e nella stagione invernale, ma in diversi momenti della giornata e diverse stagioni.
Il punto di partenza è una dichiarazione dello stesso Sempio, di averci impiegato “un quarto d’ora sì e no, ma non ho un ricordo particolare del viaggio di quella mattina”. Dalla partenza allo scontrino intercorrono 28 minuti e nell’esperimento Sempio, con il suo consulente Armando Palmegiani, impiegano 16 minuti e 28 secondi, fermandosi però 250 metri prima, perché a quella piazza ora non si può accedere per via di lavori in corso. “Tutte le prove empiriche hanno dei limiti. Noi dobbiamo solo provare che sia possibile, che non sia un falso”, ha spiegato Palmegiani, che ha definito il risultato dell’esperimento un “tempo perfetto di percorrenza da Garlasco a Vigevano”, un tempo compatibile con il racconto dell’indagato insomma.
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Naturalmente ci si interroga, sui cambiamenti del traffico di quel 13 agosto, e se un passaggio a livello che incrocia il percorso fosse stato aperto o chiuso, cosa che probabilmente
sarà impossibile da stabilire. Ma forse non ha importanza: “Qualora il passaggio a livello fosse stato abbassato, il ritardo rispetto alla nostra ricostruzione non sarebbe stato di più di 3 minuti”, ha chiarito Palmegiani.