Saman, la testimonianza del maresciallo: "mi disse che era tranquilla"

Alla terza udienza del processo in Corte d'Assise a Reggio Emila per l'omicidio di Saman Abbas la testimonianza del carabiniere: "Le domandai per 3 volte se fosse tranquilla a tornare a casa"

Un primo piano di Saman Abbas

"Domandai per tre volte a Saman se fosse tranquilla a tornare a casa perché vista l'ostilità del padre, poteva forse essere un rientro troppo veloce: ma lei rispose sempre sì". Lo ha raccontato ieri, venerdì 17 marzo, alla terza udienza del processo per l'omicidio di Saman Abbas, che vede imputati i genitori, uno zio e due cugini della ragazza, il maresciallo Pasqualino Lufrano davanti ai giudici della Corte d'Assise di Reggio Emilia. Il carabiniere, che all'epoca comandava la stazione dell'Arma di Novellara, incontrò la 18enne pakistana una settimana prima del delitto: "L'ultima volta, uscendo dalla caserma, mi disse: 'Sono tranquilla perché i miei genitori non hanno in programma di rientrare in Pakistan, dove c'è l'uomo che vogliono obbligarmi a sposare'".

La testimonianza del carabiniere

Come spiega il Corriere della Sera, il maresciallo aveva seguito la turbolenta vicenda di Saman Abbas fin dall'estate del 2020 quando, di rientro in Italia da una fuga in Belgio, la ragazza gli confidò del matrimonio combinato col cugino in Pakistan e delle ostilità con il padre Shabbar. Una settimana prima che si consumasse l'omicidio, nella notte tra il 30 aprile e il primo 2021, Pasqualino Lufrano si recò a casa degli Abbas dopo aver saputo dell'ennesimo allontanamento della 18enne dalla comunità protetta in cui era stata collocata a seguito della denuncia per maltrattamenti nei confronti dei genitori. "Bussai alla porta. - ha raccontato ieri il carabiniere - La madre, che parlava molto male l'italiano, sostenne che la figlia non c'era. Mi affaccia sulla soglia e la chiamai ad alta voce. Sentii dei rumori al piano inferiore e richiesi se fosse lì. Poi la vidi arrivare. La madre avvisò il marito". Il maresciallo spiegò che aveva bisogno di parlare con Saman e lui replicò che "c'erano delle differenze culturali tra Italia e Pakistan, manifestando una certa ostilità. Al che osservai che la ragazza era maggiorenne e poteva venire in caserma, se lo avesse voluto".

L'ultimo incontro Saman

Quando Saman arrivò in caserma, il carabiniere si sincerò che la ragazza fosse tranquilla. "Glielo chiesi per tre volte - ha raccontato Lufrano -Lei mi rispose sempre di sì". Il maresciallo le chiese anche se "avrebbe accettato una nuova sistemazione se noi avessimo trovato i documenti che cercava (carta di identità e passaporto ndr), carte che lei pensava fossero in casa dove era tornata a prenderli". La perquisizione a casa dei coniugi Abbas, autorizzata il 28 aprile, era prevista per il 3 maggio.

"Erano necessari gli assistenti sociali", ha precisato infine il teste. Ma Saman era già morta. Il corpo senza vita della 18enne pakistana è stato ritrovato lo scorso 18 novembre in un casolare diroccato di Novellara, sepolto in una buca scavata sotto terra.

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