Guglielmo Gatti, colui che nel 2005 uccise gli zii, Aldo Donegani e Luisa De Leo, è morto nel carcere di Opera (Milano) dove stava scontando l’ergastolo. Nulla di strano, se non fosse che la notizia è trapelata solo oggi, a 3 anni dal decesso. “Non ne sapevo nulla. Voglio capire”, ha dichiarato a il Giornale di Brescia il legale storico dell’uomo, l’avvocato Luca Broli, che intende fare chiarezza sulla vicenda.
Il giallo del decesso
Per tre anni la morte di Gatti è rimasta sconosciuta. Fino a quando, nei giorni scorsi, il Giornale di Brescia ha contattato il carcere di Opera per chiedere di poter intervistare il detenuto. La risposta è arrivata attraverso un breve comunicato: “Data uscita dal carcere 15/06/23. Motivo: decesso”. Secondo quanto ricostruito, l’uomo è morto all’età di 58 anni a giugno del 2003, ma le cause del decesso restano un mistero. La salma è stata sepolta nel cimitero Maggiore di Milano: niente lapide, solo una croce e un numero per il rintraccio nel registro dei decessi del comune meneghino.
Il duplice omicidio dei coniugi Donegani
Era l’estate del 2005 quando Guglielmo Gatti uccise gli zii Aldo Donegani, 77 anni, e Luisa De Leo, 61 anni, che abitavano in una villetta di via Ugolini a Brescia. Dopo l’efferato delitto, l’allora 41enne fece a pezzi i cadaveri, nascondendo i resti tra le vegetazione del lago d’Iseo e il Passo del Vivione, dove poi furono successivamente ritrovati. Prima della macabra scoperta, Gatti apparve anche in televisione, chiedendo aiuto per le ricerche degli “zii scomparsi”. La svolta investigativa arrivò a pochi giorni dal delitto: la Scientifica individuò con il luminol tracce di sangue nel garage della villetta. In seguito al ritrovamento dei corpi martoriati dei coniugi Donegani per il 41enne scattarono le manette.
La condanna e la richiesta di revisione
Nel 2007 Gatti, che si è sempre professato innocente, venne condannato all’ergastolo. La condanna divenne definitiva nel 2009.
Alla richiesta di revisione del processo da parte del suo legale, decise di lasciar perdere: voleva essere dimenticato. Ci è riuscito, dal momento che anche la notizia della sua morte è rimasta sconosciuta per tre anni. Un uomo taciturno e solitario, che ha trascorso le sue giornate immerso nella lettura, fino alla fine dei suoi giorni.