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Uccise Carol Maltesi, annullato l’ergastolo per la seconda volta a Davide Fontana

I giudici della Corte d’assise d’appello bis di Milano avevano condannato l’ex bancario all’ergastolo ritenendo sussistente l’aggravante della premeditazione. La Suprema Corte ha accolto il ricorso del difensore di Fontana e rinviato a un nuovo processo d’appello

Uccise Carol Maltesi, annullato l’ergastolo per la seconda volta a Davide Fontana
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Per la seconda volta la Corte di Cassazione ha annullato l’ergastolo a Davide Fontana, reo confesso di aver ucciso e fatto a pezzi la 26enne Carol Maltesi in un appartamento a Rescaldina (Milano) l’11 gennaio del 2022. Il 10 febbraio scorso i giudici della Suprema Corte hanno accolto il ricorso presentato dall’avvocato Stefano Paloschi, legale dell’imputato, contro la sentenza emessa dalla Corte d’assise d’appello bis di Milano che aveva condannato l’ex bancario e food blogger alla pena detentiva perpetua, ritenendo sussistente l’aggravante della premeditazione. Le motivazioni saranno disponibili entro 30 giorni, prima della fissazione di un nuovo processo d’appello che sarà celebrato di fronte alla prima sezione penale della Corte d’assise d’appello bis di Milano, in diversa composizione di giudici togati e popolari.

L’omicidio di Carol Maltesi

Carol Maltesi venne uccisa con 13 martellate e una coltellata mentre era imbavagliata con lo scotch, incappucciata e legata a un palo da pole dance nell’abitazione di Fontana durante la registrazione di un video a luci rosse per la piattaforma Only Fans. Dopo aver colpito a morte la vittima, l’allora 49enne smembrò il corpo con un’accetta e un seghetto. Nei giorni successivi tentò di bruciare i resti, salvo poi nasconderli all’interno di un freezer acquistato online. In seguito gettò il cadavere in un dirupo a Paline di Borno, nel Bresciano, dove venne ritrovato il 20 marzo del 2022, a due mesi dal delitto. L’uomo venne identificato, grazie anche al lavoro svolto dal giornalista Andrea Tortelli, e ammise le proprie responsabilità.

Il processo

Fontana venne arrestato con l’accusa di omicidio volontario aggravato, occultamento e distruzione di cadavere. Nel 2023, al termine del processo di primo grado, il 49enne fu condannato a 30 anni di reclusione. La sentenza venne poi riformata dai giudici di secondo grado, i quali riconobbero le aggravanti di premeditazione e crudeltà condannando l’imputato all’ergastolo. Successivamente la Cassazione annullò la sentenza di appello, chiedendo di valutare la sola sussistenza dell’aggravante della premeditazione.

In appello bis la pena è stata riconfermata ma, a seguito del ricorso presentato dal legale di Fontana, a febbraio del 2026 la Suprema Corte ha nuovamente annullato la condanna all’ergastolo e disposto un processo d’appello ter. Il 53enne ha chiesto e ottenuto di poter accedere all’istituto di giustizia riparativa, introdotto con la riforma Cartabia.

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